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Merz sulle proteste in Iran: “Il regime sta per finire”

Durante una visita ufficiale in India, il cancelliere tedesco Friedrich Merz è intervenuto sulle proteste che stanno avendo luogo in Iran, affermando che l’attuale leadership del Paese potrebbe essere prossima alla conclusione del proprio ciclo di potere. Le sue dichiarazioni si collocano sullo sfondo di proteste diffuse da oltre due settimane, represse con durezza dal regime degli ayatollah.

Le dichiarazioni di Merz sulle proteste in Iran

Commentando la situazione da Benagaluru, in India, dove al momento si trova in visita, Merz ha collegato direttamente la crisi del regime all’uso della violenza che la Repubblica islamica sta esercitando sui manifestanti.

Secondo il cancelliere, cioè, quando un governo riesce a restare al potere solo attraverso la repressione, il suo ciclo politico è sostanzialmente concluso. Per questa ragione ha aggiunto di ritenere che queste settimane possano rappresentare la fase finale dell’attuale leadership iraniana.

La condanna della repressione e l’appello a Teheran

Nei giorni precedenti, Merz aveva già criticato duramente l’operato delle forze di sicurezza iraniane, definendo sproporzionata e brutale la violenza contro manifestanti pacifici. “Invito la leadership iraniana a proteggere la propria popolazione invece di minacciarla” aveva dichiarato Merz.

Il cancelliere tedesco aveva inoltre elogiato il coraggio dei manifestanti, sottolineando che le richieste di libertà avanzate dai cittadini rientrino nei loro diritti fondamentali.

Le proteste e la risposta dell’apparato di sicurezza

Le manifestazioni sono iniziate sullo sfondo di una crisi economica e si sono rapidamente estese a livello nazionale. In numerose città si sono verificati scontri violenti e gravi disordini. La risposta dello Stato è stata affidata a un massiccio intervento dell’apparato di sicurezza. Secondo diverse valutazioni, si tratta delle proteste più rilevanti degli ultimi anni in Iran.

Vittime e arresti secondo le organizzazioni per i diritti umani

I dati disponibili provengono principalmente da organizzazioni per i diritti umani. Iran Human Rights (IHRNGO), con sede a Oslo, stima che dalla fine di dicembre siano morte almeno 648 persone. Una cifra simile è stata diffusa anche dalla rete HRANA, che ha base negli Stati Uniti e parla di circa 650 vittime.

Secondo queste fonti, tra i morti ci sarebbero 505 manifestanti, inclusi nove bambini, e 133 membri delle forze armate e di polizia.

Alcune stime indicano numeri ancora più elevati. L’IHRNGO ha riferito ad esempio che, secondo valutazioni non confermate, le vittime potrebbero superare le 6.000 unità. Anche il numero degli arresti sarebbe superiore alle 10.000 persone. L’attuale blocco di Internet e delle telecomunicazioni, tuttavia, sta limitando l’accesso alle informazioni e ostacolando le verifiche indipendenti.

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