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Povera ma Sexy: Gotham City

Gotham City

di Nora Cavaccini

Quando sono venuta qui per la prima volta era il 1998.
Potsdamer Platz non esisteva ancora ed era invece un grosso cantiere, che si estendeva fin dove arrivava l’occhio, con tante gru e un palco dove salire, per guardare meglio. Cosa poi?
La città che si trasformava.
Allora ero in visita con una persona cui ho voluto molto bene.
Avevamo diciotto anni, la fretta del mondo ci sfiorava appena, e i pensieri tristi passavano come passano le nuvole nel cielo.
Con un’Olympus analogica scattavamo foto al cantiere – il più grande che entrambe avessimo mai visto – e la vita ci sembrava in parte simile: un buco aperto con un fiore dentro pronto a sbocciare.
Forse per quella promessa di futuro che tacitamente ci scambiammo assieme sul finire delle nostre adolescenze, mi innamorai subito di te, Berlino.
E oggi che Potsdamer Platz sembra una moderna Gotham City, quando cala la sera e le ombre si allungano, spigolose come il palazzo di Renzo Piano, ripenso ancora a quel momento.
Come se da lì fosse partita quella parte di destino che anni dopo mi avrebbe riportata di nuovo qui.
L’amicizia, invece, finì un giorno su un pezzo di strada.
Lei si è tenuta tutte le foto.

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