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© Daniel Hires

di Mirea Cartabbia

Il panorama berlinese ha molto da dire in tema di start up.

È interessante notare che, così come il numero di startup cresce, cresce anche il numero di organizzazioni che provano a farle emergere. Tra queste, una delle iniziative più interessanti, non solo a Berlino ma in tutto il mondo, è MakeSense, un’organizzazione basata sul networking che si propone di aiutare a far crescere e sviluppare imprese sociali.

Il progetto nasce dalle menti di Christian Vanizette e Leila Hoballah, che in soli tre anni sono riusciti a mobilitare più di 15.000 persone, organizzare più di 1.100 workshop ed aiutare più di 800 imprese sociali sparse in più di 100 città. Ho avuto il piacere di incontrare Daniel Hires, uno dei fondatori della sede di MakeSense berlinese nata nel 2011.

MakeSense definisce la sua missione in questi termini: “Aiutare imprenditori sociali a risolvere i loro problemi e connetterli con organizzazioni o individui che potrebbero aiutarli nelle loro sfide”. Qual è la discriminante tra un’impresa ed un’impresa sociale?

Non mi piace dare una definizione precisa di impresa sociale. Per me l’elemento principale è l’obiettivo del progetto, che deve essere l’intenzione volta a risolvere un problema e non il profitto, anche se questo non vuol dire che debba necessariamente esserne escluso. Nel momento in cui si pensa più al profitto che allo scopo, non definirei più l’impresa come un’impresa sociale. In ogni caso esistono molte definizioni diverse. A MakeSense non ci interessa troppo che l’organizzazione in questione rientri nei paletti esatti della definizione tradizionale, ma è importante che il progetto non parta totalmente da zero. Generalmente accettiamo imprese attive da almeno sei mesi. La ragione principale è che non sarebbe carino organizzare un workshop con volontari e poi dopo un mese vedere che l’idea viene lasciata morire… Non sarebbe giusto nei confronti degli altri.

Puoi spiegarci cosa fate esattamente a MakeSense per aiutare queste imprese sociali?

Abbiamo ideato diversi tipi di format, a seconda delle esigenze. Il programma principale si chiama Hold-Up. Si tratta di due ore di workshop in cui usiamo metodi innovativi per cercare di risolvere dei problemi di un’impresa e allo stesso tempo le persone che partecipano possono prendere parte attivamente sperimentando nuovi metodi di innovazione. Molti pensano di avere delle idee nascoste nella loro testa in attesa dell’occasione giusta per emergere, ma in realtà non è così. Le ricerche dimostrano che la creatività si può definire come un instaurare connessioni tra più elementi. Non accade spesso quando si è da soli ma è più probabile che si verifichi quando si è in gruppo e nello spazio giusto. E per farlo avvenire ci sono dei metodi, delle tecniche precise che possono favorire la creatività. Tutti avranno sentito parlare di brainstorming. Tale attività è assolutamente utilissima, il problema è che molte volte non viene fatto correttamente. Per esempio molto spesso accade che durante una sessione di brainstorming si inizi a discutere su un punto dell’idea, bloccando così tutta la creatività perché il nostro cervello può fare solo una cosa allo stesso tempo: produrre idee o dare feedback, ovvero criticare. Se siamo impegnati a criticare, la parte creativa resta bloccata. Inoltre proponiamo di usare post it colorati durante le sessioni. Una delle ragioni alla base di questo è che se un partecipante ha un’idea mentre un altro sta parlando, farà di tutto per tenere a mente tale idea e smetterà di ascoltare gli altri. Avendo sotto mano un post it, si può scrivere velocemente ciò che si sta pensando e poi continuare ad ascoltare gli altri. Così facendo non  si limitano in alcun modo le connessioni, cioè la creatività rimane libera. Infine, nei nostri workshop vogliamo che le persone siano responsabili, non devono solo assistere ma partecipare attivamente.

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Daniel Hires

Puoi raccontarci di altre iniziative di Make Sense?

