Ergastolo per l’aggressore dei tifosi di Bielefeld: aveva aggredito in nome della Guerra Santa
Il Tribunale superiore regionale di Düsseldorf ha condannato all’ergastolo il 36enne siriano che un anno fa aveva aggredito alcuni tifosi a Bielefeld. La corte ha riconosciuto quattro tentati omicidi premeditati e ha contestato anche la particolare gravità della colpa. La procura federale ha definito l’uomo, ex combattente dell’ISIS, come “estremamente pericoloso”, ancora incline a un’ideologia islamista radicale e con una prognosi di reinserimento altamente negativa.
I giudici hanno ritenuto che il cittadino siriano volesse “vendicarsi dei non credenti in nome della guerra santa” e che durante l’attacco puntasse uccidere il maggior numero possibile di persone, anche con lo scopo di aumentare la capacità di intimidazione del sedicente Stato Islamico. Durante il processo l’imputato, padre di tre figli, non ha rilasciato dichiarazioni, ma avrebbe ammesso l’aggressione in sede di consulenza psichiatrica, manifestando anche pentimento.
Ricostruzione dell’attacco davanti a un locale a Bielefeld
L’attacco era avvenuto il 18 maggio dello scorso anno a Bielefeld, nel Nord Reno-Westfalia, all’esterno di un bar frequentato da tifosi di calcio. Qui l’imputato si era scatenato, colpendo nel mucchio con un bastone da passeggio modificato, al quale aveva fissato una lama di circa 18 centimetri.
In seguito all’aggressione quattro persone, una donna e tre uomini, erano rimaste gravemente ferite, mentre l’attentatore si era dato alla fuga, inizialmente inseguito da due testimoni presenti sul posto, che tuttavia non erano riusciti a raggiungerlo.
L’identificazione del colpevole, però, non si era rivelata difficile, visto che il 36enne aveva dimenticato sulla scena del crimine uno zaino contenente documenti personali.
Le richieste della difesa
La difesa, che ha annunciato ricorso in appello, aveva invece chiesto una pena non superiore ai dodici anni di reclusione e fatto riferimento, durante il dibattimento, all’infanzia difficile dell’imputato e a una diagnosi di depressione riportata da una perizia psichiatrica.
Oltre alla condanna dell’ergastolo, il tribunale ha inoltre disposto a carico dell’aggressore un risarcimento di 70.000 euro per ciascuna delle quattro vittime.
La storia dell’imputato: dalla Siria alla Germania
Secondo quanto emerso nel corso del processo, il 36enne si sarebbe unito all’ISIS in Siria nel maggio 2015, ricevendo un addestramento in un campo militare e partecipando alle attività dell’organizzazione fino al novembre 2016. Successivamente sarebbe stato catturato da unità curde e detenuto per otto mesi, prima di fuggire verso la Turchia.
L’ingresso in Germania sarebbe avvenuto nell’estate 2023, seguito da una fase caratterizzata da difficoltà di integrazione linguistica e occupazionale e dal blocco del ricongiungimento familiare, elementi che avrebbero contribuito a un peggioramento della sua condizione psicologica. L’uomo avrebbe inoltre rifiutato di partecipare a un programma di deradicalizzazione, radicalizzandosi invece sempre di più, soprattutto nei sei mesi precedenti all’attentato.



