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Markus Söder vuole costruire mini-centrali nucleari in Germania

Quindici anni dopo Fukushima, l’energia nucleare torna al centro del dibattito politico europeo. A riaprire il dibattito (mai veramente sopito) in Germania è Markus Söder, primo ministro della Baviera e leader della CSU, con la proposta di un progetto pilota regionale basato sulle cosiddette mini-centrali nucleari. Secondo Söder, questa potrebbe essere la risposta alla crisi energetica che ha colpito la Germania fin dall’inizio della guerra in Ucraina e che minaccia di riproporsi e aggravarsi con quella in Iran.

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La proposta di Söder

Dalle colonne del Bild am Sonntag, Söder ha ribadito la sua posizione: la Baviera sarebbe disponibile ad ospitare un impianto pilota di nuova generazione. Secondo il leader della CSU, il ritorno al nucleare non implica un ripristino della tecnologia del passato, poiché questo tipo di impianti non presenterebbero gli stessi rischi. Tra le soluzioni evocate figurano i reattori modulari di piccole dimensioni e la fusione nucleare. Sul fronte del combustibile, Söder ha indicato le scorie nucleari come possibile risorsa. La Germania, a suo avviso, avrebbe bisogno di una fonte energetica capace di garantire il carico di base con emissioni di CO₂ pari a zero.

A livello europeo, Söder non è certo l’unico a guardare con interesse all’utilizzo dell’energia nucleare. All’inizio della settimana, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito l’abbandono del nucleare un “errore strategico”, annunciando in occasione di un vertice sull’energia nucleare in Francia nuovi stanziamenti comunitari per ricerca e investimenti nel settore.

Non c’è accordo nella coalizione di governo

All’interno della coalizione tra Unione ed SPD, il tema divide. Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha qualificato l’uscita dal nucleare come “irreversibile”, rammaricandosene esplicitamente.

Il ministro dell’ambiente Carsten Schneider (SPD) concorda sull’irreversibilità, ma non si rammarica affatto. Di fronte ai piani europei di finanziamento, Schneider ha richiamato il consenso raggiunto quindici anni fa, invitando a non rimettere in discussione un accordo che, a suo giudizio, ha giovato al Paese. Sulle mini-centrali evocate da Söder si è detto perplesso: questo tipo di impianti, ha osservato, vengono annunciati da decenni senza mai affermarsi sul mercato e continuano a dipendere dai finanziamenti pubblici.

Carsten Schneider
Carsten Schneider, SPD.
Foto: photothek.net, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

L’esperta di energia dell’SPD rifiuta l’idea delle mini-centrali nucleari: “idea folle”

Nina Scheer, esperta di energia del gruppo parlamentare SPD al Bundestag, in una dichiarazione alla Rheinische Post, ha definito l’iniziativa di Söder “assurda”, precisando che un ritorno al nucleare in Germania si scontrerebbe con il diritto vigente. Il partito, ha chiarito, non parteciperà a modifiche legislative in quella direzione.

Nina Scheer

Foto: © Tim Dürbrook

Sul fronte della sicurezza internazionale, con i conflitti militari in crescita a livello globale, i progetti nucleari sarebbero, secondo Scheer, privi di senso anche da un punto di vista strategico, indipendentemente dalle dimensioni degli impianti. I reattori di piccola taglia, ha dichiarato, comporterebbero rischi superiori a quelli delle grandi centrali, poiché richiederebbero misure di sicurezza distribuite su un numero più elevato di siti e produrrebbero quantità maggiori di scorie radioattive. A sostegno della propria posizione, ha citato il caso degli Stati Uniti, dove diversi progetti pilota sulle mini-centrali sono stati sospesi per via dei costi fuori controllo e dei ritardi accumulati nei cantieri.

Anche Julia Verlinden, vice presidente del gruppo parlamentare dei Verdi al Bundestag, ha espresso riserve nette, definendo i piccoli reattori modulari una tecnologia “particolarmente costosa e rischiosa, che non risolve alcun problema, ma ne crea di nuovi”. Per Verlinden la risposta alla questione della sovranità energetica è da ricercare nello sviluppo delle energie rinnovabili.

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