I only come out at night: Time

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“Time” by Betty Poison

Time 1.
Ho iniziato a scrivere questo blog almeno una decina di volte. Ad ogni incipit corrisponde un brano diverso. Ad ogni brano corrisponde una bestemmia causata dagli occhiali sporchi. Uno che porta gli occhiali da una vita può dirvi che non saranno mai del tutto puliti. Inizio nuovamente. Sembra ci sia sempre qualcosa di più importante, ma in fondo è tutto indifferente. Se ti distanzi un attimo da tutto, in un sabato notte in cui si suona in ogni locale, in cui ci si esibisce su ogni palco, è tutto speciale, e tutto relativo. Un pezzo di un puzzle come un altro, tanto il puzzle è lo stesso, è solo specchiato, e sottosopra. Chi sono io, qui? Io sono una componente di questa città, ma io sono distante migliaia di chilometri, da questa città.

I have started writing this blog about ten times already. I have chosen a different song for every incipit. For every chosen song, I have sworn because of my dirty glasses. I have been wearing glasses for a lifetime, I can tell, if you focus properly, they will never be completely clean. Time to start again. It is like there‘s always something more important to do, but everything is in fact meaningless. If you have distance from all of it, on a Saturday night where a party is taking place in every club, where a performance is taking place on every stage, it is all special, and it‘s just debatable. A puzzle piece like another, the puzzle is the same, it‘s just mirrored, and upside down. Who am I, here? I‘m part of this city, but I am thousands of kilometres far away from this city.

Time 2.
Gli ultimi mesi sono stati lentissimi, li ho sentiti uno dopo l‘altro. Il tempo scorre di fatto più lentamente, ho la possibilità di analizzarlo in modo migliore. Come in una frenesia, ho sostituito il letto, le lampade, un divano, le librerie, una tenda. Come primo passo ho chiuso un capitolo che è rimasto aperto da quando mi sono trasferito in questa casa. Ho sempre mille appunti in giro, che indignitosamente ignoro, ma per il resto mi sono sistemato. Le pareti sono spoglie. Non voglio avere stronzate, voglio avere solo ciò che mi piace davvero. Ho solo un derviscio danzante sul divano Art Deco e un paio di specchi per creare più spazio. Nella camera degli ospiti dove dormo nella casa d‘inverno dei miei genitori, ad una parete vi è una serigrafia di Franco Battiato che raffigura un derviscio. Anni fa mia madre mi portò da un viaggio in Turchia una ciotolina e anche su quella c’era disegnato a mano un derviscio. Lo specchio della camera da letto è coperto da una pashmina celeste, per un gioco di equilibri, mi connette all‘edificio di fronte.

The last months have passed slowly, I have felt them one by one. Time is in fact running slower, I am having the chance to analyze it better. As if in a frenzy, I changed bed, lamps, sofa, bookshelves, curtain. As my first step, I closed a chapter that has been lying open since I have moved into this flat. I still have a thousand notes all over the place, that I dishonorably ignore. As for the rest, I have settled down. The walls are empty. I only want to have what I really like, I don‘t need to hang any shit just to fill the space up. I have a whirling dervish above an Art Deco sofa, plus a couple of mirrors to create more space. There is a serigraphy of a dervish by Franco Battiato, in the guest room where I sleep, when I go visit my family in the winter house. Mom also brought me from a trip in Turkey, a small bowl where a darvish is hand-drawn.  The mirror in my bedroom is covered by a light blue pashmina, for a game of balances, it connects me to the building on the other side of the yard.

 "Dervishes" by sdhaddow is licensed under CC BY-NC-SA 2.0
“Dervishes” by sdhaddow is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Time 3.
Sembra che io mi sia ritirato da tutto
, non vedo più nessuno, non vado da nessuna parte. Io non ho tanto la percezione di essermi allontanato, quanto l‘idea che stia caricando e ricaricando. Ci sono brevi momenti, in sporadici episodi, in cui sento un fortissimo eccitamento. Chissà se è lo stesso che provano i bimbi quando aspettano con i genitori il passare del treno. Mi è capitato in questi mesi circa …cinque volte, direi. Per uno che si è abituato ad anestetizzare tutto, è una novità. “Tutto quello che avrei dovuto fare tanto tempo fa”. Ho preso un microfono, delle cuffie professionali e una loop station. A volte è difficile rimettermi a lavorare come vorrei. Il mio lavoro è un percorso personale, lo faccio per me stesso.

Time 4.
Quando vedo la gente per strada, penso stiano provvedendo alle loro faccende, magari stanno andando a trovare qualcuno, o forse tornano a casa. Si cucineranno qualcosa di sano o mangeranno una pizza surgelata? C‘è così tanta solitudine là fuori. Ci siamo abituati a stare da soli e al fatto che gli altri stiano da soli. Li guardo e penso che la loro vita non è in fondo così importante, è irrilevante nei miei riguardi. È un po‘ il problema delle stragi e delle guerre che avvengono altrove. In quanto essere umani, fatti di carne e ossa che si sfracellano in un non nulla, dovremmo essere empatici, smettere di lavorare, smettere di andare a divertirci e fare qualcosa. Perché non lo facciamo? Perché pensiamo che dopotutto siamo ancora in grado di salvare noi stessi, se ignoriamo tutto il resto?

