Berlino vuole dire basta ai pagamenti solo in contanti. La proposta

Chi vive nella capitale tedesca sa che è sempre bene avere con sé del contante: non è affatto detto che le piccole spese, dagli acquisti allo “Späti” fino alla cena al ristorante, si possano pagare con la carta. A Berlino capita ancora, entrando in un bar o in un negozio, di trovare un cartello che recita “nur Barzahlung” ovvero “si accettano solo pagamenti in contanti“. La coalizione CDU-SPD che governa la Città-Stato ha deciso di mettere fine a questa pratica, muovendosi attraverso il Bundesrat per modificare il quadro normativo a livello federale.
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L’iniziativa al Bundesrat: obbligare gli esercenti ad accettare i pagamenti elettronici
I vertici dei gruppi parlamentari della CDU e dell’SPD berlinese intendono approvare formalmente il via libera all'”iniziativa del Bundesrat sui pagamenti digitali” durante la riunione di coalizione del 20 e 21 aprile, in programma nella periferia della città. La misura, già discussa con il senatore alle finanze Stefan Evers (CDU), punta a introdurre l’obbligo per commercianti e ristoratori di accettare pagamenti con carta o strumenti digitali, salvo eccezioni circoscritte.
L’amministrazione del Senato si attende da questa norma una maggiore trasparenza nelle transazioni. Dirk Stettner, capogruppo della CDU, ha sintetizzato così gli obiettivi: “Vogliamo una maggiore facilità d’uso per i clienti, maggiori entrate fiscali, e premiare tutti coloro che si sono comportati correttamente anche finora”.
Sono previste deroghe nei casi in cui manchi un’infrastruttura tecnica adeguata o in cui microimprese segnalino situazioni di difficoltà concreta. Stettner ha inoltre precisato, in un’intervista alla B.Z., che la norma non deve in alcun modo servire da pretesto per ridurre o eliminare il contante come mezzo di pagamento.
Pressione da Berlino sul governo nazionale per mettere fine all’obbligo dei pagamenti in contanti
Con questa mossa, Berlino intende sollecitare il governo federale ad agire. Nel contratto di coalizione tra Unione e SPD a livello nazionale è già scritto che debba esistere “una vera libertà di scelta nei pagamenti” e che “in linea di principio debbano essere offerti gradualmente il contante e almeno un’opzione di pagamento digitale”. Sul piano pratico, tuttavia, poco è stato fatto finora.
C’è poi un altro problema da considerare: l’Europa è ancora completamente dipendente dai sistemi di pagamento con base negli Stati Uniti e di recente, in diverse istanze, è diventato chiaro come il monopolio sui sistemi di pagamento elettronico possa tradursi in uno strumento di pressione da parte degli USA, che possono, ad alcune condizioni e anche in modo arbitrario, escludere soggetti, istituzioni e territori da sistemi di pagamento indispensabili e per i quali non esiste alternativa.
Anche per questo, la Germania guarda con interesse al cosiddetto Single Currency Package dell’Unione Europea, un pacchetto normativo pensato per ridurre la dipendenza del continente da operatori statunitensi come Visa, Mastercard e PayPal, in un contesto di crescenti tensioni transatlantiche. La Banca centrale europea e la Bundesbank puntano sull’euro digitale, che però non dovrebbe essere disponibile prima del 2029. Nel frattempo è in fase di lancio Wero, la piattaforma europea alternativa a PayPal.
Già oggi i commercianti non possono applicare commissioni aggiuntive per i pagamenti con carta o tramite cellulare. Alcuni, tuttavia, impongono soglie minime di acquisto al di sotto delle quali accettano solo contanti. In assenza di un obbligo di legge, nessun esercente è tenuto ad accettare strumenti di pagamento digitali.
Evasione fiscale: ogni anno in Germania si bruciano 15 miliardi di Euro
Dietro la proposta c’è anche una questione di gettito. Secondo le stime del sindacato tedesco dei funzionari fiscali e della Corte dei conti federale, l’evasione fiscale nei settori ad alta intensità di contanti sottrae alle casse dello Stato più di 15 miliardi di euro ogni anno. A questa cifra si sommano le imposte sul reddito e i contributi sociali non versati riconducibili al lavoro irregolare.
A Berlino operano 80.300 attività classificate come “cash-intensive”, stando ai dati forniti dall’amministrazione finanziaria del Senato in risposta a un’interrogazione del deputato SPD Sebastian Schlüsselburg. I controlli sui registratori di cassa restano però marginali: nel 2024 soltanto l’1,2% di queste attività è stato sottoposto a una verifica fiscale, il che significa che quasi 99 esercizi su 100 operano senza alcun controllo sulle transazioni in contanti.
Le resistenze del settore
L’Associazione tedesca degli albergatori e ristoratori, Dehoga, si oppone apertamente alla misura, definendola “coercizione statale” e mettendo in guardia da un’ingerenza nella libertà imprenditoriale. Le obiezioni sono in larga parte di natura economica: i costi aggiuntivi legati all’infrastruttura digitale, fra terminali, commissioni e contratti con i gestori, ricadrebbero con particolare peso sulle piccole imprese che operano con margini ridotti. Per transazioni di importo minimo, come un caffè, una birra o un gelato, le commissioni applicate risulterebbero sproporzionate rispetto al ricavo.
Sul fronte opposto si collocano le rilevazioni demoscopiche. Secondo un sondaggio condotto da Mastercard, l’88% dei tedeschi si aspetta di poter pagare con carta nei negozi. Il 40% degli intervistati ha già rinunciato ad acquistare, o ha evitato del tutto, un esercizio commerciale che non accettava pagamenti digitali. Lo stesso Mastercard aveva rilevato già nel 2021 che il 90% dei ristoratori accettava carte, a indicare che la resistenza al cambiamento è concentrata in una minoranza del settore.




