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La Karl-Marx-Allee e i tormenti dell’Est: storia del viale più iconico di Berlino

Non la troverete fra le guide dei dieci monumenti imperdibili, ma una passeggiata sulla Karl-Marx-Allee è una delle esperienze più berlinesi e più suggestive che si possano fare nella capitale tedesca. Questa grande arteria che collega Alexanderplatz con il quartiere di Friedrichshain è perfetta per essere percorsa a piedi o in bicicletta, ideale per una sessione di jogging mattutino o per portare a spasso gli amici a quattro zampe. Il senso di marcia che dà più soddisfazione è probabilmente quello che va da Frankfurter Tor ad Alexanderplatz: vedere la torre della televisione avvicinarsi progressivamente, specialmente nella prima luce del mattino o al tramonto, è un’esperienza estremamente suggestiva. Tuttavia, anche percorrerla al contrario può essere estremamente piacevole, specialmente se, al termine della lunga passeggiata, vi aspetta una cena in uno degli adorabili ristorantini intorno a Boxhagener Platz.

Karl-Marx-Allee

Luogo di rivolte e conflitti

Oltre a essere bellissima e piacevole da percorrere, la Karl-Marx-Allee ha anche una storia ricchissima e complicata, che la rende iconica nel panorama berlinese. Questa via è stata infatti testimone di scontri rivoluzionari nel XIX e XX secolo, è stata quasi completamente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente ricostruita come un simbolo del socialismo nella DDR, per poi tornare a stratificarsi e riempirsi di significati nella Berlino riunificata.


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La Karl-Marx-Allee è stata teatro di furiosi scontri sulle barricate tanto durante la durante la Rivoluzione di novembre del 1918/19 quanto durante quella di marzo del 1848, dai quali nacqhe la Repubblica di Weimar. In quel periodo, la strada portava ancora il vecchio nome di “Große Frankfurter Straße”. Molto più avanti sarebbe diventata la Stalinallee e poi, quando anche la DDR aveva abbandonato il culto della personalità del dittatore sovietico, avrebbe assunto il nome attuale di Karl-Marx-Allee.

Architettura della Karl-Marx-Allee: da esempio del “Piano Collettivo” a simbolo dell’architettura socialista tedesca

Nonostante lo si percepisca per lo più come uno spazio dallo stile architettonico uniforme (e uniformemente ascrivibile agli ideali dell’architettura socialista), questo enorme viale presenta anche degli esempi di costruzioni che si rifanno a stili diversi. Per esempio, qui si trovano due grandi edifici dotati di portici che presentano i tratti modernisti distintivi del Bauhaus. A progettarli fu l’architetta russa Ludmilla Herzenstein. L’idea era creare un complesso abitativo che prevedesse fra gli edifici uno spazio verde molto ampio e, in generale, privilegiasse uno sviluppo libero e decentrato. Questi erano infatti gli ideali del cosiddetto “Piano Collettivo”, ideato nel 1945/46 da Herzenstein insieme all’architetto modernista Hans Scharoun. I loro ideali architettonici, tuttavia, non attecchirono nella DDR, perché giudicati troppo decadenti e occidentali. Al loro posto furono preferiti i dettami dell’architettura socialista, che qui avrebbe dovuto trovare la sua applicazione perfetta.

Karl-Marx-Allee [© Martijn van Exel / CC BY-SA 2.0
Karl-Marx-Allee [© Martijn van Exel / CC BY-SA 2.0]

Un esempio di questi ultimi ideali è il grattacielo di Weberwiese, progettato da Hermann Henselmann. Questo edificio fu considerato un modello per gli altri edifici lungo il viale e in generale per l’architettura della Germania Est. Quando inaugurò nel 1952, questo edificio era considerato l’incarnazione di ciò che il governo socialista doveva fare per i suoi cittadini. Chi viveva qui godeva di privilegi che nel resto della città, nell’immediato dopoguerra, erano assai rari, come l’accesso all’acqua corrente, anche calda, e la presenza di un portiere.

Il Bezirksam Mitte in Karl-Marx-Allee.
Molgreen, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Un anno dopo, nel 1953, questa strada fu teatro dei primi scontri della rivolta operaia che sarebbe culminata nella brutale repressione, coadiuvata dalle forze militari dell’Unione Sovietica. Quel particolare scontro, svoltosi il 17 giugno di quell’anno, ha dato il nome alla Straße des 17. Juni, che si trova poco lontano, nel quartiere di Tiergarten, e della quale abbiamo già parlato.

