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Il campo di concentramento dimenticato nel cuore di Berlino

Mauthausen-Gusen, Dachau, Auschwitz, Buchenwald, Ravensbrück, Sachsenhausen … purtroppo la lista di nomi tristemente noti per essere stati campi di concentramento nazisti è più lunga di quanto ci si immagini. Si ricordano i principali, ma furono circa 15.000 i campi installati in tutta Europa. Uno in particolare sembra essere stato dimenticato dalla storia: la “Columbia-Haus”, uno dei peggiori siti di terrore nella Germania nazista, nonché il quartier generale della Gestapo a Berlino, divenuto noto all’epoca poiché i pedoni che passeggiavano fuori dall’edificio potevano sentire le urla provenienti dal suo interno.

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Pianta della caserma con il centro di detenzione militare sul margine meridionale del terreno, 1913
See page for author, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

La storia della Columbia-Haus

La “Columbia-Haus” si erigeva dove oggi sorge l’Hangar 1 nella zona settentrionale dell’ex Aeroporto di Tempelhof. Costruito inizialmente per essere una stazione di polizia militare, nel 1933 fu trasformato in prigione dal Partito Nazionalsocialista e per un anno rimase in gran parte non regolamentato, fino all’arrivo nel 1934 del comandante Walter Gerlach e del suo assistente Arthur Liebehenschel.


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La prigione della Gestapo era conosciuta per i suoi metodi di tortura, inflitti soprattutto ad Ebrei, Comunisti e Socialdemocratici. L’ispettorato dei Campi di Concentramento ne prese le redini il 27 dicembre 1934, amministrandolo e cambiandone il nome in “Konzentrationslager Columbia”.

Qui prestarono servizio, agli inizi delle loro “carriere”, quelli che furono poi tra i maggiori esecutori dell’Olocausto, fino alla sua chiusura, nel 1936, attuata per dare spazio all’espansione dell’aeroporto di Tempelhof. “Dopo il 1945 la storia del campo di concentramento nel centro di Berlino fu velocemente dimenticata” – ha dichiarato Johannes Tuchel, Amministratore del Gedenkstätte Deutscher Widerstand.

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