La rubrica B come Berlino intende dare ai “nuovi berlinesi” le informazioni sui dodici distretti e vari quartieri che formano la città metropolitana di Berlino. Una breve presentazione attraverso attualità, storia, cultura, senza pretese di esaustività, di analisi socio-antropologiche, ma anche senza tabù. Con immagini originali e sopralluoghi. E talvolta anche raccontini divertenti.

Note sull’autrice: Gabriella Di Cagno (Bari 1961) si è trasferita a Berlino nel 2007. È autrice con Simone Buttazzi del manuale Tutti a Berlino. Guida pratica per italiani in fuga, 2.a ed. 2014, ed è co-fondatrice della associazione Apulier in Berlin.

Collabora dal 2014 con Il Mitte, dove ha pubblicato alcuni contributi di utilità per l’orientamento dei neo-berlinesi.

Spandau
Spandau Bhf © Gabriella Di Cagno

11. Spandau (5. distretto, circa 240.998 abitanti).

La storia di Spandau, a partire dal toponimo (Spandow), è storia slava: le popolazioni insediatesi nella zona dove poi sorse la città di Berlino erano slave e fondamentalmente divise in due gruppi. Di questi, quello degli “evelli” era stanziato lungo le rive del fiume Havel, dalle anse nei pressi della odierna Spandau fino dietro Rathenow. Brandeburgo sulla Havel fu capoluogo e sede dei loro Signori fin dal IX secolo.

Havel © Gabriella Di Cagno

Spandau fu fondata nel 750 d.C. alla foce della Sprea nella Havel e già verso la fine dell’VIII secolo contava qualche centinaio di abitanti. Antica fortezza slava a NE di Berlino, edificata ben prima di questa, nel 1197 “Spandow” viene nominata in un documento scritto; ottiene il titolo di “città” (Stadtrecht) già nel 1232, quindi prima di Berlino, della quale non si rintracciano citazioni documentarie precedenti al 1237.

Stadtmauerrest, Behnitz © Gabriella Di Cagno

Insieme allo Stadtrecht, Spandau ottenne, il 7 marzo 1232, anche il permesso di costruire un canale fluviale, che presumibilmente si trovava dove oggi è la chiusa (Schleuse). Il canale tagliò la Havelinsel in una parte Sud (Altstadt) ed una parte Nord (Zitadelleninsel).

La Zitadelle al suo stato attuale è opera di architetti militari italiani: il maestro costruttore Francesco Chiaramella (o Geromella) da Gandino (Bergamo) al servizio degli Hohenzollern, principi elettori di Brandeburgo, ne cominciò i lavori nel 1560. Questi proseguirono con Rocco Guerrini da Marradi nel 1594.

Nel 1920 Spandau venne assimilata alla “grande Berlino”. Durante gli anni della Repubblica di Weimar fu il quartiere che più di ogni altro ebbe a soffrire per la disoccupazione, a causa della chiusura dell’industria bellica, come imposto dal trattato di Versailles (1919) ai vinti. Le fabbriche di armi vennero riconvertite allora per la produzione di carrozzerie, mezzi agricoli, motocicli.

I nazisti ebbero in Spandau una delle loro roccaforti: fu da qui che nella notte dei cristalli, il 9 novembre 1938, partirono le squadracce che incendiarono la sinagoga e ruppero le vetrine dei negozi ebraici a Berlino.

Durante la seconda guerra mondiale, a Spandau esistevano ben cento campi di lavoro forzato, in cui erano stati deportati circa 40.000 cittadini (1938-1945). I lavoratori coatti, per lo più prigionieri catturati nei paesi occupati ma anche ebrei, Roma, Sinti, dissidenti, sostituivano la forza lavoro venuta a mancare con l’arruolamento degli uomini in guerra. L’associazione Zwangsarbeit erinnern e.V. si occupa di mantenerne la memoria e il monito.

Nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale, Spandau fu assegnata al settore alleato britannico. Nel distretto ci fu una ulteriore divisione fra Est e Ovest, precisamente nel quartiere di West-Staaken, che rientrava nel territorio della DDR.

Rudolf Hess (1894-1987), uno dei capi più potenti del Nazionalsocialismo e diretto collaboratore di Hitler, fu l’ultimo “ospite” della prigione di Spandau, dove si sarebbe suicidato nel 1987. Ogni anno alcuni fans del NS sfilano per le strade di Berlino nell’anniversario della sua morte, in agosto.

