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Speculazioni sui test PCR: la Germania ha sprecato 6 miliardi di euro

Un nuovo capitolo sembra essersi aggiunto alla già lunga storia degli scandali e degli sprechi che hanno caratterizzato il sistema sanitario tedesco durante la pandemia di Covid-19. Questa volta nell’occhio del ciclone sono i test PCR, per i quali lo Stato e le assicurazioni sanitarie pubbliche hanno speso circa sei miliardi di Euro: un’inchiesta giornalistica sembra ora dimostrare che questi costi sono stati artificialmente gonfiati allo scopo di speculare su una delle industrie più redditizie del periodo pandemico.

A svelarlo è un gruppo di giornalisti di WDR, NRD e Süddeutsche Zeitung, che hanno esaminato migliaia di pagine di materiali, documenti interni del Ministero della Sanità, decreti e scambi di informazioni fra il Ministero Sanità e l’Associazione Nazionale dei Medici di Laboratorio (ALM). Dall’inchiesta emergerebbero prezzi gonfiati artificialmente e attività di vero e proprio lobbismo, che hanno danneggiato le finanze pubbliche minacciando a più riprese di limitare un servizio indispensabile per il controllo della pandemia.

numero dei pcr

Test PCR: lo Stato tedesco ha pagato prezzi superiori a quelli di mercato

Secondo quanto emerso dall’indagine, i materiali necessari per i test erano disponibili sul mercato a prezzi molto più convenienti rispetto a quanto dichiarato dai rappresentanti dei medici nelle trattative con lo Stato e con le assicurazioni. Nei documenti che sono stati analizzati dai giornalisti delle tre testate, si legge che il prezzo di un test PCR è stato fissato a 22,02 Euro nelle trattative con le assicurazioni sanitarie pubbliche, nel maggio 2020. Sul mercato, tuttavia, esistevano diversi fornitori che offrivano il kit necessario per i PCR certificati a un prezzo compreso tra i quattro e i sette Euro. Nel corso dell’inchiesta, i giornalisti hanno anche contattato la Kassenärztliche Bundesvereinigung (Associazione Nazionale dei Medici delle Assicurazioni Sanitarie), la quale però non ha voluto fornire informazioni su come siano stati effettuati i calcoli che hanno portato alla determinazione del prezzo stabilito a maggio.

fine dei test gratuiti

Nella prima fase della pandemia, i laboratori hanno ricevevano dalle assicurazioni 59 Euro dalle compagnie di assicurazione sanitaria per ogni test PCR: questo costo comprendeva, oltre al prezzo del kit sopra indicato, anche i costi di lavorazione, trasporto e personale. Un test simile per la normale influenza, dà diritto a un rimborso di poco meno di 20 Euro.

Nei primi mesi della pandemia, i prezzi elevati sono stati giustificati con i colli di bottiglia nella catena di produzione dei reagenti e dei materiali necessari, a fronte di un’improvvisa impennata della domanda. All’epoca, stando ai dati del Robert Koch Institut, 30 laboratori su 170 lamentavano carenze. Ciononostante, nello stesso periodo, le capacità di test dei laboratori sono state ampliate.

RKI, General-Pape-Straße. Di Fridolin freudenfett – Eigenes Werk, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52057264

I rappresentanti delle assicurazioni sanitarie sostengono oggi che, durante le trattative, i medici abbiano tenuto segreta una parte delle reali informazioni sui costi reali affrontati dei laboratori, approfittando anche della pressione alla quale le assicurazioni erano sottoposte, dovendo garantire l’erogazione di test a 73 milioni di clienti.

Il ruolo dell’ALM e le accuse di lobbismo

Dall’indagine sembra emergere su tutti gli attori delle trattative il peso dell’ALM e in particolare l’influenza che questo organismo avrebbe avuto sull’ex Ministro della Sanità Jens Spahn (CDU). ALM è l’entità di maggior rilievo in Germania nel settore della medicina di laboratorio e nel suo consiglio di amministrazione siedono i responsabili di giganti di questa branca della medicina come Sonic, Limbach, Amedes e Synlab.

addio all'incidenza
Jens Spahn. Olaf Kosinsky, CC BY-SA 3.0 DE <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en>, via Wikimedia Commons

È innegabile che, per la medicina di laboratorio, la pandemia abbia rappresentato una fase di esplosione dei guadagni, per via della richiesta senza precedenti di test destinati a rilevare il virus. Fra questi test, i PCR sono i soli davvero attendibili e sono anche i più costosi. I profitti del settore sono cresciuti a dismisura a partire dal 2020. Se si prende in esame Sonic Healthcare, per esempio, si vedrà che gli utili sono più che triplicati, passando da 82 milioni a 174 milioni di Euro nel periodo compreso fra luglio del 2020 e giugno del 2021. È la stessa Sonic, nel proprio rapporto annuale, ad attribuire proprio ai test PCR un ruolo di primo piano in questa esplosione di profitto.

Il successo del settore è riscontrabile anche osservando gli investimenti che questo ha attratto: durante la pandemia, l’azienda di laboratori Amedes di Göttingen è stata rilevata dal gruppo finanziario americano Goldman Sachs insieme ad altri due investitori, per la somma di 1,5 miliardi di Euro. Le accuse di aver speculato sulla pandemia, però, non si basano tanto sui profitti effettivi delle aziende coinvolte, quanto sulla relazione fra l’ALM e il Ministero.

test covid

I decreti che riguardavano la gestione, l’erogazione e il rimborso dei test PCR, infatti, sono stati spesso modificati in conseguenza diretta delle proposte dell’ALM. Tali proposte sembrerebbero ora prevalentemente orientate a mantenere alto il prezzo dei test PCR e a escludere quante più categorie professionali possibile dalla possibilità di erogare il servizio.