Time 5.
Mi piace camminare e guardare le case da fuori, mi piace pensare alle vostre vite, tutti così impegnati, tutti impegnati a creare l‘atmosfera giusta. Vedo le stesse lampade pendere da ogni salotto. Finché la porta è chiusa, lo spazio è delimitato e allora non importa. A volte quando torno a casa mi sento così triste, penso di sentirmi felice di vivere nel mio appartamentino, ma che diamine! Sono due stanze che danno su un cortile. Siamo topi e niente altro. Un anno ho persino vissuto sottoterra, no joke. Avevo vent‘anni ed ero pronto a tutto.

Time 6.
Proprio ieri riflettevo nuovamente su questa condizione abitativa, e mi sono sentito terribilmente in colpa. Mentre io mi preoccupo del fatto che il mio appartamento dia su un cortile interno, la guerra avanza e la gente è sfollata al freddo. Ma non è, dopo tutto, sempre stato così? Come ti muovi pesti una merda e non riuscirai mai ad essere tanto politicamente corretto quanto tu provi. Perché siamo così insicuri? Quando vi vedo per strada, ci penso. Anche quando mi passo l‘eyeliner, ci penso. A dire il vero ho eliminato quasi tutto, ormai. Nella mia vita privata sono un monaco che veste di nero. Mi pare sia tutto ridicolo. Ho forse bisogno di appartenere ad un gruppo? Voglio ostentare qualcosa? Ho davvero bisogno di qualcosa? Odio l‘idea di aver bisogno di qualcosa.
C‘è da dire che tuttavia se i personaggi illustri duranti i secoli, non si fossero agghindati, noi non sapremmo nulla della moda di quei tempi. Ed invece ne abbiamo traccia tramite il lavoro dei pittori. Un vestito semplice, una gonna semplice, sarebbero potuti essere l‘abbigliamento comune per tutte le classi sociali. Invece il ricco ha voluto mostrare il suo potere, e il povero ha voluto diventare il ricco. La testa sta per esplodermi.

It looks like I have withdrawn from everything, I don‘t see anybody anymore, I don‘t go anywhere, anymore. I do not really have the perception I have withdrawn from anything at all, I rather think I am charging, or recharging. There are sporadic moments I feel a very strong excitement. Is it the same way kids feel as they are waiting with their parents for the train to come? It has happened in this half a year, let‘s say, five times. For somebody who anesthetizes everything he feels, this is big news. “All I‘ve ever had to do a long time ago”. I bought a microphone, professional headphones and a loop station. At times, it is so hard for me to go back to work the way I would like to. My work is a personal path, I do it for myself.

When I see people in the streets, I think they are being busy with their chores, they are maybe going to visit a friend, or they are maybe heading back home. Will they cook anything or eat frozen pizza? There is so much loneliness out there. We are accustomed to the fact that people are alone and to be alone. I look at people and I think their lives are not that important after all, they are irrelevant to me. It is the issue with wars and disasters far away. As human beings, made of flesh and bones, that will shatter into pieces for nothing, we should be empathetic, stop working, stop having fun and do something! Why don‘t we do it? Why do we think we can still save ourselves, if we ignore all the rest?

I like to walk and look at houses from the outside. I like to think about your lives, all so busy, busy to create the right atmosphere. I see the same lamps hanging from every living room. With a closed door, the space is determined. Sometimes, when I come back home, I feel so sad, I feel I am being happy in my small flat, what the hell!, it is just a two-room apartment that overlooks an inner courtyard. We are nothing but mice. For one year I even lived underground, no joke. I was twenty years old and I was ready for everything.

Just yesterday, thinking about my living condition, I felt terribly guilty. While I worry that my flat overlooks an internal courtyard, war goes further and people are homeless in the cold. After all, hasn‘t it always been like that? As you move, you step in shit and you won‘t be as politically correct as you would like to. Also, why are we so insecure? I think about it when I see you in the street. I think about it, as I put some eyeliner on. To tell the truth, I have got ridden of almost everything. In my private life I am a monk who dresses in black. Everything looks ridiculous to me. Do I need to belong? Do I need to show off? Do I need anything at all? It really bothers me that I may need anything at all. But also, if the fancy characters during the centuries, wouldn‘t have showed off and dressed beautifully, we would know nothing of their time‘s fashion. Instead we do, through the work of painters. A simple cloth, a simple skirt could have been a simple undecorated cloth for all classes and all centuries. Instead the rich have needed to show its power, and the poor have longed to be the rich. My head is gonna blow up.

