I tessuti, i tappeti e gli arazzi del Museo Stefano Bardini di Firenze
(Adnkronos) – Sete preziose, tappeti orientali, arazzi, abiti storici e documenti d’archivio raccontano l’intreccio tra arte, moda, commercio e saperi artigianali nell’universo di Stefano Bardini, il celebre “principe degli antiquari”. Fino al 31 gennaio 2027 il Museo Stefano Bardini di Firenze ospita “Officina Bardini. Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi”, terzo capitolo del ciclo espositivo dedicato alla famiglia e alla sua eredità. Dopo “Officina Bardini” (2022), realizzata nel centenario della morte dell’antiquario, e “Officina Bardini: l’arte del legno” (2024), la nuova mostra nasce da due anni di ricerche, studio e restauri e presenta oltre cinquanta opere appartenenti all’Eredità Bardini, alcune delle quali inedite, in dialogo con le collezioni civiche e con prestiti di altre istituzioni museali.
Articolato in cinque sezioni tematiche tra il piano terra e il primo piano del museo, il percorso fa emergere una storia che va ben oltre il collezionismo: i tessili furono per Stefano Bardini e per i figli Emma e Ugo oggetti di prestigio, strumenti di affermazione sociale, merci ricercate e modelli per la produzione contemporanea. Dipinti, fotografie, corrispondenze, ricevute, inventari e manufatti restituiscono l’attività di una vera impresa internazionale, capace di connettere botteghe, restauratori, manifatture, collezionisti e musei.
Il racconto prende avvio dallo stile della famiglia Bardini, che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento costruì anche attraverso l’eleganza e il lusso la propria immagine pubblica. Emma, pittrice e intellettuale poliglotta, personalizzava i propri abiti con ricercate applicazioni decorative: in mostra compaiono, tra l’altro, elementi del suo guardaroba e sandali di Salvatore Ferragamo con suola in sughero, affiancati dalle relative ricevute. Ugo, artista e collezionista, interpretava invece il modello del dandy. Ritratti e carte private svelano gli ambienti, le relazioni sociali e i ricevimenti di Villa Bardini.
La trama dei fornitori e degli acquirenti rivela la dimensione internazionale dell’impresa. Dalla Firenze delle botteghe specializzate alle manifatture di Parigi, Berlino e Londra, Bardini si procurava lane, sete, velluti e manufatti antichi grazie a corrispondenti come il collezionista e commerciante Adolf von Beckerath o il fornitore parigino Pierre Legendre. Sul versante delle vendite, la clientela comprendeva grandi musei di arti applicate e collezionisti europei e americani. Tra gli episodi documentati spicca il rapporto con il South Kensington Museum di Londra, che acquistò anche un frammento di tappeto persiano raccomandato da William Morris, e quello con lo storico dell’arte Wilhelm von Bode.
All’interno dell’impresa, inventari, campionari, libri e fotografie erano strumenti indispensabili per conoscere e valorizzare gli oggetti. Il visitatore incontra frammenti tessili ancora muniti di cartellini numerati, registri commerciali, repertori bibliografici e l’album fotografico Collection Bardini, Étoffes anciennes: un sistema di catalogazione e promozione che consentiva di studiare opere e materiali, documentarne la provenienza e presentare le collezioni a una clientela lontana.
Un capitolo importante riguarda gli arazzi, ricercati sul mercato e spesso sottoposti a interventi di ricomposizione e adattamento. Le fotografie e le carte d’archivio permettono di seguire la vicenda della serie delle Quattro Stagioni, probabilmente destinata in origine a Palazzo Salviati al Corso, e di approfondire il riuso di frammenti antichi come rivestimenti per arredi. Tra le opere presentate figura anche una coppia di sedie rivestite con arazzo mille fleurs, provenienti dalla Villa medicea di Cerreto Guidi, a testimonianza del dialogo tra tessitura e arredamento.
