Dopo dieci anni di trattative, venerdì, il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto l’intesa sulle regole che riguardano l’aviazione commerciale e, in particolare, due punti particolarmente cari a chi viaggia. È stato infatti stabilito che il bagaglio a mano dovrà essere compreso nel prezzo del biglietto e indicato in modo trasparente e i passeggeri continueranno a poter contare su un risarcimento quando un volo subisce un ritardo prolungato. Le compagnie aeree, dal canto loro, avevano avvertito che regole più severe in materia di rimborsi avrebbero spinto inevitabilmente verso l’alto il prezzo dei biglietti.
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Le nuove disposizioni si inseriscono nel regolamento dell’Unione sui diritti dei passeggeri aerei, oggetto di una revisione complessa, segnata da posizioni contrapposte tra Stati membri, istituzioni europee e settore del trasporto aereo.
Il bagaglio a mano sarà compreso nel prezzo e in caso di ritardo prolungato si verrà rimborsati
Resta confermato il diritto al trasporto del bagaglio a mano e questa non è una notizia di poco conto per chi si serve delle compagnie aeree low cost. Vettori come Ryanair ed EasyJet, infatti, avevano reso comune la pratica di far pagare a parte il bagaglio a mano. Le nuove regole pongono fine a questa consuetudine: ogni passeggero avrà diritto a portare con sé sia un piccolo oggetto personale, delle dimensioni massime di 40 per 30 per 15 centimetri, sia un piccolo bagaglio con rotelle, paragonabile a uno zaino o a una borsa. Questo bagaglio dovrà essere compreso nel prezzo base del biglietto standard e indicato in modo chiaro e trasparente.
Garantito anche il risarcimento per i voli in ritardo di almeno tre ore: una richiesta su cui il Parlamento europeo ha mantenuto la propria posizione, nonostante l’opposizione di diversi governi nazionali. Un alto diplomatico dell’UE ha sottolineato, dopo la chiusura dell’intesa, che le tariffe applicate dalle compagnie aeree sono rimaste invariate per quasi vent’anni e che questo elemento garantisce stabilità al sistema.
Le cifre del risarcimento restano nella forbice già nota, tra 250 e 600 euro, in caso di cancellazione o ritardo superiore alle tre ore. Il testo concordato introduce tuttavia una precisazione: per i voli oltre i 3.500 chilometri l’importo sarà di 300 euro, mentre la soglia di 600 euro si applicherà quando il ritardo supera le quattro ore o quando il volo viene cancellato. Negli anni precedenti, alcuni Stati membri avevano proposto di alzare da tre a quattro ore la soglia per il risarcimento legato alle cancellazioni; Germania, Portogallo, Slovenia e Spagna si erano schierati contro questa modifica. Le compagnie aeree, per tutta la durata del negoziato, hanno spinto perché il diritto al risarcimento scattasse solo dopo cinque ore, sostenendo che una soglia più bassa avrebbe spinto gli operatori a cancellare direttamente i voli per evitare le sanzioni. Hanno inoltre argomentato che i ritardi dipendono spesso da problemi tecnici negli aeroporti, indipendenti dalla loro gestione, e che un onere troppo gravoso avrebbe compromesso la loro competitività.
Inoltre, ai passeggeri che scelgono di cambiare itinerario a seguito di una cancellazione o di un rifiuto d’imbarco (a meno che non ci siano motivi ragionevoli per tale rifiuto) deve essere offerto un itinerario alternativo entro tre ore, a spese della compagnia e in condizioni di trasporto simili.
Tariffe più trasparenti
Su richiesta del Parlamento, la trasparenza dei prezzi e la possibilità di confrontare le offerte sono state rafforzate. Compagnie aeree, intermediari e motori di ricerca dovranno mostrare, già dalle prime fasi della prenotazione, una tariffa che comprenda il bagaglio a mano.
I negoziatori hanno comunque previsto una via alternativa: chi rinuncia volontariamente al bagaglio a mano potrà accedere a un biglietto più economico. È facile quindi immaginare che la strategia delle low cost punterà a far pagare ai clienti esattamente le stesse cifre, partendo da prezzi più alti da “scontare” rinunciando al bagaglio.
Lunedì il Parlamento trasmetterà la conferma definitiva e una lettera congiunta a sostegno dell’accordo, chiudendo formalmente il dossier legislativo. Le nuove norme entreranno in vigore dal 2027 e si applicano ai passeggeri che volano all’interno dell’UE, su voli operati da compagnie aeree dell’UE o di paesi terzi, che arrivano nell’UE da un paese terzo su una compagnia aerea dell’UE e che partono dall’UE verso un paese terzo su una compagnia aerea dell’UE o di un paese terzo.
Un negoziato durato un decennio
Il regolamento europeo sulla tutela dei passeggeri risale a una revisione avviata nel 2013. Da allora, i legislatori europei hanno spinto per un ampliamento dei diritti relativi al bagaglio e per tutele più solide in caso di fallimento delle compagnie aeree, incontrando la resistenza di alcuni Stati membri e di buona parte del settore.
Il deputato lituano dei Verdi Virginijus Sinkevičius ha ricordato come la normativa adottata nel 2004 rispondesse a un contesto del tutto diverso da quello attuale. Ryanair trasportava allora circa 23 milioni di passeggeri all’anno; nel 2024 il numero ha superato i 183 milioni, quasi otto volte tanto. Wizz Air non esisteva ancora, mentre EasyJet operava come vettore di nicchia. I vettori low cost rappresentano oggi una quota dominante del trasporto aereo intraeuropeo, con modelli di business costruiti sulla separazione di servizi che in passato erano inclusi nel prezzo del biglietto e che oggi vengono fatturati singolarmente.
Tutti i punti chiave dell’accordo sono consultabili qui.




