Allentamento della sanzioni alla Russia: Merz boccia la scelta degli USA
La guerra in Iran ha scosso i mercati energetici globali in pochissimi giorni. Il fenomeno era senza dubbio prevedibile, ma la rapidità con cui si è verificato è comunque colto impreparati tanto i governi quanto i consumatori. A meno di due settimane dall’inizio del conflitto, i prezzi del petrolio e del gas sono saliti senza smettere praticamente mai e lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman attraverso cui transita una quota rilevante del commercio petrolifero mondiale, è di fatto bloccato.
La soluzione di Washington, in questo contesto geopolitico, è un allentamento, sia pure provvisorio, delle sanzioni imposte alla Russia, in particolare le restrizioni alle importazioni di petrolio, il che suscita non poche perplessità in Europa e soprattutto in Germania. Perfino il cancelliere Friedrich Merz, che fino a questo momento non aveva criticato apertamente nessuna delle scelte dell’amministrazione Trump, a partire dall’attacco all’Iran, ha espresso pubblicamente la sua contrarietà.
La nuova politica degli USA

Foto: U.S. Department of the Treasury, Public domain, via Wikimedia Commons
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha rilasciato giovedì una licenza che autorizza, fino all’11 aprile, l’acquisto di petrolio greggio e derivati russi già caricati sulle navi prima del 12 marzo. A illustrare la misura è stato il ministro delle Finanze Scott Bessent, che sulla piattaforma X (ex Twitter) ha presentato il provvedimento come risposta al forte rincaro provocato dalla guerra in Iran: consentire l’accesso a scorte già in transito avrebbe l’effetto di ampliare l’offerta sul mercato mondiale.
Bessent ha tuttavia precisato che la Russia non ricaverà da questa deroga alcun vantaggio finanziario di rilievo, definendo l’esenzione “limitata”. Una valutazione che non ha convinto gli alleati europei.
Il ruolo della “flotta ombra”
Da quando le sanzioni legate alla guerra in Ucraina hanno colpito il settore petrolifero russo, Mosca ha fatto sempre più ricorso, per le esportazioni via mare, a navi non registrate o soggette a restrizioni, che costituiscono quella che è stata definita “flotta ombra“. In condizioni normali, qualsiasi paese o azienda commerci con queste imbarcazioni rischia di incorrere a propria volta in misure sanzionatorie. La licenza temporanea concessa da Washington sospende di fatto questo rischio per le spedizioni già in corso.
La posizione di Merz e del G7 contro l’allentamento delle sanzioni alla Russia
Da Andøya, in Norvegia, dove si trovava in visita ufficiale, il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) ha espresso una valutazione negativa netta, la prima su un’iniziativa dell’amministrazione di Donald Trump. “Allentare le sanzioni ora, per qualsiasi motivo, lo riteniamo sbagliato”, ha dichiarato, aggiungendo di voler conoscere le ragioni che hanno indotto il governo americano a procedere in questa direzione.
Mercoledì si era tenuta una videoconferenza dei leader del G7 con la partecipazione del presidente statunitense Donald Trump. “Sei membri del G7” ha riferito Merz “hanno espresso con grande chiarezza l’opinione che questo non sia il segnale giusto”. Appresa venerdì mattina la notizia che Washington avesse comunque proceduto, Merz ha ribadito la propria posizione precisando che: “Al momento c’è un problema di prezzo, ma non di quantità”.
I pareri di Oslo e di Kyiv
Sulla stessa lunghezza d’onda si è collocato il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre. Le sanzioni energetiche, ha sottolineato, restano uno strumento essenziale fintanto che Mosca non mette fine alla guerra contro l’Ucraina. “La Russia è più sensibile a questi segnali nel settore energetico. È quindi del tutto sbagliato iniziare ad allentare le restrizioni proprio in questo ambito”, ha dichiarato Støre, ricordando che l’Europa ha già intrapreso un percorso di indipendenza dall’energia russa e ha inviato segnali chiari in tal senso.
Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj si è espresso contro la misura durante una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron a Parigi. Secondo Zelenskyj, la decisione non avvicina la fine del conflitto e consentirebbe alla Russia di incassare fino a dieci miliardi di dollari da destinare allo sforzo bellico.
In ambito tedesco, la ministra federale dell’Economia Katherina Reiche (CDU) aveva già manifestato preoccupazione per il rischio di “continuare a riempire le casse di guerra di Putin“, attribuendo la scelta americana a pressioni politiche interne molto forti.
La reazione di Mosca
A Mosca la notizia è stata accolta con prevedibile soddisfazione. Kirill Dmitriev, inviato del Cremlino, ha scritto su Telegram che gli Stati Uniti riconoscono così un dato di fatto: senza il petrolio russo, la stabilità del mercato energetico globale non è garantita. Dmitriev ha parlato di circa 100 milioni di barili in transito e ha lasciato intendere che, sullo sfondo dell’aggravarsi della crisi, ulteriori allentamenti appaiono sempre meno improbabili.
Il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha letto la mossa come un tentativo di stabilizzare i mercati, individuando una convergenza di interessi tra Washington e Mosca su questo specifico punto — una lettura rilasciata alle agenzie di stampa russe e destinata, con ogni probabilità, a irritare ulteriormente gli alleati europei.