I nove quartieri (Ortsteile) che oggi compongono il distretto sono: Spandau, Falkenhagener Feld, Haselhorst, Siemensstadt, Gatow, Kladow, Staaken, Hakenfelde, Wilhelmstadt.

Fonte per popolazione: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg (Stand: 30. Juni 2017)

La vita quotidiana

Da “Spandau bei Berlin” a Berlin-Spandau il passaggio è stato puramente amministrativo: non azzardatevi a chiamare gli abitanti “berlinesi”, perché vi sentirete rispondere “ich bin Spandauer! Kein Berliner!” Per il Bezirksamt (municipio) il titolo ufficiale del quartiere è “Spandau von Berlin”.

Nel distretto il Senato di Berlino ha investito dal 1992 in un progetto di edilizia residenziale: il cosiddetto Entwicklungsgebiet „Wasserstadt Oberhavel“, una delle dieci aree di Berlino interessate da sviluppo edilizio. Inizialmente era prevista la costruzione di 13.000 appartamenti, poi ridotti a qualche migliaio. In effetti Spandau è nota come Wasserstadt, data la presenza dell’acqua, che avvolge il centro storico e che forma lunghe vie d’acqua navigabili, per lavoro o per diporto. La città e l’acqua si appartengono l’un l’altra, per evidenti ragioni storiche: l’Havel e i suoi bracci, come l’Oberhavel, la fanno da protagonisti, tanto da assumere in un tratto particolarmente ampio la dimensione di un lago, noto come Spandauer See. Si pensi a quel tratto romantico affacciato sull’Hauptgraben che rammenta una laguna, e perciò denominato “Klein Venedig”, nella zona di Tiefwerder, un piccolo centro abitato sito su una piccola penisola.

Chiaro che gli sport acquatici e tutte le possibili attività sull’acqua siano uno dei principali intrattenimenti ed una delle principali risorse. In giugno si tiene sull’Havel una festa che dura tre giorni, con fuochi d’artificio: Spandauer Havelfest.

Il Wröhmännerpark, il più antico parco di Spandau (1913-1914) affaccia sull’Oberhavel.

Wröhmännerpark in una foto d’epoca (dal pannello informativo presso lo Spandauer See)

Così com’è ben collegata al centro di Berlino, dalla linea U-Bahn e S-Bahn, Spandau si presta ottimamente ad essere quartiere residenziale per pendolari che lavorano o studiano nella capitale. Con la bicicletta si può viaggiare fino alla stazione dei treni e proseguire con o senza mezzo a due ruote al seguito. La stazione (Bahnhof Spandau) serve il servizio regionale e metropolitano, ed è l’edificio ferroviario più lungo della Germania, oltretutto collegato con la linea della metropolitana sotterranea U7, che conduce a Berlino centro, come pure a diverse linee di bus locali.

Le attività culturali e il tempo libero all’aria aperta sono un piacevole aspetto del distretto: la vita con i cani è facilitata dalla presenza di parchi e zone verdi, alcune appositamente dedicate allo “sgambamento” dei quattrozampe, come l’Hundeauslaufgebiet Kladow (Am Dorfwald) o l’Hundeauslaufgebiet Jungfernheide.
Non mancano le gallerie e i centri culturali, come la Galerie Kulturhaus Spandau, Mauerstr. 6.

Scorcio della Altstadt con la Nikolaikirche © Gabriella Di Cagno

Una bella ed efficiente biblioteca pubblica, la Bezirkszentralbibliothek, è ospitata in un bellissimo edificio nella Carl-Schurz-Straße 13. Essa offre in consultazione e prestito circa 190.000 media, fra libri, CD, DVD, comics, audiolibri, riviste e giornali, oltre a dispositivi multimediali e una WiFi gratuita.

I grandi magazzini Karstadt nei vicoli del centro storico © Gabriella Di Cagno

Grandi magazzini e centri commerciali provvedono ad ogni esigenza, rendendo superfluo lo spostamento verso quartieri centrali berlinesi per lo shopping. Lo Shoppingcenter Spandau Arcaden assolve il ruolo di principale attrazione per gli acquisti, seguito da Karstadt, nei vicoli del centro storico, e da numerosissimi negozi nuovi e antichi, alcuni con insegne d’epoca o che ambiscono ad esserlo.

