Per Björn Höcke, i veri tedeschi sono solo quelli dell’est
Chi non conoscesse Björn Höcke, che fuori dalla Germania fa meno notizia del suo partito in blocco, può farsene un’idea mettendo insieme tutte le caratteristiche e posizioni politiche che si attribuiscono a grandi linee ad AfD. Il leader della sezione turingia del partito, infatti, si distingue proprio perché porta all’estremo tutti gli argomenti che afferiscono alla sfera dell’ultradestra, fra i quali il rifiuto in blocco dell’immigrazione, la difesa a oltranza del patriottismo e dell’identità tedesca, l’orgoglio per la storia nazionale, le teorie del complotto sulla “sostituzione etnica”. Per Björn Höcke la Germania dovrebbe essere abitata solo da tedeschi, governata, manco a dirlo, solo da tedeschi e occuparsi solo delle esigenze e dei diritti dei tedeschi. La suo boutade più recente, però, ha reso chiaro che, quando parla di tedeschi, non parla affatto di tutti i tedeschi, ma solo dei “veri tedeschi”, che sarebbero, secondo Höcke, solo quelli dell’est. Quelli dell’ovest non sarebbero che “americani di lingua tedesca”.
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Questa singolare distinzione, Höcke l’ha fatta intervenendo nel podcast della rivista svizzera “Weltwoche”, condotto dal direttore Roger Köppel, figura di riferimento del conservatorismo populista elvetico.
Perché solo i tedeschi dell’est sono veri tedeschi secondo Björn Höcke
La distinzione, che Höcke attribuisce a una lettura di cui non precisa la fonte, ruota attorno al concetto di “identità surrogata”. Secondo il leader di AfD in Turingia, i tedeschi dell’ovest si sarebbero lasciati “usurpare” dalla cultura statunitense nel corso dei decenni successivi alla sconfitta del nazionalsocialismo. L’integrazione europea e l’influenza culturale americana sarebbero diventate un sostituto identitario per una nazione che, a un certo, aveva perduto fiducia in se stessa. Il fatto che il problema fosse più che altro la perdita di fiducia del resto del mondo, verso un Paese che aveva votato per un partito autoritario, permesso l’ascesa di una dittatura feroce, invaso i propri vicini e massacrato milioni di persone non ha trovato posto nell’analisi dell’ex professore di storia. L’Est, invece, non avendo percorso quella traiettoria, avrebbe conservato, secondo Höcke, un’identità più autentica. Höcke, che ci ha tenuto a precisare di non essere “anti-americano”, non ritiene quindi che cinquant’anni di dominio dell’Unione Sovietica non abbiano avuto particolare influenza sull’identità degli abitanti dell’ex DDR, i quali sarebbero, a oggi, gli unici veri “tedeschi di lingua tedesca”. Höcke ha inoltre definito la Germania un vassallo degli Stati Uniti, tesi condivisa da diversi esponenti AfD.
Tutto questo ragionamento potrebbe apparire strano, considerando che lo stesso Höcke è nato all’ovest, per la precisione in Westfalia, è cresciuto nel Westerwald e ha lavorato come insegnante in Assia fino al 2014. Nel podcast, il cinquantaquattrenne di Lunen ha specificato che niente di tutto questo si applica a lui: i suoi nonni paterni si sono trasferiti dalla Prussia orientale a Westerstede dopo il 1945 e, per questo, si definisce tedesco “in senso più ampio”, indipendentemente dalla geografia della propria infanzia, rivendicando il diritto di definire la propria identità indipendentemente dal luogo di nascita e da quello in cui sono emigrati i suoi familiari.
Le incoerenze dell’identitarismo
Sulle dichiarazioni del politico AfD si trova una bella e profonda riflessione sul Tagesspiegel, in un articolo che riconduce le sue tesi alla categoria dell’essenzialismo culturale, contrapposto a ciò che il sociologo Andreas Reckwitz definisce ipercultura.
Quest’ultima si caratterizza per la centralità dei concetti di diversità e cosmopolitismo, l’individuo occupa il centro della scena: in un mondo globalizzato, ciascuno può costruirsi attraverso le opportunità offerte dai più diversi ambiti sociali, e le culture risultano dinamiche, permeabili, in continua trasformazione. L’essenzialismo culturale muove da premesse opposte: l’identità collettiva di una comunità, plasmata dalla condivisione della storia, dell’origine e della lingua, prevale sull’individuo, che si integra nel collettivo anziché definirsi autonomamente. Le declinazioni di questa visione spaziano, secondo Reckwitz, dalle identità regionali fino al terrorismo fondamentalista.
La teoria della sostituzione etnica e l’orgoglio per tutta la storia tedesca
Nel medesimo podcast, Höcke non ha mancato di ricorrere ad alcuni dei suoi più celebri cavalli di battaglia, a partire dalla teoria secondo cui la principale minaccia per la Germania odierna sarebbe l’immigrazione, considerata non come fenomeno umano, sociologico o riflesso della situazione geopolitica, ma come uno strumento che oscure élite liberali starebbero usando consapevolmente, trasferendo in Germania milioni di persone da altri Paesi e altre culture, con lo scopo specifico di distruggere il Paese. Questa è la narrazione classica di una teoria del complotto nota come “Grande Sostituzione”: secondo tale schema, che parte come antisemita e antimusulmano, ma si estende agevolmente a coprire qualsiasi tipo di razzismo e xenofobia, presunti “poteri occulti” mirerebbero a rimpiazzare la popolazione europea autoctona con gruppi demografici culturalmente “estranei”.
Altra posizione storica che ha reso Björn Höcke estremamente controverso in Germania sono le critiche all’elaborazione dei crimini del nazionalsocialismo. Anche nel podcast di Weltwoche, come già in molte altre occasioni, Höcke ha sostenuto che si dovrebbe smettere di trattare la storia tedesca come un “album di criminali”. Già in passato, aveva criticato la presenza del Memoriale dell’Olocausto nel centro di Berlino, sostenendo che la Germania sia l’unico Paese che ha fatto un monumento alla vergogna. In quell’occasione, gli attivisti satirici del gruppo “Centro per la Bellezza Politica” ricostruirono una piccola replica del monumento proprio davanti a casa di Höcke.
Il conduttore del podcast Roger Köppel, durante l’intervista, non ha mai contrastato le dichiarazioni di Björn Höcke né ha posto domande critiche sulle sue posizioni né sui suoi precedenti penali (Höcke è stato condannato per uso ripetuto dello slogan vietato delle SA “Tutto per la Germania”), limitandosi a presentarlo come “la figura più controversa della politica tedesca”. Secondo l’Ufficio per la protezione della costituzione, tuttavia, la sezione di AfD in Turingia da lui presieduta non è “controversa” ma “sicuramente estremista di destra”. Höcke è stato inoltre il leader di “Der Flügel”, l’ormai disciolta ala destra del partito, considerata troppo estremista perfino dall’organizzazione centrale e quindi dismessa, ma le cui correnti, con Höcke in testa, esercitano ancora un’influenza non trascurabile all’interno di AfD.




