Testo e disegno di Paolo Brasioli
Ad oltre 35 anni dalla fine della produzione (1991), decine di migliaia di Wartburg e Trabant, le auto tipiche della DDR, circolano ancora sulle strade tedesche come anche in molti paesi dell’Est. Quelle che un tempo erano considerate “auto scadenti”, soprattutto paragonandole con le coeve ben più comode e performanti auto tedesche bavaresi, sono diventate oggi gloriose o addirittura mitiche auto d’epoca. Dalla ormai epocale cessazione della produzione del 1991, le Wartburg e le Trabant stanno vivendo una piccola rinascita economica: gli esemplari ben conservati o meglio restaurati sono molto richiesti e acquistati da appassionati e nostalgici privati, anche a prezzi elevati.
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Trabant e Wartburg: da “bombardieri di plastica” ad auto di culto
Inoltre il numero in circolazione di questi veicoli d’epoca, che un tempo erano derisi e appellati come “bombardieri di plastica” (la Trabant) o “secchi di ruggine” (la Wartburg), è di nuovo in aumento da circa un decennio, secondo i dati delle autorità di immatricolazione federale. Gli esperti del settore spiegano che queste auto, uscite dalle fabbriche di Eisenach in Turingia e di Zwickau in Sassonia, vengono ora sapientemente recuperate. Spesso riemergono sorprendentemente da fienili dimenticati, capannoni abbandonati o garage sbarrati, per essere rimesse in buono, a volte eccellente stato di conservazione, immatricolate e rimesse in strada.
La Wartburg e la Trabant hanno raggiunto pertanto lo status di auto di culto, ma ora anche quello ufficiale di auto d’epoca, patrimonio culturale-tecnologico, e alcune di esse portano anche la prestigiosa targa “H” che contraddistingue le auto d’epoca.
Il mercato delle auto d’epoca DDR: prezzi e Ostalgie su quattro ruote
Il valore economico delle Trabant è decisamente in aumento, e le Wartburg, soprattutto per i modelli più vecchi, sono dei veri tesori. Il mercato delle auto d’epoca della Germania dell’Est è destinato decisamente a crescere. Si tratta di una sorta di ritorno al passato, una vera e propria icona della “Ostalgie” (la nostalgia dell’Est) su quattro ruote, e davvero quasi di un piccolo boom. La gente paga facilmente 10.000 euro per una Trabant in ottime condizioni. Una Wartburg 311 Coupé restaurata si può trovare sui portali internet con prezzi che vanno dai 26.000 ai 50.000 euro. Persino una Wartburg 1.3, che sarebbe l’ultimo tristanzuolo modello prima della fine della produzione del 1991, raggiunge ancora diverse migliaia di euro.
Gli anniversari della cessazione della produzione della Wartburg sono stati commemorati con raduni e pubblicazioni con foto e testimonianze e ovviamente tante uscite nei fine settimana e passerelle stradali. L’anima della Wartburg è ancora presente a Eisenach, con gli oltre 125 anni di tradizione nella produzione automobilistica, uno stabilimento Opel e un museo dedicato.
Secondo i dati, quarantamila esemplari sono attualmente ancora in grado di circolare, di cui la stragrande maggioranza nella Germania orientale. A dieci anni dalla fine della produzione, circa 52.000 Wartburg e 160.000 Trabant erano ancora immatricolate.
Molte sfoggiano ancora gli originali colori socialisti: il beigiolino, il grigino e l’azzurrino dell’era DDR. Molte altre sono state trasformate con verniciate d’oro, stampe leopardate o zebrate, assetti ribassati e accessori quasi circensi.
A livello nazionale, nel 2020, per la prima volta c’erano più di mezzo milione di autovetture con targa H. Esistono inoltre più di 3.500 officine e concessionarie con oltre 9.000 dipendenti attivi in questo mercato. I pezzi di ricambio sono ancora abbastanza facilmente reperibili, dato che molto è stato accumulato nella Germania dell’Est. Le fabbriche automobilistiche un tempo di proprietà statale in Turingia e Sassonia sono state liquidate da un’agenzia fiduciaria dopo la riunificazione.
Insomma, con i caratteristici segni di tempi e ideologie, anche tecnologiche, passati… Trabant e Wartburg oggi ci sanno raccontare storie di vita sociale della DDR!
La Trabant: storia e tecnica dell’automobile simbolo della DDR
La Trabant (chiamata affettuosamente “Trabi”) è stata davvero l’automobile simbolo della DDR. Prodotta dalla VEB Sachsenring a Zwickau dal 1957 al 1991. Il nome significava “compagno di viaggio” o “satellite” in tedesco, scelto in onore del lancio dello Sputnik sovietico lanciato in quei tempi. La carrozzeria, conseguentemente alla scarsità di acciaio, fu realizzata in “Duroplast”, una resina plastica rinforzata con scarti di cotone e lana provenienti dagli stoccaggi dell’Armata Rossa. Il motore era un essenziale bicilindrico a due tempi (da 500 a 600 cm³), alimentato a miscela benzina-olio. Mancava persino della pompa del carburante: la benzina scendeva per gravità dal serbatoio posto sopra il motore. A causa dei limiti della produzione socialista, i cittadini dovevano attendere tra i 10 e i 16 anni per riceverne una dopo l’ordinazione. L’economia pianificata ne fece l’unica auto accessibile alla massa. Il modello più diffuso fu la “Trabant 601”, prodotta quasi invariata nelle prestazioni, nelle dotazioni e nel design dal 1964 al 1990, in oltre 2,8 milioni di esemplari.
La Wartburg: storia e tecnica dell’auto di Eisenach
La Wartburg era un marchio automobilistico della DDR, prodotto dalla fabbrica VEB Automobilwerk Eisenach dal 1955 al 1991. Il nome deriva dal famoso e bellissimo castello di Wartburg che domina proprio la città di Eisenach. Il motore a due tempi: con un caratteristico 3 cilindri, alimentato a miscela benzina-olio. Tutti i modelli storici avevano la trazione anteriore e una meccanica semplice ma decisamente robusta. Il modello 353, del 1966, è il più famoso e diffuso. Aveva una linea sobriamente squadrata e tipicamente fustigata dal design socialista, disponibile come berlina (Limousine) e familiare (Tourist). Nel 1988, ormai obsoleta, fu dotata di un motore a 4 tempi della Volkswagen Polo. La produzione cessò definitivamente nel 1991, subito dopo la riunificazione tedesca, a causa dell’evidente impossibilità di competere con il mercato occidentale.
L’autore: Architetto Paolo Brasioli – quattro | architectura
Provenendo da una famiglia di artisti veneti, Paolo Brasioli è stato influenzato presto dal ricco patrimonio culturale e artistico italiano. Fondamentale è stata l’influenza di suo padre, Alfredo Brasioli, rinomato fumettista, illustratore e grafico italiano.
Il suo lavoro fino ad oggi si è concentrato sulla costruzione di hotel di alta qualità e sull’interior design per abitazioni, hotel e strutture di gastronomia e benessere, così come sulla creazione di mobili, lampade, accessori e arte.
Ha lavorato con rinomate compagnie e gruppi alberghieri come Best Western, Crowne Plaza, Falkensteiner, Hilton, Hyatt, Le Meridien, Leonardo Hotels, Marriott, NH Hotels, Rocco Forte Hotels e Sheraton. Molte delle sue creazioni sono state esposte in rinomate fiere d’arte e di design.
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quattro | architectura




