di Angela Fiore

Berlino è una città che stimola la creatività di chi ci vive, ma anche solo di chi si trova a visitarla per un breve periodo. Non per niente la scena artistica della capitale tedesca è celebre in tutto il mondo. La storia di questa città è unica, fatta di conflitti, contraddizioni, strappi dolorosi, ricongiungimenti, esperimenti e sfide. Completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, occupata dagli alleati, divisa dal muro, riunita dalla techno: c’è da stupirsi che Berlino sia la protagonista più o meno implicita di tantissimi libri? Scrittori di ogni epoca si sono lasciati ispirare dalle sue atmosfere in perenne mutamento, restituendoci una serie di ritratti della città ora tragici ora scanzonati, in romanzi, saggi, racconti di viaggio e libri fotografici. Dopo avervi parlato di alcune delle più interessanti guide tematiche, oggi vi proponiamo cinque libri assai diversi fra loro, che vi permetteranno di immergervi nei diversi volti di questa città sfuggente e inconfondibile.

Berlino: Storia di una Metropoli

Alexandra Richie

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Questo libro, edito in Italia da Mondadori, pecca, come molti libri nella traduzione italiana, di scarsa fantasia. Il titolo originale, “Faust’s Metropolis: A History of Berlin”, è infatti assai più evocativo. Alexandra Richie è una storica canadese, specializzata nello studio della storia dell’Europa centro-orientale e in particolare della Germania. In questo testo affascinante, che si legge quasi come un romanzo, la storia di Berlino è narrata a partire dalla fondazione, in epoca pre-romana, fino all’era moderna, passando per le ambizioni visionarie di Bismarck e per la distopia nazista in cui la città fu trasformata da Goebbels e Hitler, per arrivare alla frattura post-bellica e al periodo della guerra fredda. La menzione di Faust nel titolo originale, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ha la funzione di romanticizzare Berlino. Goethe, infatti, la considerava borghese e volgare, sempre mancante di qualcosa. Secondo l’autore romantico, alla capitale mancavano tanto il fascino antico di Roma quanto la bellezza di Praga, tanto le meraviglie geografiche di Rio quanto la cultura di Venezia. Quello che distingueva la “città del destino” era il duro lavoro e la determinazione dei suoi abitanti. Richie prende le mosse da questa visione disillusa per costruire una narrativa storica rigogliosa e di ampio respiro, che restituisce un ritratto dettagliatissimo delle mille anime che si sono avvicendate in questa città di frontiera, crocevia di culture da molto prima che il termine multikulti diventasse di moda.

Non sono un berlinese – Una guida per turisti pigri

Wladimir Kaminer

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Fra tutti i libri di Wladimir Kaminer, questo è l’unico che sia possibile trovare in italiano. Tuttavia, se vi capitassero fra le mani le altre sue opere in lingua originale, vi consigliamo di non lasciarvele scappare e di usarle come supporto per migliorare il vostro tedesco. La scrittura di Kaminer è leggera, scorrevole, limpida e piacevolissima, soprattutto nei racconti brevi come quelli contenuti in “Russendisko”. La “guida per turisti pigri” è l’unico libro del genere che Kaminer abbia scritto e, prevedibilmente, non somiglia a nessun’altra guida sul mercato. Kaminer è russo e vive a Berlino dal 1990: il suo sguardo sulla città è quello disincantato dell’immigrato che è riuscito a integrarsi perfettamente nella metropoli, ma che conosce e ricorda benissimo la prospettiva dell’outsider, l’incontro con le spigolosità della lingua e le bizzarrie che stupiscono i nuovi arrivati. Da Kamminer non scoprirete dove andare a ballare la techno (non servono libri per quello: ci sono infiniti siti pronti a consigliarvi in merito), ma verrete a sapere che i signori incontrastati di Berlino sono i bambini, o che i borseggiatori si lamentano di quanto sia difficile rapinare i berlinesi in modo soddisfacente. Ogni capitolo di questo libro è dedicato a un particolare aspetto di Berlino, esplorato in modo fresco e divertente e insolito. Le informazioni che riceviamo, le riceviamo quasi per caso: sono secondarie rispetto allo sguardo divertito che Kaminer rivolge a Berlino e ai berlinesi, indicando vezzi e stranezze in aspetti della quotidianità che chi è nato qui – o chi visita la città per pochi giorni – difficilmente avrebbe modo di notare.

