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di Sonia Manduzio

Dieci anni fa Luciano Berio si è spento a Roma, lasciando un vuoto enorme nel cuore della musica. Pioniere e sperimentatore è riuscito letteralmente (insieme agli altri grandi protagonisti dell’avanguardia del Novecento) a dare voce nuova alle note e agli strumenti, rivedendo i concetti di suono e rumore in un agglomerato fonologico, ritmico e semiotico.

Lunedì 27 maggio 2013 – in un’insolita giornata di sole, uno sprazzo di primavera che Berlino ha regalato per l’occasione – per celebrare il compositore si è svolto il primo appuntamento della rassegna Pentagramma Italiano (un’idea di Sara Ercoli in collaborazione con Meinrad Kneer e l’Italienischem Kulturinstitut Berlin, che il Mitte aveva già presentato qualche giorno fa).

Una serata ricca di emozioni e sensazioni in un’alternanza sobria e gradevole di progetti e omaggi che, attraverso un climax performativo, ha permesso a tutti i presenti di ricordare e/o di avvicinarsi al Maestro in un’atmosfera surreale, completata dalla graziosa location neoclassica Villa Elisabeth di Invalidenstraße.

In apertura la dottoressa Angela Carone, pianista e musicologa, ha tracciato un quadro lineare ed esaustivo dell’opera di Berio, spianando la via alla comprensione e alla fruizione delle esibizioni successive. Sara Ercoli ha diretto e interpretato insieme all’attore pugliese Carlo Loiudice “Tre modi di sopportare la vita” (visual di Luigi Di Castro e voce narrante di Alberto Fortuzzi), performance che parte dal testo di Roberto Leydi per la composizione Mimusique Nr 2. ed esterna l’introspezione delle pulsioni basilari nelle relazioni interpersonali, affermando e trovando nell’amore la forza che riesce a tenerci attaccati alla vita, in un’onda sinusoidale (come piacerebbe al maestro Berio) che oscilla tra sentimento, azione e reazione. Una nota di merito agli attori, che sono riusciti a tenere la scena viva con grande professionalità, anche in un momento di difficoltà dovuto a un inconveniente tecnico.

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Dopo lo spettacolo, un piccolo rinfresco organizzato dal Café Berio di Maaßenstraße, all’entrata della venue: un buffet squisito – per vegani, vegetariani e onnivori – che ha infiorettato la serata con gusto ed eleganza.

In perfetto orario Meinrad Kneer richiama garbatamente tutti all’ordine e in pochi minuti la sala si riempie nuovamente per l’ultimo atto di questa serata tributo. Dall’alto della balconata la voce di Cristina Zavalloni incanta la platea, mentre Andrea Rebaudengo ribadisce ancora una volta il suo talento al pianoforte. Il duo è composto da musicisti di altissimo livello e la scelta di quest’esibizione è legata a fattori sia artistici che affettivi. L’attività di Zavalloni e Rebaudengo è infatti connessa non poco con quella di Berio.

Poco prima della morte del compositore i due si sono esibiti per lui, e portano ancora oggi in giro per il mondo l’eredità del polistrumentista italiano. Il connubio dei due talenti ha offerto uno spettacolo intenso e allo stesso tempo leggero dimostrando come anche l’avanguardia musicale colta possa diventare momento di fruizione collettiva: serpeggiando sinuosa tra John Cage, Ives, Berio e Strawinsky – tra il noise e il canone canoro – la voce di Cristina Zavalloni (che ricorda placidamente e in maniera molto personale il talento di Cathy Berberian, moglie e musa di Berio nei primi anni Sessanta) tocca dei picchi di tecnica e calore senza risultare mai ridondante.

Lo stesso per Andrea Rebaudengo, che nella performance elementale strumentale guida l’ascoltatore attraverso un percorso sensoriale preciso e avvolgente, sfiorando con maestria i tasti del suo pianoforte. Una squadra che merita il massimo rispetto, quella della prima edizione di Pentagramma Italiano: attendiamo a questo punto le prossime edizioni, augurando alla manifestazione di poter crescere come merita.