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CDU: “il lavoro part time non è un diritto”

Al congresso federale della CDU previsto per fine febbraio verrà discussa una proposta dell’ala economica del partito che mira a ridimensionare drasticamente il diritto al lavoro part-time. La sezione dell’Unione che si concentra sui temi dell’economia e in particolare sulle piccole e medie imprese (MIT) ha presentato una mozione dal titolo “No al diritto al lavoro part-time come stile di vita”. Le testata Stern è stata la prima a parlarne, espandendo al resto della Germania una polemica che era già iniziata all’interno del partito. 

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Secondo gli esperti di economia dell’Unione, non si dovrebbe poter semplicemente decidere di lavorare part time: lavorare meno ore dovrebbe essere un privilegio concesso solo per ragioni di necessità comprovata, come la cura dei figli, l’assistenza ai familiari o la partecipazione a percorsi di formazione continua. D’altra parte, già il cancelliere Friedrich Merz aveva detto che l’ambizione di trovare un equilibrio fra lavoro e vita privata andava abbandonata e che tutto il Paese doveva lavorare più ore e dedicarne meno a tutto il resto.

Gitta Connemann, alla guida del MIT, ha difeso l’iniziativa sostenendo che chi dispone della capacità di incrementare le ore lavorative dovrebbe farlo. La carenza di manodopera specializzata rappresenta, a suo dire, un’emergenza che non consente allo Stato sociale di garantire indefinitamente la riduzione volontaria dell’orario. Le prestazioni integrative servirebbero per circostanze davvero straordinarie, non per diventare consuetudine. Andreas Gassen, presidente dell’Associazione federale dei medici convenzionati, ha recentemente sollevato analoghe perplessità, sottolineando come chi lavora meno per scelta personale contribuisca in misura ridotta al sistema previdenziale pur continuando ad accedere integralmente ai servizi.

La proposta divide l’Unione

L’opposizione alla proposta emerge anche dall’interno dello stesso partito. Dennis Radtke, responsabile dell’Unione dei lavoratori cristiano-democratici, ha dichiarato ai giornali del Funke Mediengruppe che l’approccio capovolge le priorità. Radtke auspica un aumento delle transizioni dal part-time al full-time, ma identifica il problema nelle condizioni strutturali: servizi inadeguati per l’infanzia e l’assistenza agli anziani impediscono spesso questo passaggio. Numerosi lavoratori vivono il tempo parziale come una “trappola”, non come libera scelta.

Dati dell’Ufficio federale di statistica confermano che la maggioranza opta per il part-time spinto da fattori esterni. Quasi metà delle donne coinvolte si dedica ai figli o a parenti non autosufficienti; tra gli uomini tale percentuale scende sotto il 20%. Circa il 10% dei lavoratori part-time desidera incrementare l’orario ma non trova opportunità adeguate. Nel 2024, il 29% della forza lavoro tedesca operava lavorava part time; nel 2025 questa quota ha superato per la prima volta il 40%. Tra le donne, la percentuale raggiunge il 49%, mentre si attesta al 12% tra gli uomini.

SPD: “Così si minaccia la coesione sociale”

Una volta che il documento è diventato di dominio pubblico, le critiche non hanno tardato ad arrivare anche da sinistra, sia dalle fila del governo che da quelle dell’opposizione. Dagmar Schmidt, vicecapogruppo parlamentare dell’SPD (che condivide il governo con la CDU), ha accusato il MIT di compromettere la coesione nazionale. Schmidt ha evidenziato una contraddizione: da un lato si accusano i lavoratori di pigrizia esigendo maggiore impegno, dall’altro si espellono persone integrate che studiano o lavorano. L’investimento, sostiene, dovrebbe concentrarsi su istruzione, formazione, ricerca e sviluppo per incrementare la produttività, per stimolare l’economia e la crescita, invece di erodere i diritti dei lavoratori, che sono il frutto di decenni di battaglie sindacali.

Anche Verdi e Die Linke, evidentemente, hanno respinto con fermezza la proposta. Armin Grau, esperto di lavoro dei Verdi, ha bollato come irrispettoso il linguaggio utilizzato verso chi lavora con impegno. Molte donne, per esempio, sarebbero ben felici di aumentare le ore ma vengono ostacolate dalla carenza di strutture per l’infanzia. Altre riducono l’orario a causa di malattie o stress psicologico elevato, problematiche che richiederebbero maggiori misure preventive e di tutela della salute, secondo Grau.

Sören Pellmann, capogruppo di Die Linke, ha dichiarato che l’iniziativa tradisce una concezione antiquata del lavoro e ha accusato una parte della CDU di voler erodere le conquiste fondamentali dei lavoratori per privarli della forza contrattuale, del potere di negoziare e per metterli in condizioni di implorare un impiego per garantirsi la sussistenza, accettando qualsiasi condizione. Costringere le persone a giustificare il part-time, dice, appare inaccettabile quando le cause risiedono spesso nelle politiche inadeguate o nelle condizioni lavorative scadenti.

Marcel Fratzscher, direttore dell’Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW), ha lanciato un monito sul Rheinische Post: limitare il diritto al part-time danneggerebbe gravemente imprese ed economia tedesca. Le sue previsioni indicano una probabile contrazione dell’occupazione e un aggravamento della carenza di personale qualificato, poiché chi si trova a lavorare part time perché il lavoro part time è incompatibile con il resto della sua vita, probabilmente sarebbe costretto a scegliere di abbandonare del tutto l’impiego, piuttosto che aumentare le ore lavorative.

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