Nel cuore di Kreuzberg, a Moritzplatz, si trova un’oasi di verde chiamata “Prinzessinnengarten”. L’area verde è di proprietà della città di Berlino, ma un’organizzazione no-profit ha provveduto alla sua gestione e al suo sviluppo. Nel giro di pochi anni, da posto abbandonato e desolato, il giardino è diventato un luogo ideale per sviluppare progetti ecologici e sociali, tanto che scolari e studenti universitari, con i loro esperimenti, hanno attirato l’attenzione delle televisioni di tutto il mondo. Perfino il sindaco di Washington D.C. e il Ministro belga dell’Economia hanno apprezzato con meraviglia il giardino.

Lo spazio bucolico rischia, però, di essere venduto. La stessa area che, sino a poco tempo fa, non risultava attraente agli occhi degli investitori, viene oggi contesa. Robert Shaw, fondatore del “Giardino delle principesse” (questa la traduzione in italiano) e dirigente della società “Nomadisch Grün GmbH”, è scioccato alla notizia. Shaw era riuscito ad ottenere un contratto d’affitto, prolungato, per la seconda volta, nel 2011. “Dal Prinzessinnengarten nascono impulsi importanti e per questo i cittadini, che qui investono molta energia, si chiedono se la politica tenga davvero in considerazione i loro sforzi”, afferma Shaw.

Nel frattempo Shaw e i suoi collaboratori hanno iniziato a raccogliere firme al fine di ottenere un contratto d’affitto per cinque anni e affinché i cittadini possano partecipare alla decisione dell’uso futuro dell’area. Le firme raccolte sino ad ora sono 17.000, grazie anche alla collaborazione degli scolari della “AG Natur, Heim und Garten” dell’Accademia di Berlino per la Formazione Professionale (AFBB). “É qui che i futuri educatori devono imparare ad inserire l’ecologia e la sostenibilità ambientale nei loro programmi educativi. Se il Prinzessinnengarten non ci fosse più, allora si che avremmo un problema vero. Un altro luogo simile nelle vicinanze non c’è”, dichiara un’insegnante.

Domani, venerdì 21 settembre, nel giardino, è previsto un dibattito pubblico alla presenza dei rappresentanti del quartiere. Al Senato spetta comunque la decisione.

di Oriana Poeta