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L’incredibile storia queer di Anastasius, decapitato nel 1721

Questa è indubbiamente la storia di una persona queer, tuttavia, con le informazioni che abbiamo oggi, risulta difficile dire con certezza se si tratti della storia di un uomo trans, di una donna lesbica o di quella che oggi chiameremmo un’identità fluida. Questo perché la persona alla quale fu dato, alla nascita, il nome di Catharina Margaretha Linck, ma che scelse per sé quello di Anastasius Lagrantinus Rosenstengel e diversi altri nomi maschili, in altri momenti della vita, potrebbe avere agito per motivi diversi.

Il mistero dell’identità

Se consideriamo il tipo di vita che le donne conducevano nell’Europa del XVIII secolo, infatti, non è difficile immaginare come una donna che non desiderasse sposarsi o che fosse attratta romanticamente dalle donne e non dagli uomini, avesse ben poche opzioni: o il convento che, come vedremo, non era un’opzione praticabile in questo caso, per motivi religiosi, o l’assunzione di un’identità maschile. Se, alla base della sua storia, ci fosse anche quella che oggi riconosceremmo come un’identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita, non possiamo saperlo, perché i resoconti dei processi non ce lo dicono. Ed è soprattutto da questi che abbiamo appreso la storia di Linck/Rosenstengel, della sua vita, del suo ingegno e, con dovizia di particolari, anche della sua vita sessuale e della sua morte

Dal momento che non possiamo avere risposte sul sentire e sull’identità, ci baseremo sulla storia, come del resto ha fatto la scrittrice Angela Steideles, che di Linck/Rosenstengel ha scritto una biografia nel 2021, scegliendo di utilizzare il genere e il nome che corrispondevano ai diversi momenti della vita di Catharina/Anastasius.

La nascita di Catharina

Catharina Margaretha Linck nacque nel 1687 a Gehofen, in Turingia, da una vedova che era rimasta incinta di un soldato. I primi anni li visse, insieme alla madre, in un orfanotrofio fondato dal teologo e pedagogo tedesco August Hermann Francke. È proprio qui che si innesta la fortissima influenza religiosa che influenzò buona parte della sua vita. Francke, infatti, era un “pietista”. Il Pietismo era una corrente del cristianesimo protestante che si opponeva al luteranesimo e si fondava in modo marcato sul misticismo e sull’ascesi. Catharina, fin dalla prima infanzia, riceve un’istruzione rigidamente religiosa e, intorno ai 12 anni, subisce l’influenza dei cosiddetti “Ispirati”, un sotto-gruppo protestante che credeva nell’ispirazione diretta dello Spirito Santo. Non sappiamo bene che cosa accadde in quegli anni, ma le fonti riprendono da tre anni dopo, quando l’adolescente, che indossa già abiti maschili, abbandona il maestro spirituale e si mette in viaggio, forse per predicare.

August Hermann Francke
August Hermann Francke Rijksmuseum, CC0, via Wikimedia Commons

Non sappiamo che nome avesse scelto per sé all’epoca: le fonti parlano di “vari appellativi maschili”, ma sappiamo che il nome Anastasius arrivò qualche anno dopo. Per ora, quindi, sappiamo che, intorno al 1702, si aggirava per la Germania un giovinetto imberbe, che aveva appreso il mestiere di fabbricante di bottoni e quello di incisore di calici e che portava con sé, attaccato ai pantaloni, un corno cavo, rivestito di cuoio, che usava per urinare in piedi. Sembra, tuttavia, che questo prototipo ingegnoso di she-wee, lungi dall’essere il pratico ritrovato che moltissime persone usano anche oggi, specialmente nei bagni pubblici, non funzionasse affatto bene e che, purtroppo, portasse l’utilizzatore a ritrovarsi spesso con le scarpe bagnate.

Come facciamo a sapere tutte queste cose? Merito e colpa di Anastasius, che, quando fu processato, molti anni dopo, fu praticamente costretto a rivelare tutti i dettagli della sua vita intima e biologica.

Le origini di Anastasius: predicatore, soldato, disertore e inventore

Con il nome Anastasius Lagrantinus Rosenstengel, il nostro protagonista fu addirittura battezzato a Norimberga, dagli anabattisti, dopo essere arrivato in città al seguito di una setta pietista radicale. Nella città bavarese, sembra che Anastasius abbia fatto il predicatore.

La sua carriera cambiò presto, tuttavia: nel 1705, appena diciottenne, si arruolò come soldato nelle truppe dell’Elettorato di Hannover e combatté anche nella guerra di successione spagnola. 

Di questo periodo restano tracce che lo vedono utilizzare nomi diversi, fra i quali Cornelius Hubsch, Peter Wannich e Anastasius Beuerlein. E a questo punto il lettore si chiederà: come era possibile che, in un periodo storico nel quale non era certo possibile cambiare i caratteri sessuali secondari come si fa oggi, nessuno si accorgesse che Cornelius/Peter/Anastasius non era un uomo cisgender? E la risposta è che se ne accorgevano, infatti, i suoi commilitoni, soprattutto perché il nostro protagonista continuava a farsi la pipì sulle scarpe. Il risultato era, ogni volta, la cacciata da un corpo d’armata, che terminava con l’arruolamento in un altro, dopo un opportuno cambio di nome. L’inesistenza di archivi sistematizzati che permettessero di verificare le identità permise ad Anastasius di ripetere l’esperimento più volte.

