Disinformazione, come difendersi: ne abbiamo parlato a Berlino
Giovedì 22 maggio 2025, la sede di Thomas The Startup Lawyers in Oranienburger Str., a Berlino, ha ospitato “Misinformation Maze: Finding Facts in a Noisy World”, un evento sulla disinformazione e sulla misinformazione (quest’ultima caratterizzata dal fatto di essere non intenzionale).
La serata, iniziata con i saluti di apertura di Vittorio De Vecchi Lajolo, per lo studio Thomas The Startup Lawyers, e Giovanni Migliore di IPN – Italian Professional Network, che ha organizzato l’iniziativa, è stata un’occasione preziosa per mettere a fuoco le distorsioni dell’ecosistema informativo contemporaneo e ha saputo unire riflessione critica, divulgazione scientifica e interazione con il pubblico.
Disinformazione: quando la bufala diventa realtà
Le relatrici, Anna Alessandra Monaco, biologa computazionale presso il Max Planck Institute for Molecular Genetics, e Angela Fiore, co-editrice del Mitte e co-fondatrice dell’agenzia di comunicazione Fiore & Conti GbR, hanno esplorato il tema della disinformazione da prospettive complementari: quella scientifica e quella mediatica.

Si è discusso inoltre della necessità di verificare costantemente le fonti, soprattutto per contrastare il meccanismo noto come “confirmation bias“, cioè, banalmente, quella tendenza che ci porta a credere più facilmente a notizie che confermano le nostre convinzioni.
Le relatrici hanno spiegato che questo è un meccanismo umano profondo, non un “bug”, ma una vera e propria caratteristica evolutiva. Per contrastare questa insidia, il consiglio è netto: esporsi anche e soprattutto a contenuti con cui non si è d’accordo. È una sorta di “vaccino cognitivo”, in grado di spingerci oltre la bolla in cui tendiamo a confermare noi stessi e, per questo, un’operazione sana, dal punto di vista dell’approfondimento critico e obiettivo.

Notizie false, emozioni vere
Durante l’incontro è stato inoltre ricordato il modo in cui la disinformazione (o la misinformazione) tende a diffondersi in modo endemico e spesso assurdo, considerando che a volte la possibilità di verificare è a portata di mano.
È stata a questo proposito ricordato il caso della falsa notizia, circolata qualche tempo fa, secondo cui l’Unione Europea avrebbe vietato il Parmigiano Reggiano. La voce era totalmente infondata, ma l’indignazione suscitata fu reale e ci mise un po’ a scemare perché, come sottolineato delle relatrici, “The news is fake, the anger is real”. Anche quando una notizia è falsa, l’emozione suscitata è infatti reale e ci mette un po’ a trovare un senso.
Fiore ha inoltre spiegato come, nel suo lavoro di editrice, la velocità di diffusione di contenuti potenzialmente non veritieri sia una sfida quotidiana. Questo rende il cosiddetto “slow journalism” molto più affidabile, anche se lento, come dice la parola stessa, e quindi spesso lasciato indietro dai media che invece si adeguano ai trendic topic dettati dagli algoritmi e al ritmo dei contenuti virali sulle piattaforme, che però a volte si rivelano non attendibili.

Siamo tutti prosumer e quindi responsabili
Oggi siamo tutti prosumer, consumatori e produttori di contenuti e notizie in tempo reale e questo ruolo richiede responsabilità: prima di condividere, bisogna leggere, pensare, ricontrollare. Soprattutto nel campo della scienza, ha sottolineato Monaco, serve fidarsi di chi ha competenza. “Se non sei uno scienziato, fidati degli scienziati”, non di persone senza formazione che divulgano contenuti pseudoscientifici, ben confezionati ma senza credenziali
Disinformazione scientifica: dagli integratori ai “metalupi”
Un esempio concreto? Tutti quei consigli che circolano in rete su diete miracolose o integratori, nel migliore dei casi perfettamente inutili, forniti da chi si espone sul web parlando senza competenza di argomenti per cui sono necessarie qualifiche precise. Ed è assurdo che a volte, in questi casi, siamo scettici rispetto a fonti che possono produrre numerosi titoli a sostegno della loro credibilità, magari accusandole di servire interessi personali o economici, ma non esitiamo a dare tutta la nostra fiducia a influencer sulla cui preparazione non abbiamo alcuna certezza e che fanno della loro ambigua attività divulgativa un business.
Sempre restando nell’ambito della disinformazione scientifica, Alessandra Monaco ha poi esaminato la pseudonotizia secondo cui sarebbero stati “de-estinti” gli enocioni, di cui si erano perse le tracce circa 10 mila anni fa e che la stampa ha chiamato impropriamente “metalupi”, in omaggio alle creature inventate da George R. R. Martin in “Game of thrones”. In realtà, si è trattato, molto meno suggestivamente, di una modifica genetica del DNA del lupo grigio, non esattamente della resurrezione di una specie estinta. Meno affascinante, indubbiamente. Ma la verità non sempre lo è.
Un pubblico attento e partecipe
Attento e coinvolto, il pubblico ha animato l’evento con alcune considerazioni pertinenti e le conversazioni relative agli argomenti affrontati sono andate avanti anche dopo la chiusura formale dell’incontro, segno tangibile della rilevanza del tema.
In un mondo sempre più rumoroso e caotico e in una galassia di distorsioni potenzialmente pericolose per chi cerca di tenere dritta la barra dell’informazione e del metodo scientifico, “Misinformation Maze” ha cercato di offrire una bussola per orientarsi tra verità, mezze verità e pericolose illusioni.