Insegna di negozio di barbiere © Gabriella Di Cagno

La nota dolente è semmai la disoccupazione: nel distretto è al 9,2% (nel mese di gennaio 2019). Ciò significa che oltre 11.700 persone sono attualmente senza lavoro*.
*Fonte: Arbeitsmarktreport, Agentur für Arbeit Berlin Nord

COSA VISITARE

Siemensstadt: la città nella città

La visita allo storico complesso industriale e residenziale merita una mezza giornata e difatti dedichiamo un capitolo a parte a questo importantissimo compendio di architettura modernista: del grande insediamento urbanistico-architettonico denominato Siemensstadt (letteralmente “città della Siemens”) fanno parte le fabbriche, gli uffici e l’insediamento abitativo, quest’ultimo amministrativamente parte del limitrofo quartiere di Charlottenburg Nord. La sua realizzazione si deve all’amministrazione municipale di Berlino.

Siemensstadt (edifici amministrativi) © Gabriella Di Cagno

La storica fabbrica Siemens venne fondata a Kreuzberg nel 1847, ma presto spostò quasi tutte le fabbriche a nord della città, all’epoca fuori dai confini urbani.

Siemensstadt (edifici amministrativi) © Gabriella Di Cagno

Fa parte del progetto urbanistico industriale anche l’Alter Bahnhof Siemensstadt, Rohrdamm 29. Realizzata nel 1929, allo scopo di servire gli abitanti dell’insediamento, la linea ferroviaria Siemensbahn collegava Jungfernheide e Siemensstadt.

Alter Bahnhof Siemensstadt © Gabriella Di Cagno

Il servizio ferroviario venne fortemente ridotto a causa della guerra e dei danni causati alla fabbrica. I treni viaggiarono ancora per un certo periodo su una tratta limitata, ma la Siemens cominciò a spostare le sue fabbriche a sud della Germania e la linea ferroviaria cadde completamente in disuso nel 1980, con l’apertura della tratta metropolitana U7 nel quartiere di Spandau.

Oltre agli edifici manufatturieri e agli uffici, venne realizzato un grande insediamento abitativo (1929-1934) per gli oltre 23.850 operai che vi lavoravano. Dal 2008 questa Siedlung è stata inclusa, insieme ad altri cinque siti di interesse architettonico (dal 1919 al 1933), nella lista Unesco del patrimonio dell’umanità, sotto il titolo complessivo di “Siedlungen der Berliner Moderne” (Residenze in stile moderno). Esso appartiene alla storia dell’architettura della Repubblica di Weimar, della quale rappresenta uno fra gli esempi più significativi.

Approssimativamente 2.800 persone abitano attualmente nel complesso residenziale, amministrato dalla GSW Immobilien AG, società appartenente al colosso immobiliare Deutsche Wohnen Gruppe. L’intero complesso subì danni gravissimi durante la Seconda Guerra Mondiale e venne interamente restaurato negli anni del dopoguerra (si vedano le immagini nei vari pannelli informativi in loco).

Immagini degli edifici della Siedlung dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale © Gabriella Di Cagno

Il complesso architettonico fu realizzato fra il 1929 e il 1931 da un gruppo di sei celebri architetti, coordinato da Martin Wagner, “illuminato” direttore dell’ufficio municipale per l’edilizia: Hans Scharoun, Walter Gropius, Hugo Häring, Otto Bartning, Fred Forbat, Paul R. Henning. Ad ogni architetto venne affidato un blocco indipendente con un proprio progetto, cosa che conferisce al sito una grande varietà formale e di soluzioni: i diversi blocchi costituiscono una sorta di catalogo del Razionalismo architettonico tedesco, a partire dal funzionalismo geometrico di Gropius allo stile espressivo di Scharoun, fino all’organicità di Häring.

Mappa del complesso residenziale Siemensstadt dal pannello informativo “Infotafel 9 Charlottenburg Nord” © Gabriella Di Cagno

La “città della Siemens”, dotata di spazi e servizi comuni, era la risposta alla difficile condizione abitativa operaia nella Berlino del secolo precedente. L’insediamento costituisce la realizzazione pratica dell’ideale socialdemocratico del Governo berlinese, il quale concesse ampi vantaggi fiscali alla cooperativa senza fini di lucro “Gemeinnützige Baugesellschaft Heerstraße mbH” (dal 1936 GSW) per la realizzazione del piano.

