Strage di Berlino: la morte dell’autista polacco e lo sfogo del cugino

21 December 2016

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di Sara Bolognini

Il camion usato dal responsabile dell’attentato terroristico era parcheggiato nei pressi del mercatino di Natale già da lunedì mattina.
Ariel Zurawscki, proprietario del camion, nonché cugino del conducente polacco trovato morto, dichiara al quotidiano die Welt di essere in uno stato di shock. “Come ci si può sentire vedendo le immagini del proprio cugino morto e delle ferite che dimostrano che lui ha cercato di difendersi?”. Le foto mostrano un viso sanguinante, gonfio e pieno di tagli. In seguito la polizia  ha comunicato a Zurawscki, di aver trovato sul corpo di suo cugino anche ferite da arma da fuoco. “Dalle immagini è chiaro che abbia cercato di combattere”, ha concluso mestamente l’uomo.
Il conducente, Lukasz Robert Urban, nato il 16 Febbraio di 37 anni fa in Polonia, è stato la prima vittima dell’attentato e  lascia una moglie e un figlio diciassettenne. La moglie si è rifiutata di identificare il corpo del proprio marito, sostenendo che l’impatto emotivo sarebbe stato troppo forte per lei.

Zurawscki ha scoperto per la prima volta ciò che era successo dalla pagina Facebook della sua azienda. Verso mezzogiorno del 19 dicembre avrebbe parlato con il cugino, per l’appunto l’autista del camion, che era già per strada verso Berlino. Urban aveva caricato dei tubi a Torino, che dovevano essere consegnati ad un’azienda della capitale tedesca, la ThyssenKrupp Schulte GmbH. Avrebbe dovuto consegnarli il 20 Dicembre.
Era peró arrivato a Berlino già la mattina del 19 dicembre. Il portavoce della ThyssenKrupp ha dichiarato a die Welt che I’uomo avrebbe cercato di consegnare il materiale in anticipo, ma che non ci sarebbe riuscito perché altri camion stavano già scaricando la propria merce. Per questo motivo Urban avrebbe parcheggiato il proprio mezzo nei pressi dell’azienda, che si trova a una distanza di cinque chilometri dalla piazza in cui è avvenuto l’attentato. Al momento la polizia si è recata in quell’area per fare delle domande proprio al personale della ThyssenKrupp.

Il GPS del camion è la prova che qualcosa di anomalo è successo. Alle 15.45 ha registrato infatti dei movimenti strani, mostrando che l’automezzo ha fatto avanti e indietro per parecchio tempo, quasi come se qualcuno stesse cercando di imparare come guidarlo.
Il cugino della vittima rimprovera il titolare dell’azienda. “Gli è stato detto di aspettare fino a martedì, quando lui avrebbe voluto tornare a casa dalla sua famiglia”, dice alla Gazeta Wyborcza. “Se l’azienda tedesca avesse mostrato un po’ di buona volontà, tutto questo non sarebbe successo”.

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