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© Max Capacity
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di Sara Lazzari

“Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic.”
Arthur C. Clarke

Utilizzato quotidianamente da milioni di persone, da ormai più di 40 anni, il Televideo è stato il primo servizio di informazione interattivo dell’era elettronica.

Era il 1973 quando la BBC cominciò la trasmissione in sequenza e a ciclo continuo delle Ceefax (see facts), unità informative composte da una griglia di 24 righe e 40 colonne, su cui venivano composte parti di testo o semplici figure geometriche. Lo standard britannico è stato poi adottato a livello europeo, e quindi mondiale, diventando il World System Teletext (WST), consolidatosi nei primi anni ’80.

Già poco dopo la sua introduzione, il Teletext ha attirato l’attenzione di diversi artisti e collettivi, affascinati dalla potenzialità espressiva contenuta in quel medium dalle scarse opzioni grafiche: soltanto sei colori, a cui si sommano il nero e il bianco, la risoluzione dell’immagine limitata a pochi sparuti pixel, il formato irrimediabilmente invariabile, determinato dalle dimensioni dello schermo televisivo.

Ma se i lavori artistici della prima ora non avevano ottenuto particolare visibilità, quelli creati negli ultimi anni sembrano invece attirare la curiosità di fasce sempre più larghe di pubblico.

Ora che il Televideo è entrato nel calderone delle forme tecnologiche arcaiche, definitivamente soppiantato dalla viralità del world wide web e dall’introduzione degli schermi ad alta risoluzione, quelle immagini sgranate dalle tinte acide hanno acquisito una patina vintage-nostalgica che riesce a parlare allo spettatore utilizzando un linguaggio visuale che gli giunge familiare.

© Dan Farrimond
© Dan Farrimond

Artisti conosciuti a livello internazionale – come il collettivo Jodi – hanno cominciato ad esplorare i labirinti monopixel e a generare opere interessanti che, a partire dal 2012, hanno trovato una piattaforma espositiva proprio nella loro dimensione originaria: la pagina Televideo (che promuovendo l’arte nata da se stessa, rilancia il suo ruolo, altrimenti in irrimediabile decadenza – ottimo esempio di riciclo elettronico!).

Il progetto di cui sto parlando, è l’International Teletext Art Festival (ITAF), fondato due anni fa dal collettivo finlandese Fixc in collaborazione con le emittenti televisive YLE e ARD Text.

Il 14 Agosto si è aperta a Berlino la terza edizione del Festival, che vede la partecipazione di 18 artisti provenienti dal panorama internazionale, come Dragan Espenschied, Manuel Knapp, Jarkko Räsänen, Juha van Ingen, Seppo Renvall e la vincitrice della scorsa edizione Kathrin Günter.

Le loro opere saranno in esposizione fino al 14 Settembre nella sede della Rundfunk Berlin Brandeburg (rbb), e naturalmente sulle pagine Televideo delle emittenti sostenitrici dell’iniziativa: 850 per la ARD Text, 470 per l’austriaca ORF, 750 per la Teletext svizzera.

Inoltre: il sotto-progetto “ITAF in the House” è un invito alla collaborazione, esteso a tutti; per tutta la durata della manifestazione sarà possibile inviare foto di personali esperienze visuali in linguaggio teletext (qui le istruzioni). I pezzi migliori verranno pubblicati online e gli artefici premiati con una cyber-juta beutel stampata per l’occasione. Non lasciatevela scappare!