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Gassi a bordo di una Trabant, protagonista della “Ostalgie”

di Elena e Paolo Brasioli. Disegni di Paolo Brasioli

Eccola, la mia speciale compagna di  questo Gassi, che incontro spesso per strada, soprattutto verso il tratto di Muro di Berlino superstite vicino al Gropius Bau. È la Trabant. Ed è mio grandissimo piacere presentarvela e raccontarvi alcune sue caratteristiche, collocandola nel contesto nel quale è stata progettata e realizzata e si è mossa, diventando una leggenda a quattro ruote. Infatti, ci fa capire molte cose sul mondo di quel tempo, essendo stata l’auto del popolo tedesco dell’Est, della DDR! La Trabant fu di fatto quasi l’unica scelta possibile per il trasporto privato delle persone, allora, in gran parte dei paesi dell’Est!

di Paolo Brasioli

La produzione di Trabi era iniziata in modo molto promettente il 7 Ottobre 1957 e si concluse dopo 34 anni, alle ore 14.51 del 30 Aprile 1991, quando l’ultima Trabant uscì dall’industria automobilistica Sachsenringwerk di Zwickau, in Sassonia. Sì, esatto: sembra incredibile, ma fu prodotta per ben sedici mesi dopo la caduta del muro. Gli esemplari realizzati furono poco più di 3 milioni e centomila, in 4 successive versioni (la prima tondeggiante P50/500, la P60/600, la 601, che è la più famosa e la più diffusa, e la finale Trabant 1100). Se ne vedono anche a 6 ruote, limousine o altre varianti pazzerelle, ma che sono di fatto delle elaborazioni successive, realizzate per i turisti. Fu invece prodotta sostanzialmente solo berlina e Station Wagon, ed i colori disponibili erano principalmente un grigiolno, un verdino, un beigeolino ed un azzurrino con al massimo, per amor di fantasia, la variante del tettuccio bianco!


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Questione di “pelle”

Ma quello di cui voglio parlarvi maggiormente oggi è la sua pelle, il suo corpo di  carrozzeria. Infatti, tamburellandoci sopra, accarezzandola, si può apprezzare il fatto che al tatto suona vuota e direi “plasticosa”. Sì, la Trabant ha una struttura a telaio in acciaio, ma la carrozzeria, è realizzata in uno speciale materiale plastico chiamato “Duroplast”, che è una resina termoindurente composita, sviluppata appositamente, dopo molte ricerche e prove, dall’ingegnere Wolfgang Barthel (1919-2018).

Il suo metodo di produzione lo colloca in una famiglia simile alla famosissima fòrmica e alla bachelite. È rinforzata ed impastata con fibre di tessuti di scarto dell’industria, soprattutto sovietica, dell’abbigliamento, come lana e cotone, che appunto creano la struttura con fibre, simile al principio della fibra di vetro. Ma appunto, anche questo dettaglio, a me particolarmente caro, ci racconta la storia di una società ancor prima che di un’automobile. Infatti, nella DDR c’era carenza di acciaio e ferro. Inoltre, quello scelto per la carrozzeria era un materiale leggero, per limitare i pesi e conseguentemente i consumi. Fra l’altro, risultava al contempo abbastanza resistente, almeno alle basse velocità. Tale materiale non si ossida o arrugginisce e, altro dettaglio non indifferente, non si ammacca o deforma. All’impatto forte si spacca e va semplicemente sostituito. E dato che è formato in una pressa, si applica più facilmente alla produzione intensiva. Quindi, le auto Trabant per le strade ed i parcheggi erano tutte in fila, tutte praticamente uguali, ed erano più o meno sempre in ordine.

E poi ecco che approfondiamo e comprendiamo l’importanza della scelta di questo materiale. Infatti, anche nelle freddissime giornate nella Berlino invernale, o nei paesi dell’Est dove fu commercializzata, la superficie del “Duroplast” risulta sempre relativamente caldina, e, con il non proprio efficientissimo impianto di riscaldamento in dotazione, anche questo particolare è sempre stato importante.

Gassi Trabant
di Paolo Brasioli

Lo smaltimento delle Trabant

Il “Duroplast”, però, è sempre stato difficile da smaltire responsabilmente – un problema riscontrato da sempre, anche con la fibra di vetro. Quando le Trabant scartate e dismesse hanno iniziato a riempire i depositi di demolizione e spazzatura, appunto soprattutto dopo il 1991, sono state ideate soluzioni a dir poco creative per riciclarle. Una è stata sviluppata da una società di biotecnologie di Berlino, che ha sperimentato addirittura un batterio per consumare il corpo dell’auto in venti giorni. Mentre alcune fantasiose leggende urbane, raffigurate anche in film e descritte in una canzone, hanno previsto il riciclaggio di questo materiale dandolo direttamente da mangiare a maiali, pecore e altri animali da fattoria. Sarebbe bello, già! E poi alla fine degli anni ’90, l’industria produttrice Sachsenring ha sviluppato una soluzione di smaltimento in cui i vari elementi della carrozzeria venivano sminuzzati, triturati e poi utilizzati come aggregato inerte per la costruzione di pavimentazione stradale. Questo, a pensarci bene, è un metodo anche molto poetico dato che le auto di ieri diventano in seguito, fisicamente, la strada per le auto del domani! Di questo metodo c’è stata anche una presentazione in un episodio di un programma su un canale televisivo americano. Un’ultima delle tante curiosità, che arricchiscono la storia di questa auto, è che il nome Trabant venne utilizzato per la prima volta nel 1957 per il modello definitivo P50 e pare significhi “satellite”.

Beh quando, rumorosa e fumosa, la Trabi ci passa vicino, tutti la guardano e tutti si sorprendono, intuendo davvero che essa viene da tutto un altro mondo e che oggi, sicuramente, è una delle principali e riconosciute icone della Ostalgie! Tschüss…

L’autore: Architetto Paolo Brasioli – Quattro | architectura

Provenendo da una famiglia di artisti veneti, Paolo Brasioli è stato influenzato presto dal ricco patrimonio culturale e artistico italiano. Fondamentale è stata l’influenza di suo padre, Alfredo Brasioli, rinomato fumettista, illustratore e grafico italiano.

Il suo lavoro fino ad oggi si è concentrato sulla costruzione di hotel di alta qualità e sull’interior design per abitazioni, hotel e strutture di gastronomia e benessere, così come sulla creazione di mobili, lampade, accessori e arte.

Ha lavorato con rinomate compagnie e gruppi alberghieri come Best Western, Crowne Plaza, Falkensteiner, Hilton, Hyatt, Le Meridien, Leonardo Hotels, Marriott, NH Hotels, Rocco Forte Hotels e Sheraton. Molte delle sue creazioni sono state esposte in rinomate fiere d’arte e di design.

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