Il sistema di sostegno sociale tedesco, robusto e articolato, offre una rete di sicurezza fondamentale per milioni di cittadini, soprattutto nella forma del Reddito di Cittadinanza. Questa particolare misura di welfare è particolarmente criticata dalla CDU/CSU, che si è impegnata a riformarlo in senso fortemente restrittivo, sostenendo che si tratti di un disincentivo al lavoro, che pesa inutilmente sui conti pubblici e che sia soggetto ad abusi. La prima parte dell’affermazione è stata smentita da uno studio recente, mentre risulta parzialmente vera la seconda: alcuni casi di abuso sono stati effettivamente riscontrati, ma funzionano diversamente da come li vuole una parte della narrativa tradizionalmente contraria alle politiche di sussidio statale. Quando si parla di frodi sul Reddito di Rittadinanza, infatti, si dipingono essenzialmente due scenari: quello in cui una persona lavora in nero, percepisce un compenso senza pagare alcuna tassa e, in più, richiede il RdC, e quella in cui il percettore si “adagia” sulla principesca cifra di 563 euro al mese (la cifra per gli adulti single) e preferisce vivere con questa piuttosto che lavorare. Nessuno di questi due casi è statisticamente rilevante: le frodi sul Reddito di Cittadinanza esistono, ma funzionano in tutt’altro modo.
I due esempi di cui sopra hanno una cosa in comune: in entrambi i casi, l’ideatore/autore della frode e il percettore del reddito sono la stessa persona. E invece non è così: per rendere redditizia una frode basata su cifre mensili così ridotte, era evidentemente necessario un sistema che mettesse i redditi di molti nelle mani di pochi.
I meccanismi più diffusi delle frodi sul Reddito di Cittadinanza
Tutto inizia con alcune bande criminali organizzate, che attirano persone specificamente dall’est Europa, in particolare dalla Bulgaria e dalla Romania con promesse di lavoro fasulle. Lo scopo è sfruttare i malcapitati per ottenere illegalmente il Reddito di Cittadinanza, senza permettere loro di avvalersi del sussidio che lo Stato tedesco mette a loro disposizione in caso di disoccupazione. Gli importi mensili, infatti, vengono incassati dai percettori, ma poi finiscono dritti nelle tasche dei truffatori.
Questo fenomeno, che si verifica sistematicamente in alcune specifiche comunità, soprattutto nella regione della Ruhr, mette in atto meccanismi di stampo smaccatamente mafioso e prevede per le reti criminali un indotto considerevole, che garantisce ai responsabili una enorme disponibilità economica, mentre condanna i percettori ufficiali del RdC a vivere in situazioni estremamente precarie.
Il trucco dei contratti fasulli
Ecco come procede l’inganno: le organizzazioni criminali portano lavoratori dall’Europa orientale in territorio tedesco, fornendo loro contratti di lavoro completamente falsi. Questi documenti mostrano salari particolarmente bassi – così bassi da giustificare la richiesta del reddito di cittadinanza come integrazione. Una volta ottenuto il sussido, però, le vittime vengono costrette a girare gran parte di questi soldi direttamente alle bande che le hanno portate in Germania.
La rete di complicità: alloggi fatiscenti e datori di lavoro complici
Il sistema non potrebbe funzionare senza una rete di complicità ben orchestrata. I criminali sfruttano la disponibilità di alloggi a basso costo, concentrandosi principalmente in città con molti immobili fatiscenti, i cui proprietari sono spesso coinvolti nel giro criminale e, spesso, sono anche i datori di lavoro che offrono i suddetti contratti. I centri per l’impiego hanno identificato molteplici modalità fraudolente: datori di lavoro completamente inesistenti, ore lavorative false dichiarate, lavoro nero sistematico. Questo permette alle organizzazioni criminali di sfruttare le proprie vittime, ottenendo da loro lavoro a bassissimo costo o anche soltanto obbligandole a vivere in condizioni miserrime, per poi arricchirsi con le prestazioni sociali alle quali le suddette vittime avrebbero diritto, ma che non arrivano a percepire.
Secondo il Ministero del Lavoro, questa truffa non ha raggiunto una diffusione nazionale, ma si concentra in alcune zone specifiche, dove la condizione del mercato immobiliare favorisce queste sacche di illegalità. Le città della regione della Ruhr, come Duisburg e Gelsenkirchen, registrano il maggior numero di casi e sono già state teatro di numerose retate legate a questo tipo di reati. Inoltre, quando le reti sono già presenti su un certo territorio, è più semplice fare arrivare nuove vittime.
Un fenomeno in crescita
I nuovi dati del governo federale confermano un’escalation preoccupante: lo scorso anno sono stati registrati 421 casi sospetti di frodi relative al Reddito di Cittadinanza, contro i 229 dell’anno precedente. Si tratta di un aumento dell’84%.
Fino a maggio di quest’anno si sono aggiunti altri 225 casi.
Questi numeri, però, non potrebbero non riflettere la situazione reale, poiché non è detto che tutti i casi di abuso vengano segnalati e registrati.
La risposta delle istituzioni: “strutture mafiose” da smantellare
La Ministra del Lavoro Bärbel Bas (SPD) ha usato parole durissime per condannare questo fenomeno, parlando di “strutture mafiose” che devono essere smantellate senza pietà. Secondo il Ministero di Bas, i centri per l’impiego hanno già implementato numerose contromisure per individuare e prevenire l’abuso sistematico delle prestazioni.
Le strategie includono: verifica dei documenti di richiesta per individuare eventuali incongruenze, controlli di identità rigorosi, impiego massiccio del servizio esterno, valutazione sistematica di segnalazioni di terzi e denunce anonime. Il nuovo governo tedesco, però, ha un obiettivo più ambizioso: migliorare drasticamente lo scambio di dati tra le autorità. Ma c’è un problema: secondo la portavoce del Ministero federale del lavoro, i ministeri devono prima trovare un accordo tra loro. D’altra parte, la digitalizzazione della pubblica amministrazione in Germania è un mastodonte che tenta da anni, invano, di mettersi in movimento. La responsabilità, in questo caso, è distribuita fra più attori: spetterebbe al Ministero dell’interno promuovere la digitalizzazione dell’amministrazione dell’immigrazione, che dovrebbe migliorare lo scambio di dati tra autorità competenti in materia di stranieri e prestazioni sociali, mentre il Ministero delle finanze dovrebbe occuparsi della digitalizzazione nella lotta al lavoro nero.




