Emilio Vedova: una vita tra Venezia e Berlino
Testo e disegno di Paolo Brasioli
“In nessun luogo del mondo solo lì a Berlino ho lavorato amato e odiato sofferto come a Venezia”. Questa frase dell’artista veneziano Emilio Vedova (1919-2006) risuona forte nel cielo berlinese di questo inverno. L’occasione per dargli eco e poterla esperenziare ci viene offerta dalla mostra dal titolo Emilio Vedova. More than Movement for Its Own Sake – che è un’altra frase dell’artista: “Il mio lavoro è tutt’altro che un gioco, un movimento fine a se stesso…”. Essa rimanda sapientemente ed inequivocabilmente allo stretto e vicendevole rapporto che la sua opera artistica intrattiene con la storia e il contesto in cui si trova ad essere creata e ad esistere.
L’arrivo di Emilio Vedova a Berlino nel 1963
Vedova arriva nel 1963 a Berlino, invitato dallo storico dell’arte Werner Haftmann (1912-1999) nell’ambito di un progetto gestito dalla Ford Foundation. Allora l’atmosfera della città Ovest, divisa dal Muro da poco, è pervasa dai segni della Guerra Fredda e del trauma del passato regime e della seconda guerra mondiale. Ma l’ambiente è animato da fermenti e iniziative culturali, divenendo fertile terreno per sperimentazioni, applicazioni e riflessioni di ampio respiro internazionale. Tra questi, ad esempio, va ricordata l’iniziativa architettonico-urbanistica “IBA 57” all’Hansaviertel pochi anni prima.
I Plurimi e le opere sperimentali di Vedova
Egli si trasferisce nell’ex luogo di lavoro dello scultore Arno Breker (1900-1991) nel quartiere di Dahlem, definendolo “Uno studio immenso in un parco meraviglioso”, mettendosi immediatamente al lavoro e creando tantissime opere a carattere sperimentale. A vent’anni dalla sua scomparsa, i risultati e le opere di questo fruttuoso soggiorno berlinese sono tornati qui, e dal 21 novembre 2025 fino all’8 marzo 2026 saranno godibili in una mostra, curata dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova presso la Kunsthaus Dahlem in Käuzchensteig 12, luogo dove egli lavorò intensamente. In questa occasione espositiva sono presenti i Plurimi, strutture tridimensionali dipinte su ogni lato, e che Vedova descrive come “la simultaneità del presente, degli eventi che sono accaduti, che continuano ad accadere e che devono scuotere tutti nel profondo”, e “…ora non mi preoccuperò più di tagliare profili netti, angolature esatte di luce ed ombra, ma scaturirà dal mio intimo direttamente luce e ombra”.
Collage, stampe e l’interesse di Vedova per l’avanguardia
Sono inoltre presenti collage e stampe, molti intitolati “Omaggio a Dada”, che introducono al suo interesse per l’avanguardia, portandolo a conoscere artisti dadaisti tedeschi come Hannah Höch (1889-1978), John Heartfield (1891-1968) e Wieland Herzfelde (1896-1988). Il Maestro veneziano frequenterà instancabilmente molti artisti di nuova generazione, curatori, direttori di musei, letterati, architetti, musicisti, in un esaltante e stimolante clima culturale berlinese che egli ha definito poeticamente come “una simultaneità di presenze, sentimenti”.
L’autore: Architetto Paolo Brasioli – quattro | architectura
Provenendo da una famiglia di artisti veneti, Paolo Brasioli è stato influenzato presto dal ricco patrimonio culturale e artistico italiano. Fondamentale è stata l’influenza di suo padre, Alfredo Brasioli, rinomato fumettista, illustratore e grafico italiano.
Il suo lavoro fino ad oggi si è concentrato sulla costruzione di hotel di alta qualità e sull’interior design per abitazioni, hotel e strutture di gastronomia e benessere, così come sulla creazione di mobili, lampade, accessori e arte.
Ha lavorato con rinomate compagnie e gruppi alberghieri come Best Western, Crowne Plaza, Falkensteiner, Hilton, Hyatt, Le Meridien, Leonardo Hotels, Marriott, NH Hotels, Rocco Forte Hotels e Sheraton. Molte delle sue creazioni sono state esposte in rinomate fiere d’arte e di design.
Per saperne di più:
quattro | architectura