Certo, ce ne sono molte ma mi limiterò alle due più importanti: il SenseCamp e MKS Room. Il SenseCamp è una conferenza non-conferenza. Lo scopo non è quello di partecipare passivamente solo consumando ma anche attivamente portando qualcosa alla comunità. Le sessioni delle conferenze non sono preparate, quando si viene all’evento bisogna aver pensato a possibili argomenti di interesse e poi noi cercheremo un workshop adatto per ogni partecipante. L’evento è stato organizzato per la prima volta a Berlino nel 2012, con l’intenzione di riunire tutti i collaboratori di MakeSense e da lì si è esteso: a Londra, a Parigi, in Malesia, a Barcellona, a San Paolo e in molte altre città. Particolarmente caro mi è quello di Wiesbaden dove ho avuto l’occasione di incontrare il professor Muhammad Yunus, colui che mi ha inspirato in questi anni.
Altra iniziativa che ha molto successo è la MKS Room. Si tratta di un concerto in un salotto mescolato ad un’intervista. Prendiamo uno o due imprese sociali, parliamo un po’ con i loro fondatori e allo stesso tempo ci sono dei musicisti che suonano live durante l’evento. Lo scopo è quello di organizzare una serata che sia divertente, anche per chi non è direttamente interessato agli argomenti. MKS Room è anche un modo per distinguerci da altre organizzazioni che supportano imprese sociali: vogliamo mostrare che ci sono diverse maniere di supportare qualcuno. Chi viene ai nostri incontri non si deve sentire in obbligo a fare nulla. Lo scopo non è quello di stravolgere la vita di nessuno ma di mostrare che ci si può impegnare con piccoli gesti e in molte maniere diverse. MKS Room è un’occasione per ottenere informazioni sul mondo delle imprese sociali in una maniera non noiosa. A queste ragioni si aggiunge il fatto che tutti noi siamo appassionati di musica e arte.

Come scegliete le imprese sociali da aiutare?

Bè molto spesso si viene a sapere di progetti interessanti e si decide semplicemente di aiutarli. Oppure può capitare che vengano imprese da noi e ci chiedano di fare un workshop. In quel caso noi mettiamo a disposizione lo spazio, cercando di renderlo sempre un ambiente amichevole e tranquillo, e i rappresentanti delle imprese presentano il loro lavoro. Poi se qualcuno si appassiona al progetto può decidere di aiutarli. Il nostro compito consiste nel riunire il maggior numero di persone potenzialmente interessate e nell’offrire alle imprese sociali un training su come tenere il workshop nella maniera più efficace. Ripeto, il nostro obiettivo è sempre quello di far sì che le persone si interessino agli argomenti trattati durante le nostre iniziative e saranno loro a scegliere liberamente se vogliono aiutare o meno. Certo che in luoghi come Berlino non è difficile essere contattati o contattare imprese, dal momento che la città è abbastanza viva per quanto riguarda il panorama delle startup. In altri luoghi non è stato semplice instaurare MakeSense e far emergere le imprese sociali, ad esempio in Corea del Sud. Il problema della lingua, la società non propriamente aperta…

Ci racconti di qualche impresa sociale, aiutata da voi, che ha avuto un buon successo?

Ce ne sono molte ma rimanendo a Berlino mi viene in mente Fairmondo, un progetto che ho supportato personalmente. Lo scopo è quello di sviluppare un commercio più equo rispetto a quello di organizzazioni come Amazon o Ebay. MakeSense li ha aiutati ad organizzare una campagna di crowdfunding di successo.

Come si finanzia Make Sense?

MakeSense ha tre maggiori programmi che producono delle entrate. In tutti i casi funziona così: nell’evenienza in cui il business vada bene, si prende una piccola percentuale sui loro introiti.

Hai qualche novità che riguardi i progetti di MakeSense rivolti in maniera particolare a Berlino?

Il mio obiettivo personale per quest’anno è quello di sviluppare il format SenseCube, un accellatore per imprese sociali, qui a Berlino. In sostanza aiutiamo un certo numero di imprese a svilupparsi molto velocemente, permettendo loro di raggiungere in sei mesi dei risultati che potenzialmente otterrebbero in due anni di attività.

Daniel Hires è anche l’organizzatore dello Social Startup Weekend che si terrà a Berlino dal 20 al 22 marzo. Un evento dove chiunque può partecipare proponendo un’idea per una startup, non è necessario avere alcun tipo di conoscenza previa perché verranno organizzati dei team di lavoro con mentori e coach. Durante tutto il weekend ogni gruppo lavorerà ad un’idea e poi domenica 22 la si presenterà di fronte ad una giuria che sceglierà il vincitore. Il prezzo è di 49€ per tutti i tre giorni, inclusivo di cibo. Per tutti gli interessati alle iniziative di MakeSense potete trovare qui un calendario degli appuntamenti futuri. Un appuntamento davvero imperdibile per gli appassionati di start up!

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