Merz in Israele parla di “due Stati”. Netanyahu: “No”
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) ha compiuto la sua prima visita ufficiale in Israele il 6 e 7 dicembre, sette mesi dopo l’insediamento. Un viaggio che arriva più tardi di quanto non avrebbe desiderato e previsto, come lo stesso Merz ha ammesso dopo l’incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. L’obiettivo della visita di Merz era, ufficialmente, quello di ribadire il rapporto stretto di collaborazione tra Germania e Israele, rassicurare Netanyahu sulle tensioni fra i due Paesi che erano derivate dalle pur blande critiche tedesche rispetto all’invasione di Gaza e anche ribadire l’appoggio alla soluzione dei “due popoli due Stati“, che Merz ha promosso già in altre occasioni e che Netanyahu ha rifiutato e continua a rifiutare in modo categorico.
Prima di raggiungere Gerusalemme, il leader tedesco aveva fatto tappa ad Aqaba per incontrare re Abdullah II di Giordania. Nella capitale israeliana, oltre a Netanyahu, Merz ha avuto un incontro con il presidente Isaac Herzog.
Merz ribadisce il “diritto di Israele a difendersi”
Merz ha ribadito il proprio appoggio a quello che considera il diritto di Israele a difendersi. “Nessuno Stato può tollerare che i propri cittadini, come ad esempio nei kibbutz intorno a Gaza, vengano uccisi, rapiti e torturati dai terroristi islamici”, ha dichiarato il cancelliere. Secondo Merz, Israele ha non solo il diritto, ma addirittura il dovere di proteggere i propri cittadini contro chi nega l’esistenza dello Stato democratico ebraico.
Le sue parole, che inquadrano l’intera offensiva di Israele a Gaza solo ed esclusivamente nell’ottica di una “risposta al 7 ottobre” appaiono in contrasto piuttosto netto rispetto alle sue dichiarazioni del giugno di quest’anno. Allora, un paio di mesi prima che la Germania sospendesse parzialmente le forniture militari, Merz aveva affermato di “non comprendere più le azioni dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza né il loro scopo”. Ora il tono è evidentemente cambiato. Durante la sua visita, Merz ha sottolineato il sostegno tedesco al diritto all’esistenza di Israele, senza però pronunciare l’espressione “ragion di Stato”, che in partia è sempre più contestata.
La “guerra a Gaza”, dichiata il Cancelliere, ha posto il governo federale davanti a “un dilemma”: da una parte. ha dichiarato Merz con toni che molti giornali hanno definito quasi di scusa, la Germania deve garantire la sicurezza israeliana, dall’altra deve difendere la dignità umana e il diritto internazionale che costituiscono il nucleo della Costituzione tedesca dopo la Shoah.
La Germania ha reagito alle sofferenze della popolazione civile nella fascia costiera con un breve embargo sulle armi. Merz ha affermato che Israele, “in quanto Paese in guerra e Stato democratico di diritto”, deve comunque preoccuparsi il diritto internazionale nelle sue azioni militari. Il fatto che su Netanyahu e parte del suo governo pendano mandati di cattura internazionali per presunti crimini di guerra suggerisce che, almeno secondo la Corte Penale Internazionale, tale preoccupazione possa non essere stata prioritaria nei mesi scorsi. Il cancelliere ha però precisato che, a oggi, non esistono differenze di principio con Israele.
Merz difende la soluzione dei due Stati, Netanyahu replica “il potere deve essere nostro dal fiume al mare”
Merz si è espresso contro l’annessione della Cisgiordania, oltre che sulla soluzione a “due Stati”, e ha parlato di un nuovo ordine in cui israeliani e palestinesi possano vivere in dignità e sicurezza registrando su entrambi i punti ha registrato il netto rifiuto di Netanyahu. “Non creeremo uno Stato alle nostre porte che intende distruggerci”, ha dichiarato il premier israeliano. “Insisteremo sempre affinché il potere sovrano di sicurezza dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo rimanga nelle nostre mani“.
Il governo tedesco, intanto, vuole impegnarsi diplomaticamente per una pace duratura a Gaza, attraverso aiuti umanitari e ricostruzione.
La commemorazione a Yad Vashem
Merz ha visitato il memoriale dell’Olocausto Yad Vashem, dove ha depositato una corona di fiori. “Manterremo vivo il ricordo del terribile crimine della Shoah commesso dai tedeschi contro il popolo ebraico”, ha affermato. Nel libro degli ospiti il cancelliere ha scritto che a Yad Vashem è tangibile la responsabilità storica che la Germania si porta dietro.
“La Germania deve garantire l’esistenza e la sicurezza di Israele. Questo è parte integrante delle nostre relazioni, e lo sarà per sempre”, ha scritto Merz.
Al termine della visita, Merz ha incontrato anche alcuni ex ostaggi e i loro familiari. La visita non ha previsto incontri con esponenti dell’opposizione israeliana né con rappresentanti palestinesi, nonostante le richieste dei numerosi critici del governo di ultradestra israeliano.
Le reazioni alla visita di Friedrich Merz in Israele
Come era prevedibile, la visita di Merz in Israele – la prima di un capo di governo europeo da oltre un anno a questa parte, ha suscitato accese critiche sia da parte dell’opposizione che da parte degli organismi internazionali che si occupano di diritti umani. Amnesty International, per esempio, contraddice l’idea che la visita sia giustificabile alla luce del “cessate il fuoco”. Dall’inizio del medesimo cessate il fuoco, infatti, sono stati uccisi almeno 340 palestinesi, tra cui 136 bambini. Israele sta inoltre spingendo per un’apertura unilaterale delle frontiere con l’Egitto, configurando di fatto un ritorno al piano di reinsediamento forzato.
Pauline Jäckels, in un editoriale sul quotidiano Taz, ha commentato che, se Merz volesse davvero impegnarsi per una soluzione a due Stati, dovrebbe usare l’unica leva disponibile contro Netanyahu, ovvero la fine dell’ostruzionismo tedesco alla revoca dell’accordo di associazione dell’UE con Israele, piuttosto che limitarsi a ripetere dichiarazioni di principio che il premier israeliano può ignorare senza conseguenze.
Ciò che sta a cuore al governo federale,sostiene, sono gli interessi economici e militari: la cooperazione con Israele, il sistema di difesa missilistica Arrow 3 importato e l’alleanza con gli Stati Uniti.
Amnesty International ha criticato anche revoca del blocco delle licenze per la fornitura di armi a Israele, imposto ad agosto. Queste armi, sostiene l’organizzazione, potrebbero essere utilizzate a Gaza, dove, secondo Amnesty, lo sterminio dei palestinesi da parte del governo israeliano continua. L’organizzazione considera questa decisione una violazione degli obblighi internazionali derivanti dal trattato sul commercio delle armi, dalle Convenzioni di Ginevra e dalla Convenzione sul genocidio. Nel frattempo, avverte Amnesty International, gli aiuti umanitari rimangono insufficienti. Le autorità israeliane continuano a bloccare le forniture necessarie per ripristinare le infrastrutture essenziali.



