EU Kids Act, l’industria dei videogiochi chiede regole diverse dai social: “No a divieti generalizzati”
(Adnkronos) – L’industria dei videogiochi condivide l’obiettivo dell’EU Kids Act di rafforzare la tutela dei minori online, ma chiede regole proporzionate, che tengano conto delle specificità del settore senza replicare automaticamente le restrizioni previste per i social media. È la posizione espressa da IIDEA, l’associazione che rappresenta l’industria videoludica in Italia, già intervenuta in audizione presso la Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera dei Deputati.
Al centro delle richieste dell’associazione ci sono il riconoscimento del ruolo dei genitori, la valorizzazione degli strumenti di controllo parentale e l’adozione del sistema PEGI come standard europeo per la classificazione dei videogiochi in base all’età. Nato su richiesta delle istituzioni europee e oggi utilizzato in 40 Paesi, PEGI rappresenta, secondo IIDEA, uno strumento consolidato per orientare le famiglie nella scelta dei contenuti.
L’associazione sottolinea inoltre la necessità di distinguere tra videogiochi con funzionalità di interazione online e titoli che ne sono privi, evitando di assoggettare entrambi alle stesse restrizioni. Il settore dispone già di strumenti che consentono ai genitori di gestire contenuti, acquisti, comunicazioni e tempi di gioco. Per i minori di 13 anni, ad esempio, la chat con altri giocatori è disattivata per impostazione predefinita e può essere abilitata dai genitori.
Sul fronte della verifica dell’età, IIDEA propone un approccio basato sul rischio, coerente con le linee guida del Digital Services Act, concentrando i controlli nei contesti effettivamente sensibili, come l’acquisto di videogiochi destinati a un pubblico adulto. L’associazione mette invece in guardia dall’introduzione di verifiche generalizzate per tutti i giocatori e di procedure formali per dimostrare la responsabilità genitoriale, che potrebbero comportare un’ulteriore raccolta di dati personali. Chiede inoltre di evitare nuovi sistemi di classificazione che si sovrappongano a quelli già esistenti, come PEGI e USK, con il rischio di creare confusione tra i consumatori.
IIDEA richiama infine il diritto dei bambini al gioco e alle attività ricreative, riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. In Italia, secondo i dati riportati dall’associazione, sono 14,2 milioni le persone tra i 6 e i 64 anni che giocano ai videogiochi, con un’età media di 31 anni e una quota di maggiorenni pari al 74%.
“Condividiamo pienamente l’obiettivo di rendere l’ambiente online più sicuro per i minori, ed è un impegno che l’industria porta avanti da oltre vent’anni. Servono però regole proporzionate e specifiche per i videogiochi, che valorizzino ciò che già funziona e il ruolo dei genitori, senza rinunciare alle opportunità di crescita, apprendimento e socializzazione che il digitale offre”, dichiara Thalita Malagò, direttrice generale di IIDEA.
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