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Schubert Lieder

“Lied” è una parola tedesca che significa “canzone” e può essere usata, proprio come il suo equivalente italiano, per descrivere qualsiasi brano musicale di qualsiasi artista, da Andrea Berg ai Rammstein. Quando si parla di “Lieder“, tuttavia, le cose cambiano. Il plurale della parola è usato per descrivere un intero genere musicale la cui storia si è dipanata attraverso i secoli, per raggiungere il massimo fulgore durante il Romanticismo.

I Lieder, così come la Romanza in Italia, sono stati al centro di un intero movimento musicale che, fra l’800 e i primi del ‘900, ha trasportato alcuni degli stilemi dell’opera fuori dai teatri, per adattarli ai salotti. Qui spesso si cantava con il solo accompagnamento del pianoforte, eseguendo composizioni che vedevano i testi di alcuni dei più popolari poeti dell’epoca, messi in musica dai più grandi compositori. Questo modo di fare musica, inizialmente considerato di qualità e prestigio inferiore alle tradizionali rappresentazioni che si tenevano nei teatri, incarnava perfettamente lo spirito Romantico, con la sua ricerca di emozioni forti, universali e immediate. E quale Paese meglio della Germania – culla del movimento Romantico e già patria dello Sturm und Drang nel XVIII secolo – poteva sviluppare questo genere trasformandolo in una forma d’arte sofisticata e complessa?

La nascita di un genere: Schubert e i primi Lieder

Caso più unico che raro fra i generi musicali, i Lieder hanno anche una data di nascita riconosciuta. Il 19 ottobre 1814, Franz Schubert compose “Gretchen am Spinnarde” (che in Italiano è stato tradotto con “Margherita all’arcolaio”, poiché il personaggio femminile è quello della storia di Faust, che nella nostra lingua è identificato appunto con “Margherita”) e racchiude in una sola canzone quelli che diventeranno i canoni di un intero genere. I temi sono quelli dell’amore contrastato, dell’amato lontano, del cuore che spasima per l’assenza dell’oggetto desiderato e che non trova pace. Il tutto viene espresso con un testo semplice e incisivo, in tre strofe che esprimono un’esaltazione e una disperazione crescenti, per arrivare a una conclusione straziante. Non a caso, il brano che segna la nascita del genere dei Lieder si basa su una scena della più famosa opera di Goethe, il poeta che più di tutti verrà associato a questa corrente musicale, che con la poesia ha un rapporto quasi simbiotico.

Le radici popolari

Va detto che i Lieder affondano le proprie radici nelle composizioni dei poeti-cantori medievali, i cosiddetti Minnesinger, a partire dai quali si è evoluto il gusto dei popoli germanofoni per la forma canzone. Dei più celebri cantori dell’epoca, come Walther von der Vogelweide, Oswald of Wolkenstein, Ludwig Senfl e, molto più avanti, Carl Friedrich Zelter, ci restano oggi relativamente poche composizioni, nella cui struttura musicale si possono rintracciare gli elementi che, diversi secoli dopo, avrebbero rivoluzionato la musica da camera in Germania e Austria. E d’altra parte Goethe e Schubert, padri riconosciuti del genere, si ispirarono apertamente a questa tradizione popolare, soprattutto per la struttura delle strofe e per la semplicità dei testi, esprimendo quella struggente nostalgia e quella tensione verso un passato idealizzato che caratterizzavano tanto le élite culturali quanto la borghesia dell’epoca.

Non solo Schubert

Il compositore più comunemente associato a questo genere è senza dubbio Franz Schubert, autore dei due “cicli” di Lieder più famosi in assoluto: “Die Winterreise” (“Il Viaggio d’Inverno”) e “Der Schwanengesang” (“Il Canto del Cigno”). La devastante popolarità di queste due raccolte, tuttavia, rischia di oscurare i moltissimi altri compositori di rilievo che, prima e dopo Schubert, si sono cimentati con questo formato compositivo. Da Mozart a Haydn, da Beethoven a Brahms, da Clara e Robert Schumann a Liszt, da Hugo Wolf all’immancabile Wagner, i compositori tedeschi e austriaci hanno messo in musica alcune delle più belle poesie del loro tempo, quando non le hanno composte personalmente in uno sforzo artistico che potremmo definire quasi “cantautorale”.

Il pianoforte: una rivoluzione tecnologica

Il successo dei Lieder fu anche una questione di “tecnologia”. Per quanto ci risulti difficile immaginarlo, infatti, la storia della musica è un susseguirsi di scoperte tecniche, che portano alla nascita di nuovi strumenti, i quali a loro volta sono sempre accolti dalle generazioni precedenti come “la rovina della musica” e da quelle più giovani come una rivoluzione con la quale creare suoni nuovi, adatti ai tempi moderni. Quello che i sintetizzatori elettronici hanno fatto alla musica a partire dagli anni ’60/’70, il pianoforte lo aveva già fatto nel XIX secolo, con buona pace dei tradizionalisti dell’epoca. A stupire e affascinare era soprattutto la possibilità di “racchiudere un’orchestra in un solo strumento”, creando una varietà di tessiture mai sentita prima. L’arricchimento del linguaggio e il potenziale espressivo del pianoforte, che si prestava a essere suonato con abbandono, con passione perfino disordinata e assai poco composta, ne fecero l’arma più potente nell’arsenale dei Romantici. E se il pianoforte si rivelò il trampolino di lancio per i Lieder, la popolarità di questi ultimi (soprattutto di quelli di Schubert) presso la borghesia fece impennare le vendite di pianoforti. Tutti gli amanti del genere erano entusiasti di poter finalmente organizzare serate di musica e poesia nel proprio salotto, con l’aiuto di un unico strumento.

Gli interpreti di oggi e di ieri

La popolarità dei Lieder ai giorni nostri si deve soprattutto ad alcuni grandi interpreti del passato recente, primi fra tutti, nell’area tedesca, Elisabeth Schwarzkopf e Dietrich Fischer-Dieskau. Il genere gode di fortune alterne nel mondo della musica classica, in un perenne tira e molla fra etichette discografiche che esitano a produrre dischi di Lieder, perché temono che non vendano quanto gli highlight d’opera (che, neanche a farlo apposta, sono dischi che cercano di comprimere il respiro ampio dell’opera nel formato “tascabile” della canzone), e cantanti di fama mondiale che periodicamente “riscoprono” il genere e registrano alcuni grandi classici sperando di utilizzare la propria fama per riportare alla ribalta i brani. E ogni tanto ci riescono. Fra i più recenti non si possono non citare l’eccellente lavoro compilativo e anche letterario di Ian Bostridge e le splendide interpretazioni di Diana Damrau.

Se questa brevissima – e assolutamente non esaustiva – disamina vi ha fatto venire voglia di addentrarvi nel mondo dei Lieder tedeschi, abbiamo compilato per voi una playlist di grandi capolavori e perle poco note, con alcuni dei più grandi interpreti che questo genere abbia conosciuto. Gli ultimi tre brani, più che alla tradizione dei Lieder, vanno fatti risalire alle loro origini, a quei Minnesinger della tradizione popolare che fornirono l’ispirazione agli autori Romantici. Il nome della playlist? Naturalmente… Follow the Lieder!
Buon ascolto.

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