Bebylon Berlin

Volker Kutscher

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Questo è il romanzo ideale per chi non sa resistere a un poliziesco ben scritto. Lo scenario è la Berlino degli anni ’20, in piena repubblica di Weimar: un turbinio di locali notturni, bordelli, eccessi e stravaganze, grande libertà di costumi e una criminalità iperattiva e multiforme. Le gang si fronteggiano, gli opposti gruppi politici si combattono con tale violenza che a volte è impossibile distinguerli dalla comune mafia e le forze di polizia sembrano inermi. Il mistero parte dal Landwehr Canal, dove viene ritrovata un’auto contenente un corpo martoriato. A investigare è l’ispettore Gereon Rath, nonostante quel caso non gli competa. Rath è infatti stato spostato di recente dalla squadra omicidi di Colonia alla buoncostume di Berlino, dopo un caso spinoso a seguito del quale l’ispettore si era trovato impossibilitato a continuare serenamente il proprio lavoro. Gli elementi del buon giallo ci sono tutti: il poliziotto tormentato, una buona dose di inseguimenti acrobatici, le indagini complicate che sembrano andare in una direzione e poi ne prendono un’altra. Il punto forte della narrativa di Kutscher, tuttavia, è soprattutto la forte coralità, che riesce a mantenere una trama solida all’interno di un quadro popolatissimo di personaggi, che creano insieme un affresco vivido e ammaliante. Il detective Gareon Rath non è solo il protagonista di questo romanzo, ma di una serie di sei libri che hanno spopolato in Germania e anche incontrato un successo internazionale tale da ispirare una serie tv.

È una lunga storia

Günter Grass

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Questo è considerato uno dei libri più controversi di Günter Grass – che non è poco – ed è stato pubblicato in Germania (titolo originale: “Ein weites Field”) nel 1995, ovvero quattro anni prima che Grass vincesse il premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione è stata seguita da un’accesa polemica sul contenuto politico del libro, che è stato accusato di manipolare la storia per propinare al lettore le opinioni politiche dell’autore. Grass non è certo il primo scrittore a venire accusato di parzialità in una narrazione storica, ma il suo rapporto con la complessità e il suo stile letterario ricco fino a risultare ostico ne fanno da sempre oggetto in egual misura di fascinazione e repulsione. Il romanzo è ambientato a Berlino a cavallo degli anni che videro la riunificazione nazionale. L’autore si confronta con il più rilevante evento storico della Germania post-bellica e lo fa con la consueta, puntigliosa ossessione per i dettagli e per i tentativi sfiancanti di fare pace con un passato inconcepibile. Il protagonista è il settantenne ex ufficiale della Luftwaffe Theo Wuttke, che si era già riciclato dopo la guerra, vivendo a est del muro e rifugiandosi nel rifiuto della contemporaneità, nella ricerca della cultura letteraria e nel culto del passato. Theo vive nella venerazione dello scrittore Fontane, suo omonimo, e oppone un secco rifiuto alla modernità crogiolandosi nella citazione, proprio come il protagonista del Tamburo di Latta si opponeva al trascorrere del tempo rifiutandosi di crescere. A tormentare Theo ci sono le ombre del suo passato, incarnate dall’agente Ludwig Hoftaller, che conosce molti suoi segreti, e lo scetticismo verso il futuro, al quale l’anziano fattorino preferisce il ricordo di una storia che lo precede e che considera come l’essenza stessa della Germania.

Addio a Berlino

Christopher Isherwood

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Anche questo romanzo è ambientato nella repubblica di Weimar, che volge al tramonto proprio negli anni in cui il protagonista del libro, alter-ego dell’autore, si trova a Berlino. Quello che riceviamo è una serie di fotogrammi, che ci presentano i protagonisti di tante piccole storie umane, colte nel mezzo di un movimento. Dalla padrona di casa con ambizioni d’attrice alla raffinata intellettuale ebrea, all’adolescente cupo e imbronciato. Il tutto in una Berlino che alterna serate sofisticate in salotti eleganti a manifestazioni politiche violentissime, una vita notturna rutilante e una crisi economica devastante che di lì a poco porterà al collasso dell’intera società così come era stata conosciuta fino a quel momento. Il libro si compone di sei storie collegate fra loro, nelle quali il protagonista recita il proprio addio a Berlino, soffermandosi su ognuno dei personaggi che la animano, guardando ai pregi, alle colpe e ai dolori di ognuno con un disincanto privo di cinismo. Mentre l’ombra lunga della morte e della devastazione si stende silenziosamente sulla città frenetica, Isherwood ci racconta l’intera società a partire dal microcosmo nel quale si trova a vivere. Un universo che parte armonioso e solidale e i cui protagonisti si allontanano in modi che nessuno avrebbe potuto prevedere, compiendo scelte delle quali non immaginano le conseguenze.