La sezione dedicata al laboratorio degli arazzi porta alla luce il lavoro delle maestranze, in particolare quello femminile. Una lettera del 1899 documenta il progetto di Stefano Bardini di affidare la sorveglianza del laboratorio alle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e di formare nuove lavoranti specializzate. Un elenco del 1900 registra ventitré operaie, molte giovanissime; lettere, regolamenti e richieste di sostegno economico raccontano non soltanto la trasmissione di tecniche di tessitura e restauro, ma anche le condizioni concrete del lavoro. Il laboratorio cessò l’attività nel 1901, mentre altre competenze artigianali continuarono a essere impiegate dall’impresa Bardini.
Il percorso prosegue con i tappeti orientali, protagonisti del mercato antiquario e dello studio delle arti islamiche tra Ottocento e Novecento. Un aneddoto conservato nelle memorie di Emma racconta la celebre vendita di un tappeto al barone Adolphe de Rothschild; fotografie, pubblicazioni e corrispondenze documentano invece l’attenzione degli studiosi e delle manifatture europee per questi manufatti. I tappeti in mostra, insieme a un esemplare che testimonia le pratiche di lavorazione o restauro, illustrano il rapporto tra pezzi antichi, modelli decorativi e produzioni moderne.
Ai tessuti antichi è dedicata una ricostruzione particolarmente significativa: una vetrina della «Stanza delle stoffe» allestita da Ugo Bardini a Palazzo Mozzi, ricomposta con i manufatti originali grazie alle fotografie degli anni Settanta. Velluti, damaschi, lampassi e taffetas dal Quattrocento al Settecento restituiscono il gusto espositivo della famiglia; alla selezione si affiancano tessuti e merletti della Collezione Funghini del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo. La documentazione ricorda inoltre l’invito rivolto a Stefano Bardini per l’Esposizione dei Tessuti e Merletti tenuta a Roma nel 1887, benché il suo nome non compaia nel catalogo. Il dialogo tra antico e moderno emerge anche dai tessuti di Mariano Fortuny, che riprendono suggestioni decorative della tradizione. Chiude il percorso la sezione degli abiti storici, con capi e accessori dal Rinascimento al Settecento: una camicia femminile cinquecentesca in lino ornata di ricami, un corpetto seicentesco in velluto genovese, una marsina maschile settecentesca con gilet coordinato, copricapi e borse. Gli interventi di restauro hanno permesso di recuperarne e studiarne materiali, tagli sartoriali e decorazioni, restituendo valore a testimonianze preziose della storia del costume.
Restauri e collaborazioni scientifiche sono parte integrante del progetto. L’Opificio delle Pietre Dure ha contribuito con i settori specializzati nel restauro di manufatti tessili, arazzi e tappeti, nonché di materiali cartacei e membranacei; alle indagini scientifiche hanno partecipato anche il Cnr-Ino e il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa. Un ruolo centrale è svolto dall’Archivio storico Eredità Bardini della Direzione regionale Musei nazionali Toscana -MiC, interessato dal 2019 da un’attività di schedatura e digitalizzazione in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze, la Fondazione Memofonte e l’Università degli Studi di Udine.
Oltre agli enti responsabili del progetto, fanno parte del comitato promotore l’Opificio delle Pietre Dure, l’Università degli Studi di Firenze attraverso il Dida – Laboratorio Architettura e Autocostruzione e il Sagas – Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo, e la Fondazione Memofonte. Sono enti prestatori il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – MiC e le Ville e Residenze monumentali Fiorentine – Villa medicea di Cerreto Guidi e Museo della Caccia e del Territorio.
Il progetto espositivo è a cura del Comune di Firenze – Servizio Soprintendente Musei Comunali, del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo e Galleria Mozzi Bardini e della Fondazione Mus.E. La mostra è curata da Marco Betti, Marco Mozzo e Rosario Ruggiero Terrone, con il coordinamento scientifico di Carlo Francini e Valentina Zucchi. L’iniziativa rinnova la collaborazione avviata nel 2022 per valorizzare il patrimonio dell’Eredità Bardini e le raccolte del Museo civico Stefano Bardini.