Cambi di nome: Große Frankfurter Straße, Stalinallee, Karl-Marx-Allee

Nel mentre, il viale divenne un vero e proprio cantiere di sperimentazione per l’applicazione del socialismo reale all’architettura. Durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti gran parte dell’allora Große Frankfurter Straße era stata rasa al suolo dai bombardamenti. La ricostruzione era l’occasione per la DDR di lanciare un messaggio politico. Il viale doveva essere un simbolo, un vanto, la “mano” tesa (anche fisicamente) verso est e verso gli ideali sovietici. Dopo il grattacielo sulla Weberwiese vennero altri edifici simili, pensati per suggerire un socialismo che non livellava verso il basso, ma verso l’alto, offrendo anche alle classi lavoratrici quei lussi che storicamente erano stati privilegio di pochi.

80%

Non solo gli appartamenti erano più belli e funzionali: anche i negozi che si trovavano lungo il viale avevano più prodotti di quasi tutto il resto dell’Est e il Café Moskau e la Haus Bukarest erano considerati fra i ristoranti più raffinati della DDR.

Nel frattempo, la strada aveva cambiato nome, diventando Stalinallee in occasione del 70° compleanno di Josef Stalin. E d’altra parte, il viale si ispirava, nella sua nuova conformazione, alle grandi “prospettive” russe, ai giganteschi viali di Mosca e San Pietroburgo, combinati con il classicismo del XIX secolo e con l’architettura di Karl Friedrich Schinkel, uno dei più influenti architetti della Berlino prussiana. Qui gli edifici non ricordano i palazzoni socialisti che si vedono in molte repubbliche ex sovietiche e neppure i Plattenbauten di altre zone dell’est. Ci sono decorazioni, fregi, colonne e concessioni all’estetica che normalmente non associamo alla spartana praticità dell’architettura socialista. In realtà, il cosiddetto “Zückerbäckerstil” (appunto questo stile architettonico molto riconoscibile) aveva la funzione di rivelare una faccia del socialismo che parlasse di una società che prometteva “lusso per tutti” piuttosto che di un mondo in cui nessuno dovesse ambire ad avere più che l’essenziale.

Come già anticipato, il nome del viale cambiò di nuovo 1961, quando la stella del grande dittatore si era ormai spenta nella Germania dell’Est. La notte del 14 novembre, i soldati dell’Esercito Popolare Nazionale rovesciarono il monumento di Stalin, alto quasi cinque metri, che dal 1951 era stato eretto di fronte al Palazzetto dello Sport. Si ritiene che il metallo fuso sia stato utilizzato per le statue dello zoo. Secondo un rapporto della Deutschlandfunk, tuttavia, alcuni brigadieri potrebbero averne messo al sicuro alcune parti: nel 2001, infatti, sono stati rinvenuti quelli che si ritengono essere l’orecchio sinistro e un pezzo di barba della statua (alcune repliche sono visibili oggi nel celebre Café Sibylle).

Karl-Marx-Allee

Declino, rinascita e gentrificazione

Il declino della DDR significò anche un progressivo degrado per gli edifici della Karl-Marx-Allee. Quelli che c’erano non furono manutenuti, quelli nuovi furono costruiti in stili simili, ma con materiali più scadenti. Paradossalmente, il loro recupero iniziò solo con la dissoluzione della DDR e la riunificazione, a partire dall’89. Ovviamente, gli investimenti necessari portarono con sé anche il fenomeno onnipresente della gentrificazione, che ha rischiato di cambiare completamente il volto del viale più celebre dell’est. Per contrastare questo fenomeno, il Land ricomprò numerosi appartamenti dagli investitori privati e li passò alla società edilizia statale Gewobag.

Negli anni successivi, per tutelare questo patrimonio architettonico, sono state intraprese varie iniziative. Il Senato di Berlino vorrebbe per esempio che i complessi residenziali che vanno da qui ad Hansaviertel (che si trovava a ovest) siano inclusi nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco sotto la denominazione “Karl-Marx-Allee e Interbau 1957. Architettura e urbanistica del modernismo del dopoguerra”.

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