Berlino, Linke nella bufera: rapper canta “Morte all’IDF” durante un evento elettorale
È finita nella bufera con accuse di antisemitismo la Linke di Berlino, che in vista delle elezioni di settembre ha coinvolto in un evento il rapper Dahabflex. Durante l’occasione l’artista avrebbe infatti cantato alcuni slogan vietati, come “Yalla Yalla Intifada” e “Death to IDF” (morte all’esercito israeliano).
I vertici del partito hanno espresso sconcerto, mentre SPD e Verdi chiedono conseguenze e la CDU addirittura una sorta di “Brandmauer” contro la sinistra berlinese.
“Morte all’IDF” e “Yalla Yalla Intifada” a un evento della Linke di Berlino
L’episodio si è verificato sabato, durante un’iniziativa intitolata “Wütend auf den Kapitalismus” (Arrabbiati contro il capitalismo) e tenutasi a Herrfurthplatz, nel distretto berlinese di Neukölln. Gli slogan controversi, “Yalla Yalla Intifada / Westbank, Palestina, Gaza” e “Morte all’IDF”, sarebbero stati pronunciati da Dahabflex durante l’esecuzione del brano “Stop the genocide”.
L’evento, che avrebbe attirato circa 1000 persone, è stato organizzato nell’ambito della campagna elettorale della Linke in vista delle elezioni di Berlino del 20 settembre.
Secondo una parte della stampa, durante l’esibizione del brano in questione, diversi tra i giovani presenti avrebbero cantato e ballato. Sarebbe stata inoltre esibita una bandiera palestinese e alcuni si sarebbero coperti il volto.
Fuoriosi i vertici del partito, che chiedono chiarimenti e conseguenze
La candidata di punta della Linke a Berlino, Elif Eralp, si è dichiarata sconvolta e ha preso pubblicamente le distanze dall’esibizione, chiedendo che si accertino le responsabilità del caso. Ha inoltre aggiunto che si sarebbe dovuto intervenire immediatamente. “Mi aspetto che venga chiarito come sia stato possibile arrivare a un simile superamento dei limiti e che ci siano delle conseguenze. Io sono chiaramente a favore della tutela della vita degli ebrei e contro ogni forma di antisemitismo” ha aggiunto Eralp.
Sulla stessa linea si è posta anche la presidente della Linke per il Land Berlino, Kerstin Wolter, che ha dichiarato alla Taz di essere “furiosa per il testo della canzone” e che “un appello all’uccisione di civili e soldati non è assolutamente accettabile”, anche se ha ribadito la necessità di poter “criticare il governo israeliano e la sua conduzione della guerra a Gaza”.
Anche il segretario generale federale della Linke, Janis Ehling, ha preso posizione con il quotidiano Berliner Zeitung e ha parlato di una “linea rossa” invalicabile e relativa al fatto che la tutela della vita degli ebrei resti “non negoziabile”. Ha quindi aggiunto che “la richiesta della morte di persone non è mai una richiesta della sinistra, tanto meno su un palco della Linke”.

Le reazioni degli altri partiti. La CDU chiede un “Brandmauer” contro la Linke
Il commento degli altri partiti segue e inasprisce questa linea. Steffen Krach, candidato di punta dell’SPD, ha dichiarato che questa circostanza sarà un “test decisivo” per fare chiarezza definitivamente sulla posizione della Linke di Berlino su certi temi.
Il leader dei Verdi berlinesi, Werner Graf, ha definito “inaccettabile” ogni appello alla violenza e ha chiesto ufficialmente alla Linke di chiarire quali provvedimenti adotterà. “Ora la Linke deve chiarire se la parola di Elif Eralp vale. Lei ha annunciato delle conseguenze” ha dichiarato Graf a T-Online, con riferimento a quanto dichiarato dalla candidata di punta della Linke berlinese.
Il candidato di punta della CDU berlinese, Stefan Evers, ha invece rivolto un appello a SPD e Verdi chiedendo una sorta di Brandmauer contro la Linke, in poche parole chiedendo a entrambi i partiti di escludere ogni collaborazione con la Linke dopo le elezioni. Una manovra politicamente scaltra, considerando che la Linke è al momento in testa ai sondaggi.
Dahbflex si difende: “Senza parole”
Il protagonista della vicenda, Dahbflex, ha respinto le accuse in diverse Instagram story riferite da Die Welt e dalla Berliner Zeitung. Il rapper si è detto “senza parole” e ritiene che i media abbiano ridotto un evento di due ore e mezza “a due righe, completamente estrapolate dal contesto”. Ha poi aggiunto una considerazione amara sul fatto che “invece di segnalare le distorsioni della cronaca, si gettano i propri compagni di partito in pasto ai lupi”.
Dahbflex ha poi criticato la reazione dei vertici della Linke e in particolare quella della presidente regionale Wolter. Alla dichiarazione della presidente della Linke berlinese secondo cui un appello all’uccisione di civili e soldati “non è assolutamente accettabile”, il rapper ha replicato così: “Kerstin Wolter, non ho idea di chi tu sia, puoi dirmi quando avrei mai invitato alla violenza contro i civili?”.
La risposta della Linke di Neukölln: un partito spaccato?
Intanto, i referenti della Linke di Neukölln cercano di buttare acqua sul fuoco. ll co-presidente Hermann Nehls ha dichiarato alla Berliner Zeitung che Dahabflex era stato invitato perché si era “espresso chiaramente, tra le altre cose, contro la guerra e il genocidio, a favore della pace e contro l’antisemitismo”. Ha inoltre spiegato che il brano incriminato non avrebbe fatto parte del programma originario e sarebbe stato “eseguito spontaneamente”.
Nehls ci ha comunque tenuto a ribadire che dal palco il rapper ha pronunciato slogan “contro i nazisti, contro i jihadisti e anche contro un esercito responsabile di gravissimi crimini di guerra” e che “accusarci di invitare alla violenza sulla base dei testi delle canzoni è una chiara manovra elettorale”.
Insomma, il partito al momento appare spaccato, tra vertici che avvertono la pressione politica legata a una questione fondamentale per la politica tedesca e una sezione distrettuale, quella di Neukölln, che rappresenta la più grande diaspora palestinese d’Europa e riceve linfa vitale dal relativo elettorato. Il tutto, a meno di un mese dalle elezioni, con una Linke in testa al 20%, ma esposta sia al rischio di perdere voti in un distretto “blindato”, sia di essere esclusa dalle alleanze degli altri partiti dopo le elezioni.