Time 7.
Volevo andare a vedere Patti Smith
per i suoi eventi di Novembre, qui a Berlino. È successo qualcosa, non ho notato ci fosse un biglietto da compare, ho dimenticato di controllare. Ho così tanti appunti, che perdo tutto. Devo trovare un modo per ordinare i miei pensieri. Ho oltre quaranta schede aperte. Ne avevo un quantitativo simile settimane fa, quando Atti ha avuto bisogno di chiuderle tutte per attivare un programma di musica. Abbiamo chiuso l‘intero ventaglio e ne ho già creato un altro. Vedetelo come un bouquet, al posto dei petali, ho informazioni. Cerco sempre qualcosa. Sto facendo tante ricerche sulla mia famiglia. Vi sono collegamenti con l‘imperatore Carlo Magno, e più di recente, con l‘Accademia dell‘Arcadia. I nostri nomi si ripetono, uno dopo l‘altro, durante i secoli.

I wanted to go see Patti Smith at her November shows in Berlin. Something happened, I didn‘t notice the ticket, I forgot to double check. I keep so many notes, I lose everything. I need to find a way to tidy up my thoughts. I have over forty tabs open right now. I had a similar amount weeks ago, then Atti needed to close the whole bunch to activate some music program. We shut the whole bunch, and I have already created a brand new set. See it as a bouquet, instead of petals, I have information. I am always looking for something. There is a lot of research I am doing about my family. There are connections to the emperor Charles the Great and, more recently, to the “Academy of the Arcadians“. Our names keep repeating, one after the other, over the centuries. 

Patti Smith reads the foodtnote from Allen Ginsberg‘s poem “Howl”

Time 8.
Mi è stato chiesto di scrivere la mia dieta per una settimana. Sta diventando un esperimento interessante. Penso siamo tutti un po‘ ossessionati dalle nostre diete. Mentre aggiungevo semi di papavero e di lino alla mia colazione, pensavo a mio nonno. Ha vissuto novantadue anni e non se ne è preoccupato così tanto. Sicuramente la qualità del cibo era migliore. Penso solo che tutto sia un po‘ troppo adesso. E mentre mi preoccupo della mia dieta, mi ricordo che tutto mi distrae.

Time 9.
Dovrei trascorrere le mie giornate a leggere e suonare. A proposito di questo. Ho finalmente chiuso alcuni libri: Ballard con “Cocaine Nights”, Yourcenar con “Opera al nero”, Pressfield con “La guerra dell‘arte”. Mi sento persino imbarazzato ad inserire quest‘ultimo. Mi ricordo un anno e mezzo fa, o forse due, mi trovavo con un amico. Lui viveva in un container e un suo amico viveva in quello accanto. Il mio amico dormiva spesso nel container accanto, a dire il vero, penso passasse la maggior parte del suo tempo lì, considerando che l‘amico era spesso in tour. Quel posto era disgugstoso. Ricordo di aver provato a dormire su quel materasso, puzzava incredibilmente. E poi, non c‘era pure un secchio pieno di piscio in un angolo? La notte si concluse con un litigio e me ne andai via.

Tornando al tipo che originariamente aveva il container in affitto. L‘ho incontrato una volta e mi ha suggerito di leggere “La guerra dell‘arte”. A volte mi sorprende come riesca a ricordare tutto ciò. Nella “frenesia” di dover fare tutto ciò che avrei già dovuto fare, ho letto il libro. I riferimenti a Dio sono numerosi. Io credo lui si riferisca al Dio religioso, altrimenti, chiamiamolo in modo diverso, δαίμων, magari.

I was requested to write down my diet for a week. It‘s turning out as a nice experiment. I believe we are all becoming a little bit too freaky about our diets. While I was adding some poppy and linseeds to my breakfast, I was thinking about my grandad. He lived ninety-two years and didn‘t care as much. Surely the quality of the food was way better. Everything is just a bit too much, now. As I care about my diet, I try to remind myself that everything is also distracting me. I should spend days reading and playing. Talking about this, I finally closed a few books I was reading: Ballard with “Cocaine Nights”, Yourcenar with “The Abyss” and “The War of Art” by Pressfield. I even feel embarrassed to insert this one here. I remember about one year and a half ago, or maybe two, I was with this friend. He used to live in a container and next door, a friend of his lived. My friend often slept in his friend‘s container, I think actually he spent most of his time there, since the friend was often on tour. That place was filthy. I remember myself trying to sleep on that mattress, it was too stinky. Plus a bucket full of piss in the corner? The night ended up in a fight anyway and I left. No news. Back to the guy who originally rented this container. I met him once and he suggested me to read this book, “The War of Art”. At times I am surprised how I remember such things. In my “frenzy” to do all I should have done already, I read the book. The references to God are countless. I believe he refers to the religious God, otherwise, let‘s call it differently, δαίμων, maybe.