Va detto che gli autori dell’inchiesta hanno contattato, nel corso dell’analisi dei materiali, tanto l’ex ministro quanto l’ALM. Spahn ha commentato dicendo che l’utilizzo dei test PCR è stato uno strumento fondamentale nel contenimento della pandemia, ma ha affermato di non poter più verificare i dati in questione poiché non ha più accesso ai file. Il presidente dell’ALM Michael Müller, stando a quanto sostengono gli autori dell’inchiesta, ha ricevuto un elenco di domande il 16 dicembre e ha fatto sapere che sarebbero state necessarie quattro settimane per rispondere. Al momento non è disponibile alcuna replica dell’ALM a quanto riportato dai giornalisti.

covid test pandemia

Di per sé non è strano che l’ALM sia stata consultata in fase di elaborazione dei decreti. Prima che il Ministero della Salute emetta nuove leggi o regolamenti in una materia delicata come la pandemia, è infatti consuetudine che le associazioni e gli organi professionali la cui attività è interessata dalle norme vengano ascoltate in merito. Quello che è meno consueto, però, è il modo in cui il viavai di comunicazioni fra ALM e Ministero è stato gestito.

I giornalisti che hanno condotto l’inchiesta hanno infatti avuto accesso a numerosi documenti che dimostrano come Michael Müller, abbia spesso rispedito le richieste di modifica al Ministero nel giro di poche ore. Sui documenti da lui inviati, si troverebbero diverse note scritte a mano da Jens Spahn, a dimostrazione del fatto che le comunicazioni di Müller arrivavano direttamente al Ministro. A far scattare l’accusa di lobbismo è proprio il fatto che le richieste dell’associazione siano state regolarmente accolte e quelle in senso contrario di altri enti regolarmente disattese.

Fra queste richieste, per esempio, quelle di cassare in diversi momenti l’idea di estendere l’autorizzazione a eseguire test PCR anche ai dentisti, ai medici di base, ai farmacisti e ai veterinari. Le associazioni dei veterinari, a tale proposito, esprimono tutt’ora disappunto, poiché ritengono che avrebbero potuto fornire il servizio a costi più bassi rispetto a quelli effettivamente sostenuti dallo Stato.

Boicottaggio contro i tagli dei costi da parte del Ministero

Ogni volta che i due governi che hanno affrontato la pandemia hanno tentato di abbassare i costi dei test PCR, ALM ha reagito sconsigliando questa misura e prospettando un’impossibilità di erogare il servizio. Ciononostante, i test sono sempre continuati e si sono rivelati fonte di profitto per le aziende che li offrivano.

vaccinazione in farmacia
Un esempio è quello del giugno 2020, quando il Comitato di Valutazione Esteso (un organo di autoamministrazione nel settore sanitario) ha stabilito che le assicurazioni sanitarie pubbliche non dovessero più pagare 59 Euro per ogni test e ha ritoccato la cifra al ribasso, stabilendola a 39,40 Euro a partire dal primo luglio dello stesso anno. Il 15 giugno 2020 e di nuovo quattro giorni dopo, Müller chiese al Ministro Spahn di sospendere tale taglio dei costi, sostenendo che, altrimenti, i piccoli laboratori non sarebbero più stati in grado di fornire il servizio. Il 26 giugno Spahn e Müller si incontrano e poco dopo il Ministero annulla la riduzione del prezzo dei test PCR.

Una situazione simile si sarebbe verificata di nuovo nel giugno 2021. Müller avrebbe ricevuto una nuova bozza di decreto secondo la quale il rimborso per singolo test PCR, che nel frattempo era stato ridotto a 43,56 Euro, sarebbe stato nuovamente abbassato dal primo agosto di quell’anno a 39,16 Euro. Nel testo finale del decreto, il prezzo per ALM rimane a 43,56 euro.


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L’attuale Ministro della Sanità Karl Lauterbach (SPD), che non si è espresso sulle motivazioni del suo predecessore, ha però avuto parole di plauso per i medici di laboratorio a ottobre del 2022, in occasione del Congresso della Medicina di Laboratorio Tedesca tenutosi a Mannheim. “Cosa avremmo fatto senza di voi negli ultimi anni di pandemia?” twitta Lauterbach “Vorrei anche ringraziarvi in particolare per aver sostenuto il Ministero in ogni momento attraverso uno scambio costruttivo. Abbiamo potuto contare su di voi”.

ridicolo
Sandro Halank, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

A proposito di quanto emerso dall’inchiesta, Lauterbach ha dichiarato: “Non posso giudicare se i medici di laboratorio, nelle trattative con il mio predecessore, abbiano dichiarato costi che di fatto non erano reali. Ma è vero che i medici di laboratorio che hanno eseguito questi test ci hanno aiutato immensamente durante la pandemia. Il capo dell’ALM, Müller, aveva minacciato più volte nelle sue lettere che l’abbassamento dei prezzi dei test avrebbe aumentato il rischio che i laboratori medici interrompessero i test PCR”. Tuttavia, quando i costi sono stati effettivamente tagliati, i test si sono rivelati comunque redditizi e hanno continuato a essere erogati, “Quindi i costi non possono essere più alti di quelli che si pagano ora” ha commentato il Ministro, gettando così l’ombra del dubbio sulle precedenti posizioni sostenute dall’ALM.

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