L’ampiezza delle unità abitative varia, ma tutte sono progettate con il criterio di garantire condizioni igieniche moderne. La luminosità, l’areazione, la disposizione dei vani nella planimetria, gli impianti tecnici, il bagno e la toilette interna (nelle case la toilette era comune e si trovava al piano), il riscaldamento centralizzato con fornitura di acqua calda, le logge e i balconi… L’ambizione di portare “luce, aria e sole” a tutti gli abitanti era finalmente possibile superando il modello tradizionale di Altbau berlinese. La costruzione degli edifici lineari, rigorosamente orientati in direzione Nord-Est e tra essi paralleli, fu il punto di svolta nell’architettura civile.

Otto Bartning, “Langer Jammer” (fronte), Siemensstadt © Gabriella Di Cagno

Bartning si vide assegnata una sottile striscia di terreno per il suo progetto, che risolse in maniera originale. Gli appartamenti sono bilocali di 50 mq. con la camera da letto e il soggiorno orientati a Sud.

Planimetria degli appartamenti progettati da Bartning (dal pannello informativo in loco) © Gabriella Di Cagno

Grandi finestre provvedono alla maggiore illuminazione possibile, secondo il criterio generale che presiede all’intero progetto: portare “luce, aria e sole” a tutti gli abitanti dei ceti sociali inferiori.

Otto Bartning, “Langer Jammer” (retro), Siemensstadt © Gabriella Di Cagno

Insieme all’ingegnere Max Mengeringhausen l’architetto Otto Bartning progettò i servizi comuni, quali una grande lavanderia e la centrale del riscaldamento (Zentrales Wasch- und Heizhaus). Nel corso della visita si trovano informazioni dettagliate su diversi pannelli, installati nel 2007 a cura del Bezirksamt (Infotafel 5 “Paradies der großen Wäsche”, Goebelstraße 55).

Walter Gropius (edifici abitativi) Siemensstadt © Gabriella Di Cagno

I due blocchi disegnati da Walter Gropius combinano una dinamica elegante con l’austerità. L’architetto berlinese elabora il cosiddetto Block II, tra Goebelstraße e Jungfernheideweg, un lotto risolto con tre edifici a quattro piani di diversa lunghezza, disposti in parallele e perpendicolari fra loro. Lo stile inconfondibile di Gropius si riconosce già nella scelta dell’intonaco chiaro su un basamento contrastante in klinker rosso, che restituisce il segno grafico elegante, sobrio, geometrico del progettista, senza alcuna concessione a elementi decorativi. Le unità abitative più ampie contano 3,5 vani (55 mq) e sono destinate alle famiglie più numerose, mentre gli alloggi più piccoli sono composti da 2,5 vani (45 mq). Le planimetrie rispettano il criterio dello spazio living affacciantesi sul giardino, mentre le camere da letto sono esposte ad Est.

Walter Gropius (edifici abitativi) Siemensstadt © Gabriella Di Cagno
Hans Scharoun, (edifici abitativi), 1955-1956, Siemensstadt © Gabriella Di Cagno

A Scharoun venne affidato il compito di elaborare il piano urbanistico complessivo. Con il suo progetto architettonico, Scharoun si discosta radicalmente dall’idea di progettazione urbanistica del secolo XIX: una delle caratteristiche principali è il dialogo fra gli edifici e il “verde”, non più mero accessorio bensì elemento componente del progetto. La funzione di collegamento è svolta, negli edifici progettati da Scharoun come pure negli altri, dall’elemento della loggia o del balcone, elementi compositivi che permettono agli interni di dialogare con gli spazi verdi esterni.

Hans Scharoun, “Panzerkreuzer”, Siemensstadt © Gabriella Di Cagno
Hugo Häring, (edifici abitativi), Goebelstr. Siemensstadt ©

Ad Hugo Häring venne affidato il Block III, ovvero la vasta area posta sul lato settentrionale della Goebelstraße. Qui il progettista realizzò nove edifici in linea a quattro piani, paralleli tra loro e orientati lungo l’asse Nord-Est, caratterizzati in facciata da balconcini semiovoidali in mattoni color ocra. Fra un edificio e l’altro, la presenza di spazi verdi comuni armonizza il blocco e alleggerisce l’impatto visivo, dovuto alla lunghezza di ogni edificio. Non mancano anche in questo blocco i servizi comuni, tra essi le lavanderie e relativi asciugatoi.

