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Incriminato l’attentatore di Mannheim: l’accusa è di duplice omicidio e tentato omicidio multiplo

Il 3 marzo scorso, un uomo si è lanciato con la propria auto sulla folla nelle strade di Mannheim, uccidendo due persone e ferendone 14. Dopo tre mesi e mezzo di indagini approfondite, la procura del Baden-Württemberg ha ufficialmente formalizzato l’accusa di duplice omicidio contro il quarantenne responsabile dell’attacco, per il quale si è escluso un movente politico. L’attentatore di Mannheim non ha ancora rivelato cosa lo abbia spinto a uccidere.

Duplice omicidio e tentato omicidio multiplo

Il responsabile, un quarantenne tedesco, originario di Ludwigshafen nella Renania-Palatinato, è ora formalmente accusato di duplice omicidio dalla procura di Mannheim. L’imputazione, comunicata ufficialmente lunedì, rappresenta il culmine di un’indagine complessa che ha ricostruito nei dettagli la dinamica dell’attacco.

L’accusa sostiene che l’uomo abbia agito con l’intento deliberato di “uccidere un numero imprecisato di pedoni”, attraversando a velocità sostenuta la zona pedonale del centro cittadino nella giornata del Lunedì Grasso. La ricostruzione degli inquirenti evidenzia la premeditazione dell’atto, elemento cruciale per la configurazione del reato di omicidio volontario.

La ricostruzione dei fatti

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’imputato ha percorso centinaia di metri nella zona pedonale raggiungendo una velocità massima di 80 chilometri orari. Durante questa corsa folle, ha deliberatamente investito diversi pedoni e gruppi di persone, indicando, secondo gli inquirenti, una chiara volontà di causare il maggior numero possibile di vittime. Il bilancio dell’attacco risulta drammatico: due persone, una donna di ottantatré anni e un uomo di cinquantaquattro, hanno perso la vita, mentre quattordici hanno riportato ferite di diversa entità. Fra queste, anche un bambino di appena due anni.

Il tentativo di fuga dell’attentatore e l’intervento del tassista nel centro di Mannheim

Dopo aver compiuto la strage, l’attentatore ha tentato di fare inversione con la sua utilitaria per allontanarsi dal luogo del crimine. Tuttavia, un tassista è intervenuto, sbarrandogli la strada con il proprio veicolo per impedirgli di fuggire. Il quarantenne ha allora estratto una pistola a salve e ha sparato un colpo in aria per intimidire l’altro e riuscire a proseguire nella fuga. Poco dopo, però, forse consapevole dell’arresto imminente, l’uomo si è sparato in bocca con la stessa arma.

L’intervento tempestivo dei soccorsi ha permesso di salvarlo, consentendo così alle autorità di procedere con l’arresto e l’avvio delle procedure giudiziarie. Il quarantenne è stato sottoposto a cure mediche intensive prima di essere preso in custodia dalla polizia, che ha potuto così avviare gli interrogatori e le indagini approfondite sul caso.

Dubbi sulla capacità di intendere e volere dell’imputato

Un elemento di particolare complessità nel caso riguarda lo stato mentale dell’imputato. La procura ha rivelato che il quarantenne soffre da anni di disturbi psichiatrici, circostanza che potrebbe influenzare significativamente il procedimento giudiziario.

Questa condizione medica solleva interrogativi sulla capacità di intendere e volere dell’accusato al momento del fatto, aspetto che non è ancora stato valutato in maniera definitiva. La presenza di disturbi mentali non esclude automaticamente la responsabilità penale, ma può comportare una riduzione della pena o l’applicazione di misure di sicurezza alternative al carcere. Le indagini condotte dalla procura non hanno evidenziato elementi che possano ricondurre l’attacco a motivazioni di carattere politico o ideologico. Fino a questo momento, il quarantenne è sempre rimasto in silenzio durante gli interrogatori.

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