di Valerio Bassan

Il giorno della resa dei conti è arrivato, salutato da un sole beffardo. Dalle otto di questa mattina è in atto l’evacuazione del Tacheles, la storica casa d’arte situata nel centro di Berlino, meta di migliaia di turisti e tra i “cuori” della controcultura cittadina dal 1990 in poi. Ad Oranienburger Straße è arrivato un ufficiale giudiziario, incaricato di notificare lo sgombero; ad accompagnarlo, soltanto due camionette della polizei, in totale una decina di agenti. Nessuno scontro in vista, nessuna resistenza. É davvero la fine.

Gli artisti che occupavano l’edificio, circa una quarantina, hanno messo in scena una sorta di protesta passiva. Dalle finestre in alto sono volati fogli di carta e sottobicchieri, mentre l’ingresso della Kunsthaus è stato “pavimentato” con i documenti e le petizioni promosse dagli occupanti in questi anni e rimaste pressoché inascoltate. Anche in questa mattinata di fine estate, del resto, il grande silenzio è quello delle autorità cittadine.

Da parte di Klaus Wowereit, sindaco di Berlino, non è arrivato nessun comunicato. Il socialdemocratico ha sempre evitato l’argomento, sostenendo tacitamente le posizioni della banca proprietaria dello stabile e ignorando sistematicamente le richieste degli artisti. L’unica voce del governo locale ad esprimersi è stata quella del Segretario alla Cultura André Schmitz, che ieri ha dichiarato categoricamente: “Il Tacheles non può essere salvato. Dobbiamo accettare che si tratta di controversie tra privati”.

Vero: dal punto di vista legale (e legislativo), la sorte del Tacheles è segnata irrimediabilmente. Ma resta la sensazione che la politica, se fosse intervenuta, avrebbe potuto fare qualcosa per cambiare la situazione. E invece, nemmeno i 400mila visitatori annuali sono riusciti a spronare i governanti berlinesi, rimasti sempre insensibili all’edificio e alla sua importanza storica e artistica. Così, ecco che oggi diciamo addio all’ultimo baluardo del pensiero alternativo rimasto attivo nel quartiere di Mitte.

Quella struttura fatiscente, maleodorante, eppure così unica e affascinante, grazie anche al contrasto con i palazzi circostanti, verrà quasi certamente rasa al suolo. Al suo posto dovrebbe sorgere un albergo, molto più in linea con gli eleganti edifici sorti negli anni nelle vie contigue. Parte degli artisti, invece, dovrebbe trasferirsi in una nuova sede a Neukölln, quartiere in rapida espansione nella zona sud della città.

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, il Tacheles è un art squat, a metà tra centro di produzione artistica e “circolo” di aggregazione culturale. Nato nel 1990, a pochi mesi dalla caduta del Muro, è stato caratterizzato per anni da uno spirito anarchico che, fino a ieri, ne permeava ancora le pareti, la facciata, le persone. Punto di riferimento della controcultura berlinese, con i suoi studi che ospitavano pittori, scultori e performer da tutto il mondo, il Tacheles era una delle ultime isole di pensiero alternativo nel centro di Berlino.

L’edificio ha di per sé una certa importanza storica. Faceva parte, in origine, di una galleria commerciale che collegava Oranienburger Straße con l’importante Friedrichstraße, arteria che taglia a metà il centro di Berlino. In seguito fu utilizzato dai nazisti, e poi bombardato durante il secondo conflitto mondiale. Il governo della DDR lo inserì tra le strutture da demolire, ma non diede mai seguito al suo proposito. Nel 1990 venne occupato da un collettivo di artisti, che lo scelse come base per i suoi studi artistici.

Dopo l’occupazione, cominciò una lotta per la sopravvivenza non priva di colpi di scena – contratti di locazione inaspettatamente rinnovati, sgomberi tentati e respinti, una serie interminabile di battaglie in tribunale -, grazie ai quali il Tacheles è sopravvissuto fino ad oggi. La banca proprietaria dello stabile, però, è riuscita a vincere la sentenza decisiva, pochi mesi fa, ottenendo lo sgombero definitivo dell’edificio.

Addio dunque al Tacheles. Stavolta per davvero, verrebbe da dire: non ci si attendono ennesimi colpi di scena. Quello che per molti era soltanto “un grande centro sociale”, era in realtà uno dei più apprezzati “monumenti moderni” di Berlino, forse quello che in assoluto ha saputo esprimere al meglio il fascino del cambiamento e della ricostruzione della città nel periodo immediatamente successivo alla fine della Guerra Fredda.

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2 Commenti

  1. arrivano gli italiani con il papino che compra la casina
    i prezzi salgono, si fanno residence e loft, che cosa vi aspettate?

  2. Prima di abbatterli li hanno decimati.

    Gli artisti pian piano sono stati pagati per andarsene e sono rimasti 4 gatti nella barricata…

    Intanto restringevano il muro di cinta riducendone gli spazi vitali che lo hanno caratterizzato da sempre.

    Inviati “speciali” si presentavano regolarmente a fare qualsiasi tipo di pressione.

    E’ stato un atto di forza bruta contro la societa.

    Il sindaco doveva onorare la fiducia pubblica proteggendo il sito in primo piano…

    clap! clap! clap!

    Ed ora trasformiamo tutta Berlino in Tacheles…

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