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Respinta la scarcerazione anticipata dell’ex terrorista neonazista Beate Zschäpe

È stata respinta la richiesta di scarcerazione anticipata avanzata da Beate Zschäpe, condannata all’ergastolo per il suo coinvolgimento negli omicidi della cellula terroristica neonazista NSU (che sta per Nationalsozialistischer Untergrund, ovvero Clandestinità Nazionalsocialista), di cui faceva parte insieme a Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt.

La cellula prendeva di mira e uccideva persone con un background migratorio, oltre a commettere altri gravi reati come attentati e rapine. Al momento la detenuta sconta la pena nel carcere di Chemnitz, in Sassonia

Beate Zschäpe, il tribunale respinge la scarcerazione anticipata

Il processo è iniziato nel 2013 e l’ex neonazista è stata condannata all’ergastolo nel 2018, ma è in custodia cautelare dal 2011. Di conseguenza, conteggiando la custodia cautelare ai fini della pena da scontare, a novembre del 2026 scadrà il termine di 15 anni dopo il quale si può valutare la sospensione condizionale della pena residua in caso di ergastolo.

Il legale della donna ha quindi avanzato la relativa richiesta al Tribunale superiore regionale di Monaco di Baviera e alla fine dell’udienza, che si è svolta a porte chiuse, i giudici hanno dato parere negativo.

L’ex neonazista avrebbe preso le distanze dall’ideologia nazionalsocialista

Nel corso di questi anni, Beate Zschäpe ha deciso di testimoniare davanti alla commissione di inchiesta sull’NSU del parlamento regionale bavarese, nonché nel processo contro una presunta sostenitrice della cellula, celebrato a Dresda.

L’ex terrorista, che attualmente sta partecipando a un programma non governativo teso a favorire l’uscita dall’estremismo neonazista, avrebbe inoltre espresso “vergogna per aver distrutto o gravemente compromesso la vita di persone innocenti, scelte arbitrariamente”, avrebbe preso le distanze dall’ideologia nazionalsocialista che è stata la matrice dei reati commessi e il suo comportamento durante la detenzione non fornirebbe elementi atti a fare ritenere che persistano ancora posizioni di estrema destra.

Per i giudici 15 anni non bastano:”Straordinaria gravità della colpa”

Il tribunale ha tuttavia ritenuto che queste circostanze non abbiano un peso sufficiente a compensare la “straordinaria gravità della colpa” della detenuta e a giustificare la sospensione della pena già dopo il periodo minimo previsto di 15 anni di detenzione.

Ha pertanto stabilito che la donna dovrà scontare almeno 24 anni di carcere e quindi rimanere in cella fino al 2035, quando avrà 60 anni. Contro questa decisione è ancora possibile presentare appello e possono farlo sia la difesa sia la Procura federale.

Gli orribili delitti della cellula neonazista NSU

L’NSU, la cellula terroristica a cui apparteneva Zschäpe, ha ucciso nove persone con un background migratorio tra il 2000 e il 2007. Otto delle vittime erano di origine turca e una di origine greca. A trovare la morte sono stati un fioraio, un operaio che lavorava anche come aiutante sarto, due venditori di frutta e verdura, due venditori di kebab, il comproprietario di una bottega da fabbro, il proprietario di un chiosco e il proprietario di un internet café: tutti freddati con una pistola, tutte persone con una storia di migrazione. E la sfortuna di aver incrociato la strada del gruppo neonazista.

La cellula ha inoltre compiuto numerose rapine e attentati dinamitardi, ferendo decine di persone, oltre ad aver ucciso una poliziotta di 22 anni nel 2007.

Dopo 14 anni di clandestinità, anche a causa di gravi errori investigativi, il 4 novembre 2011 la situazione è precipitata, con una rapina in banca fallita in Turingia, il suicidio di Böhnhardt e Mundlos e la fuga di Beate Zschäpe, consegnatasi alla polizia quattro giorni dopo aver dato fuoco all’appartamento che abitava con gli altri membri della cellula a Zwickau, in Sassonia. Da lì il processo e una storia di detenzione che arriva fino a oggi.

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