Conferenza ONU di New York sulle armi nucleari: “Situazione come nemmeno al culmine della Guerra Fredda”
È iniziata lunedì 27 aprile, a New York, la conferenza ONU sulle armi nucleari che vedrà intervenire delegazioni provenienti da 191 Paesi.
Presso la sede della Nazioni Unite i partecipanti prenderanno parte a un confronto sulle prospettive del Trattato di non proliferazione nucleare , costruito nel secondo dopoguerra e oggi sottoposto a pressioni crescenti.
Il ruolo del trattato di non proliferazione
Entrato in vigore nel 1970, il Trattato continua a rappresentare la base dell’architettura globale in materia di armamenti nucleari e in Germania è noto anche come NVV.
Negli ultimi anni, tuttavia, questo equilibrio ha mostrato segni evidenti di cedimento perché diversi accordi sul controllo degli armamenti sono venuti meno, con Stati Uniti e Russia che si sono progressivamente ritirati da alcuni accordi e la Cina che non ha proprio aderito al proposito di limitare il potenzialmento del suo arsenale.
Un contesto segnato da tensioni tra grandi potenze
A definire il perimetro politico dei lavori è la presidente dell’Assemblea Generale, la tedesca Annalena Baerbock, ex ministra degli esteri del governo Scholz.
Sul piano operativo, i negoziati sono invece guidati dal diplomatico vietnamita Do Hung Viet, che in precedenza aveva già lanciato un allarme inquietante, parlando di una situazione “che non abbiamo visto nemmeno al culmine della Guerra Fredda”.
Le posizioni di Russia, Stati Uniti e Cina
La Russia parteciperà alla conferenza attraverso il rappresentante speciale del Ministero degli Esteri, Andrej Beloussow. Mosca ha dichiarato di voler mantenere il trattato, pur accusando i Paesi occidentali di strumentalizzazioni politiche.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, insistono sul rispetto degli impegni già esistenti in materia di non proliferazione, adottando un approccio che punta sulla continuità, almeno formalmente.
Diversa, come abbiamo visto, è la posizione della Cina. Pechino è infatti presente alla conferenza tramite la propria delegazione ONU, ma evita di assumere vincoli rispetto al suo arsenale nucleare, che continua a crescere.
Il confronto in corso a New York si inserisce dunque in un contesto segnato da interessi divergenti e da una progressiva erosione dei meccanismi di controllo. Il fatto che le delegazioni restino al tavolo è un fatto positivo, ma le distanze non sembrano destinate a ridursi facilmente.