“Con la terza edizione di Officina Bardini rinnoviamo il nostro impegno nella valorizzazione di uno dei patrimoni più affascinanti della storia artistica e culturale di Firenze” ha detto l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini. “Trame rivelate ci accompagna alla scoperta di tessuti, tappeti e arazzi, restituendo non soltanto la bellezza e la raffinatezza di questi manufatti, ma anche le storie, i saperi artigianali e le relazioni internazionali che hanno contribuito a fare di Stefano Bardini una figura di riferimento nel mondo dell’antiquariato. Questa mostra ha il merito di portare alla luce opere e documenti preziosi, alcuni dei quali presentati per la prima volta al pubblico, e di raccontare un patrimonio che continua a rivelare nuove prospettive di studio e conoscenza. È anche un’occasione per riscoprire il valore delle competenze artigianali, del restauro e della trasmissione dei saperi, elementi fondamentali della nostra identità culturale. Desidero ringraziare il Soprintendente ai Musei Comunali Carlo Francini e la coordinatrice scientifica della Fondazione Mus.E Valentina Zucchi per il lavoro svolto e per il contributo scientifico e organizzativo che ha reso possibile questa nuova edizione di Officina Bardini, insieme a tutte le istituzioni e ai professionisti che hanno collaborato alla realizzazione del progetto”.
“Questa terza mostra monografica Officina Bardini: Trame rivelate – ha sottolineato Carlotta Paola Brovadan, direttrice regionale Musei nazionali Toscana del Mic – oltre a confermare e rafforzare la partnership con tutte le istituzioni coinvolte, grazie al lavoro dei curatori storici dell’arte della direzione offre per la prima volta agli occhi dei visitatori e degli esperti l’opportunità di riscoprire un caleidoscopio di opere tessili, tra arazzi, tappeti e preziosi pezzi inediti, che compone la ricchissima Eredità Bardini. Inoltre offre anche la possibilità di apprezzare concretamente il lavoro certosino di ricerca e studio dell’Archivio Bardini a tutela di una memoria preziosa finalizzata alla valorizzazione di un patrimonio straordinario.”
“La mostra Officina Bardini. Trame rivelate – spiegano i curatori – è il frutto di un articolato lavoro di ricerca durato due anni e offre un viaggio inedito e suggestivo nel mondo dell’arte tessile e della moda attraverso le opere e gli oggetti collezionati, commerciati e lavorati da Stefano, Emma e Ugo Bardini. Il percorso espositivo si snoda attraverso una ricca selezione di opere e testimonianze, affiancate da strumenti di lavoro, documenti d’archivio, fotografie d’epoca e cataloghi d’asta, che illuminano, da prospettive diverse, la fitta trama di relazioni intessute dai Bardini: dai facoltosi magnati americani della Gilded Age agli studiosi e ai direttori di museo, fino a grandi protagonisti del Novecento come Gabriele d’Annunzio. La mostra intende così ampliare lo sguardo sulle vicende dei laboratori e delle maestranze, mettendo in dialogo manufatti antichi e moderni, espressione di una sensibilità estetica aggiornata sul gusto dell’Art Nouveau. Tra le opere esposte figurano tappeti di particolare interesse, tra cui uno inedito firmato da Paul Follot, prestigiosi arazzi di provenienza Borghese e manufatti tessili come il tessuto Fortuny. A questi si affianca una selezione di abiti e accessori storici: dalla camicia femminile in lino del XVI secolo al corpetto barocco, dalla marsina settecentesca ai sandali Ferragamo con zeppa in sughero appartenuti a Emma Bardini. Nel loro insieme, queste testimonianze restituiscono la vivacità di un’”Officina” e la ricchezza di un’attitudine collezionistica guidata da un intuito lungimirante e da una straordinaria sensibilità estetica, capaci di conservare, ancora oggi, una sorprendente attualità.”
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