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La Notte dei Lunghi Coltelli: il complotto di Hitler contro Röhm

Era la notte fra il 30 giugno e il primo luglio del 1934 e tutto era tranquillo nella pensione Hanselbauer di Bad Wiessee, dove era alloggiata la leadership delle SA, con il capo di stato maggiore Ernst Röhm. I leader delle SA si trovavano lì per un incontro ordinato da Hitler in persona. Avevano fatto bagordi la notte precedente e stavano dormendo. A svegliarli furono le SS e la Gestapo. Ci furono degli arresti, ma, soprattutto, ci furono moltissimi omicidi, nell’immediato o nei giorni successivi, in quel massacro di epurazione politica che in Italia si conosce come la “Notte dei Lunghi Coltelli” e che i tedeschi chiamano “Röhm Putsch”, ovvero il colpo di stato di Röhm, nonostante il leader delle SA sia stato non un organizzatore, ma la più eminente vittima dell’intera operazione.

Le vittime della Notte dei Lunghi Coltelli

Non si sa neppure esattamente quante persone siano state uccise, anche perché, in questa occasione, il partito nazista sperimentò per la prima volta l’uso di forni crematori su larga scala, per distruggere i cadaveri. Secondo i dati forniti il 13 luglio dallo stesso Hitler, si parlerebbe di 71 morti, ma si sa che le vittime furono in realtà molte di più, presumibilmente fra le 150 e le 200. Solo 85 sono state identificate con certezza.

A morire non furono solo membri delle SA, ma anche membri dell’esercito del Reich, che all’epoca ancora esisteva nella sua forma precedente alla nascita del regime, e anche persone estranee agli ambiti militari tedeschi.

Il ruolo delle SA e i progetti di Röhm

Per comprendere pienamente la portata e le implicazioni di questi eventi sanguinosi, però, è essenziale fare un passo indietro e osservare il contesto politico e sociale dell’epoca. Le SA, o Squadre d’Assalto, sotto la guida di Röhm, avevano svolto un ruolo cruciale nell’ascesa al potere del Partito Nazista. Queste squadre paramilitari erano cresciute fino a diventare un’organizzazione di oltre 4 milioni di membri, molti dei quali erano veterani della Prima Guerra Mondiale, delusi e disillusi, che vedevano nelle SA un mezzo per ottenere posizioni di potere e influenza nella nuova Germania. Röhm, in particolare, aveva grandi ambizioni per le SA: voleva trasformarle in una forza armata rivoluzionaria che avrebbe non solo integrato, ma anche soppiantato l’esercito tradizionale tedesco, la Reichswehr

Questa visione di una “seconda rivoluzione”, come veniva spesso descritta da Röhm, suscitava profonda inquietudine non solo tra i ranghi della Reichswehr, ma anche tra le élite conservatrici e i poteri economici della Germania. Anche all’interno del Partito Nazista, Röhm aveva molti nemici. Figure come Heinrich Himmler, Reinhard Heydrich e Hermann Göring vedevano l’ascesa di Röhm e delle SA come una minaccia ai loro interessi e al loro potere. Anche l’idea di una “seconda rivoluzione”, che portava con sé echi della lotta di classe, non era più allineata con i piani del NSDAP e – per una fortuita coincidenza, non piaceva neanche al blocco conservatore, quello del Presidente del Reich Paul von Hindenburg.  

Il complotto di Hitler e delle SS

Era chiaro che le élite economiche e militari avrebbero con sollievo la soppressione della minaccia rappresentata dalle “SA radicali” – percepita soprattutto grazie alle false voci di un imminente complotto e di un presunto colpo di stato progettato da Röhm. Queste voci erano state messe deliberatamente in giro dalle SS, per “giustificare” l’epurazione che sarebbe arrivata di lì a poco. Per screditare le SA si utilizzò anche la leva dell’omosessualità di Röhm, che era nota.

Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich a Vienna, marzo 1938 Foto: See page for author, Public domain, via Wikimedia Commons

Hitler scelse da che parte stare. E la parte avversa, ovvero le SA, fu così, silenziosamente e in segreto, condannata alla distruzione. Il giugno del 1934 fu un mese cruciale. Mentre Röhm continuava a spingere per la sua “seconda rivoluzione”, le SS e la Gestapo lavoravano all’ombra, fabbricando prove di un presunto colpo di stato pianificato dalle SA. Hitler decise così di sfruttare la situazione non per placare l’opposizione conservatrice, ma per annientare le ambizioni delle SA e consolidare ulteriormente il suo potere.

La trappola fu accuratamente preparata. Intorno al 25 giugno, le leadership delle SS e dei servizi segreti furono convocate a Berlino, dove il capo delle Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich annunciarono come “imminente” una rivolta delle SA. Fu coinvolta anche la Reichswehr. Hitler, che si trovava in quel momento a Essen, ordinò a Röhm di assicurarsi che i vertici delle SA si riunissero per un incontro a Bad Wiessee a partire dal 30 giugno.

Gli arresti di quella notte ebbero solo – e per pochissimo tempo – la parvenza della legalità. Hitler si recò di persona a Bad Wiessee, insieme a Joseph Goebbels e Viktor Lutze, e volle notificare di persona l’arresto di Röhm.

La strage

Il capo della polizia di Breslau Edmund Heines fu trovato a letto con Erich Schiewek, membro del partito nazista. I leader delle SA arrestati sul posto furono tradotti nella prigione di Stadelheim. Altri leader delle SA, che avevano viaggiato con treni espressi notturni da altre città, per il famoso incontro, furono arrestati alla stazione centrale di Monaco da agenti della Polizia politica bavarese. Tra coloro che furono detenuti quella notte c’erano Georg von Detten, capo dell’Ufficio politico della direzione suprema delle SA, Manfred Freiherr von Killinger, primo ministro della Sassonia, e Peter von Heydebreck, leader del gruppo SA della Pomerania. Hitler ordinò diverse fucilazioni, fra cui quelle di ex membri del partito ed SA, ma esitò a dare lo stesso ordine per Röhm. Il 1° luglio 1934 Theodor Eicke (che poi sarebbe diventato il comandante del campo di concentramento di Dachau), ricevette l’ordine da Hitler di dare a Röhm la possibilità di suicidarsi. Eicke obbedì, portando con sé il suo vice Michael Lippert. Röhm, come era prevedibile, rifiutò e fu giustiziato immediatamente nella cella in cui si trovava. Altri detenuti, come Erich Schiewek, Max Vogel, Hans Schweighart e Edmund Paul Neumayer non furono uccisi subito, ma portati al campo di concentramento di Dachau e lì giustiziati.

Notte dei Lunghi Coltelli
Le SA in marcia a Spandau, 1932. Foto: Bundesarchiv, Bild 146-1982-094-32 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons

Mentre tutto questo accadeva in Baviera e Hitler nominava Lutze nuovo capo delle SA, episodi simili si volgevano anche in tutto il resto del Paese. Nel nord della Germania, fu Heydrich a guidare le operazioni di arresto e fucilazione di numerosi alti dirigenti delle SA e altre persone considerate pericolose.

La brutalità e la ferocia di questa repressione ebbero un impatto profondo sulla società tedesca.

L’opposizione interna al Partito Nazista era stata letteralmente annegata nel sangue. Ma, soprattutto, era diventato chiaro a tutti che Hitler non avrebbe tollerato alcuna forma di rivalità. A quasi un secolo di distanza, in una sorta di contrappasso storico perfetto, l’espressione “Notte dei Lunghi Coltelli” è diventata sinonimo di tradimento dei propri compagni, specialmente in un contesto in cui tutte le parti siano esecrabili, ma una delle due riesca a diventare anche peggio dell’altra, agendo nell’ombra e colpendo alle spalle.

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