Da soldato, sappiamo – sempre grazie alle carte processuali – che frequentava anche le prostitute. Per poter avere rapporti con loro, Anastasius aveva costruito un dildo di cuoio e vescica di maiale, con tanto di testicoli, che si legava all’inguine con una cinghia di pelle. Praticamente, dopo aver inventato lo she-wee, aveva inventato lo strap-on

Il suo contributo all’ingegneria pare sia stato apprezzato dalle sue compagne, compresa la moglie (ci arriveremo più avanti), la quale al processo dichiarò di non aver saputo, almeno all’inizio, che quello del marito non fosse un pene vero. E se vi sembra morbosa questa descrizione, aspettate di leggere in che modo l’esistenza di un “giocattolo erotico” abbia influito sulla decisione della condanna a morte del nostro povero protagonista.

Anastasius Catharina
See page for author, Public domain, via Wikimedia Commons

La prima volta che Anastasius arrivò vicino alla pena di morte, però, non fu a causa della sua identità di genere o della sua condotta sessuale, ma per diserzione – che all’epoca era un reato molto più grave che non ingannare una prostituta con un pene artificiale. Per scampare alla forca, in quell’occasione, dopo 16 settimane di prigione, Anastasius si presentò come Catharina, ovvero dichiarò al proprio confessore di essere una donna e ottenne la grazia.

Il matrimonio

Arriviamo dunque al 1717, quando Anastasius, ormai trentenne, sposa la diciannovenne Catharina Margaretha Mühlhahn. I guai arrivarono prima di tutto nella persona della suocera. La signora Mühlhahn, infatti, dichiarò più tardi di aver sempre sospettato che il genero fosse una donna e perseguitò la coppia a tal punto da costringerla a lasciare la città di Halberstadt, nella quale i due si erano stabiliti. Anastasius e Catharina viaggiarono per un po’, vivendo di elemosina e di espedienti. A Münster, trovarono rifugio in un collegio di gesuiti e si convertirono al cattolicesimo, per sposarsi una seconda volta secondo questo rito. 

A dividere i due fu essenzialmente la miseria: lasciato il convento, dopo un altro, lungo periodo di stenti, Catharina tornò dalla madre nel 1720, mentre Anastasius arrivò a Helmstedt e fu ospitato dal pastore della parrocchia luterana di St Marienberg, dove pensò bene di convertirsi nuovamente al protestantesimo luterano e farsi battezzare di nuovo. In quell’occasione, riuscì a mettere insieme abbastanza denaro per tornare a prendere la moglie e sposarla di nuovo, questa volta con rito luterano. La suocera, naturalmente, non voleva saperne e ne nacque una colluttazione, durante la quale saltò fuori, non si sa come, il finto pene di Rosenstengel. La donna, a quel punto, aveva la scusa perfetta per denunciare il genero, che infatti fu immediatamente arrestato.

Il processo e la condanna

Il processo, che poi è l’unico motivo per cui sappiamo così tanto della vita di Anastasius, fu una faccenda lunga e complicata. La moglie Catharina, come era prevedibile, disse di essere stata ingannata e di non aver avuto idea della reale anatomia di suo marito. Per contro, i giudici non sapevano bene come affrontare questo caso, dal momento che la Bibbia – che era il testo di riferimento anche solo nella definizione del peccato commesso dall’imputato – non si interessa minimamente dei rapporti sessuali che avvengano in assenza di peni, mentre invece si scaglia ferocemente contro quelli che avvengono alla presenza di due peni nella stessa camera da letto.

E perché mai la Bibbia avrebbe dovuto essere il testo di riferimento? Semplice, perché l’unico reato concepito, in un contesto legato all’omosessualità o presunta tale, era il reato di sodomia, la cui definizione diventava complicata, in assenza dell’attrezzatura biologica necessaria a commetterla. All’epoca, tale reato includeva, per esempio, anche il sesso orale, che era vietato anche fra marito e moglie in quanto non finalizzato alla procreazione. Nel reato rientrava, si decise, anche la fornicazione fra due donne. Ma – ed erano queste le questioni che un giudice doveva porsi – si poteva parlare di sodomia o comunque di fornicazione, quando a essere coinvolto era un oggetto inanimato?

Niente di tutto questo, ovviamente, impedì al tribunale la condanna a morte, che arrivò solo per Rosenstengel, giudicato un “truffatore di terre e persone”. Alla fine della sua vita, forse in seguito alla tortura e alle durissime condizioni della detenzione, Anastasius tornò a presentarsi come Catharina, dichiarando di essere una peccatrice, sviata da Satana fin dall’infanzia. Nessun pentimento, valse a evitare la condanna a morte, che fu eseguita per decapitazione, al mercato del pesce di Halberstadt l’8 novembre 1721. La moglie venne considerata una complice poco consapevole, e fu condannata a tre anni di prigione e poi espulsa dal Paese.

Quella di Linck/Rosenstengel, per quanto risulta dalle fonti storiche in nostro possesso, fu l’ultima condanna a morte per “fornicazione fra donne” in Europa. Solo con l’entrata in vigore del Codice penale degli Stati prussiani, nel 1851, il sesso lesbico smise di essere considerato un reato, nonostante fosse ancora illegale quello fra due uomini.

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