Stadtgeschichtliches Museum Spandau/Zitadelle e la testa di Lenin, Stadtgeschichtliches Museum Spandau/Zitadelle
Am Juliusturm 64

La celebre statua di Lenin, una volta collocata nella Leninplatz (quella che attualmente si chiama Platz der Vereinten Nationen a Friedrichshain) fu rimossa dopo il crollo del Muro, come viene raccontato nel film “Good-bye Lenin!” Si trattò del fenomeno di rimozione ideologica, quasi una nemesi storico-politica, che interessò molti degli edifici, dei monumenti e dei manufatti testimonianze della DDR.

La statua fu smantellata in 120 parti e portata in un bosco a sud-est della capitale, dove venne seppellita sotto una coltre di sabbia. L’iniziativa di disseppellirla partì da un gruppo di storici e storici dell’arte, guidati da Andrea Theissen, direttrice dello Stadtgeschichtliches Museum.

Kolk nella Altstadt © Gabriella Di Cagno

Kolk e Behnitz sono i due toponimi che indicano due tra i luoghi più affascinanti della Altstadt. Il più antico nucleo abitato del centro storico (testimonianze dell’Età della pietra) si sviluppa fra poche stradine nella parte Nord della città vecchia, dalla quale è separato oggi dallo stradone trafficato “am Juliusturm”. Sul luogo dove attualmente sorge Kolk era presente un insediamento slavo, sottoposto alla città di Spandau da quando questa costruì la Zitadelle. Fra i vicoletti di Kolk si respira aria di Medioevo, grazie alla presenza delle tipiche case a graticcio (Fachwerkhäuser), conservatesi e poi restaurate.

La chiesa di Sankt Marien am Behnitz© Gabriella Di Cagno

Sankt Marien am Behnitz, Behnitz 9. La chiesa è la seconda, in ordine di antichità, fra le chiese cattoliche in tutta Berlino, e oggi è monumento protetto. L’architetto fu August Soller (1847-1848). Perfettamente restaurata fra il 2002 e il 2003, l’edificio si erge nei pressi della Kolk, antica strada caratterizzata da lastricato di ciottoli e case medievali a graticcio (Fachwerkhäuser).

Alte Kolkschänke © Gabriella Di Cagno

Alte Kolkschänke, (attiva 1743-2013). La “Alte Kolkschänke auf dem Behnitz” è una delle testimonianze culturali ed economiche della vecchia Spandau: in questo luogo, il più antico insediamento abitativo del quartiere, si trova la più antica Kneipe del territorio. Fino a 150 anni fa, non v’era città europea con altrettante Kneipen di Berlino. Purtroppo la Alte Kolkschänke è chiusa dal 2013.

Il ponte pedonale a Möllentorsteg © Gabriella Di Cagno

Da Kolk si giunge in pochi passi a Möllentorsteg, strada che conduce, attraverso un ponte pedonale e ciclabile, all’altra sponda del Mühlengraben, originariamente un braccio dell’Havel, che scorre intorno all’Altstadt. Qui un Biergarten accoglie i visitatori assetati e affamati.

Biergarten “Brauhaus in Spandau”© Gabriella Di Cagno

Nella birreria più celebre di Spandau si può gustare la “Spandauer” nelle sue diverse declinazioni: Rotbier, Schwarzes, Sommerbier e la classica Havelbräu.

Biergarten “Brauhaus in Spandau”, sala interna © Gabriella Di Cagno

Al civico 28 della Jagowstraße si trova un fantastico negozio di biciclette vintage: Ulis Fahrradladen, aperto nel 1992 e gestito da Uli Feick, il più grande collezionista di bici storiche del Brandeburgo, esposte nel “museo” accanto al negozio. L’indirizzo è anche sede dell’associazione Historische Fahrraeder Berlin e.V..

Gatower Bockwindmühle, Buchwaldzeile 48. Infine, vale la pena allontanarsi dal centro della città in direzione di Gatow per visitare questo antico mulino a vento.

FONTI E BIBLIOGRAFIA

Bezirksamt Spandau von Berlin
www.unterwegs-in-spandau.de
Dr. Joachim Pohl aus “Spandau von den Anfängen bis heute – Spandau-Broschüre 1998
Jörg Haspel, Annemarie Jaeggi, Markus Jager, Housing Estates in the Berlin Modern Style, Deutscher Kunstverlag, 2007
Infotafeln zur Siedlung Siemensstadt
In bici a Spandau, paradiso segreto delle due ruote vintage, di Federico Meda, Il Mitte, 5 gennaio 2015
Spandau, du kannst so hässlich sein…
Alte Kolkschänke, mehr als 100 Jahre Kneipenwirtschaft in Spandau, Ein Hauch von Geschichte im Behnitz