AperturaAttualitàCronacaCronaca Germania

Corte costituzionale tedesca: stop agli arresti per espulsione senza giudice

In Germania, nessuna privazione della libertà può avvenire senza l’intervento di un giudice. Lo afferma la Costituzione, e lo ha ribadito, con toni inequivocabili, anche la Corte costituzionale federale.

Tuttavia, la pratica racconta una storia diversa: nelle procedure di espulsione, infatti, il principio del controllo giudiziario spesso si incrina.

Arresti per espulsione, una prassi fuori dai binari

Secondo numerosi avvocati, non è raro che persone destinate al rimpatrio vengano arrestate senza una previa decisione giudiziaria. Accade cioè che le autorità dispongano la detenzione in vista dell’espulsione (Abschiebungshaft) come se si trattasse di un atto amministrativo ordinario, quando invece la legge impone un vaglio giurisdizionale.

Questo scarto tra teoria e prassi, tra diritto e realtà, è ciò che la Corte ha voluto correggere.

La Corte Costituzionale ribadisce: serve sempre un giudice

In tre diverse pronunce, i giudici di Karlsruhe hanno infatti riaffermato un principio cardine: anche negli arresti connessi alle espulsioni, la privazione della libertà non può avvenire senza il vaglio giudiziario. Soltanto in circostanze eccezionali, quando l’intervento immediato del giudice non sia possibile, la convalida può arrivare successivamente, ma deve essere “immediata”, non procrastinata.

Non sono ammesse inoltre scuse legate, ad esempio, alla momentanea irreperibilità del giudice. La Corte ha chiarito che non esistono orari di servizio vincolanti per i magistrati, ma spetta comunque a loro l’ultima parola, se si vuole procedere a un arresto. Insomma, il controllo giudiziario non è una formalità burocratica, ma una garanzia essenziale dello stato di diritto.

Le critiche alla prassi della detenzione per espulsione

La detenzione amministrativa in Germania è da tempo nel mirino delle associazioni che si occupano di diritti e legalità e frequentemente vengono denunciate violazioni delle garanzie procedurali e una tendenza preoccupante a minimizzare l’intervento del giudice.

In base a quanto riportato dal Tagesschau, l’avvocato Peter Fahlbusch, che segue da oltre vent’anni casi di detenzione per espulsione, riferisce di aver assistito 2.764 persone in tutta la Germania dal 2001. La metà di loro, secondo sentenze passate in giudicato, sarebbe stata incarcerata in modo illegittimo. Venticinque giorni: questa, in media, la durata della detenzione per chi non avrebbe dovuto trovarsi dietro le sbarre.

Il significato delle decisioni di Karlsruhe

Più che una semplice interpretazione giuridica, la Corte ha ribadito un principio costituzionale fondamentale: nessuna misura restrittiva della libertà può essere lasciata al potere discrezionale dell’amministrazione. Anche nel contesto, spesso opaco, delle espulsioni.

È un richiamo severo, ma necessario, a riportare la prassi entro i limiti dello stato di diritto, quelli che, per la Costituzione tedesca, non sono negoziabili.

Articoli Correlati