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Il duello televisivo che fa discutere la Germania: spazio per l’estremismo in tv?

È giusto dare spazio in tv a posizioni estremiste? Di questo parla tutta la Germania, all’indomani del duello televisivo fra Mario Voigt (CDU) e Björn Höcke (AfD). Può apparire strano che un confronto pre-elettorale di portata regionale abbia tanta risonanza a livello nazionale, ma questo particolare confronto che si è tenuto giovedì su Welt TV, in vista delle elezioni locali in Turingia, è carico di significati che riguardano tutto il Paese.

Perché il duello televisivo è stato criticato ancora prima di andare in onda

I motivi sono molteplici. In primo luogo, il fatto che Björn Höcke sia molto più di un semplice leader di partito a livello locale: la sua influenza all’interno del partito è considerata da più parti determinante, perfino al di sopra di quella dei leader ufficiali, Alice Weidel e Tino Chrupalla. Il che preoccupa non poco, poiché Höcke era a capo di Der Flügel (L’Ala), un gruppo interno ad AfD poi disciolto perché considerato estremista di destra e contrario ai valori della costituzione tedesca. Lo stesso Höcke è stato più volte da parte dell’Ufficio per la Protezione della Costituzione per presunte posizioni estremiste ed è attualmente oggetto di un’indagine della procura di Halle, per aver utilizzato, nel corso di un evento pubblico, uno slogan della Sturmabteilung (SA), l’organizzazione paramilitare di lotta del partito nazista. Il processo a Höcke presso il tribunale regionale di Halle inizierà il 18 aprile. A causa di un post su Telegram, è stato autorizzato un rinvio a giudizio anche presso il tribunale distrettuale di Mühlhausen con l’accusa di “incitamento al popolo” – una definizione che non ha equivalenti nell’ordinamento italiano, ma che si concretizza nel diffondere attivamente contenuti che incitano all’odio e alla discriminazione. Nel settembre 2019 il tribunale amministrativo di Meiningen ha inoltre stabilito che è lecito etichettare Björn Höcke come fascista a causa delle sue dichiarazioni e pubblicazioni.

Björn Höcke Turingia inclusione diritti fondamentali
Björn Höcke.
Foto: EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL

Insomma, l’idea che il partito, sotto la sua guida, possa vincere le elezioni del prossimo primo settembre in Turingia, dove Höcke gode di grande popolarità, rappresenta una preoccupazione di non poco conto per tutte le altre forze politiche tedesche.

Da qui lo scontro fra chi dice che le idee di Höcke non dovrebbero ricevere la legittimazione di un salotto televisivo e chi sostiene che si debba comunque cercare il confronto con una forza politica che gode di un cospicuo appoggio popolare. SPD, Verdi e Die Linke, tra gli altri, hanno criticato Welt TV per aver ospitato l’evento, sostenendo che l’emittente abbia offerto a Höcke e al suo partito l’opportunità di rendere accettabili le loro posizioni. Opinioni contrarie sono venute da diversi politologi, come Albrecht von Lucke, il quale ha lodato Voigt per aver dimostrato che “AfD si può affrontare sul piano dei contenuti”.

Martin Schirdewan, leader di Die Linke, ha commentato il dibattito dicendo che ”La Turingia non merita un tale spettacolo” e che è stato “un errore da parte della leadership della CDU/CSU di Berlino non averlo impedito in anticipo”. Critiche sono arrivate anche dal Comitato internazionale di Auschwitz, soprattutto perché il duello televisivo tra Höcke e Voigt si è svolto nell’anniversario della liberazione dei campi di concentramento di Buchenwald e Dora-Mittelbau. Secondo il vicepresidente del comitato Christoph Heubner, questo ne farebbe “un affronto ai sopravvissuti dell’Olocausto.”

Sulla presenza di Voigt, ovviamente, nessuno obietta, ma c’è chi dice che il rappresentante della CDU avrebbe dovuto rifiutarsi di concedere al suo interlocutore l’implicito riconoscimento di legittimità insito nel fatto stesso di scontrarsi in un confronto televisivo.

Chi ha “vinto”?

I due esponenti politici si sono confrontati su temi di fondamentale importanza per il futuro della regione e del paese, quali l’integrazione europea, la gestione dei flussi migratori e la cultura della memoria, temi che hanno inevitabilmente acceso gli animi e polarizzato l’attenzione degli elettori, ma le domande che ne emergono, il giorno dopo, sembrano essere più numerose delle risposte – anche perché nessuno dei due interlocutori ha effettivamente espresso concetti che non fossero già chiari al suo elettorato. La maggior parte della stampa nazionale, tuttavia, ne parla in termini di “vantaggio” per Voigt, che ne sarebbe uscito come un leader più credibile.

La CDU, peraltro, ha difeso con fermezza la decisione di confrontarsi direttamente con il leader locale di AfD, senza che questo implichi una legittimazione o una qualsiasi forma di apertura. Durante il duello televisivo, infatti, Voigt ha preso una posizione netta, escludendo categoricamente la possibilità di una futura coalizione con l’AfD dopo le elezioni di settembre. Ha inoltre definito Höcke come un politico di orientamento “völkisch”, termine che evoca un nazionalismo etnico, e “autoritario”, sottolineando le divergenze ideologiche profonde tra i due partiti. In pratica, il termine più estremo che si possa utilizzare in Germania per dare a qualcuno dell’estremista di destra, senza utilizzare termini storicamente “pregni” che implichino il rischio di una querela.

Friedrich Merz Rafah
Friedrich Merz
Foto: EPA-EFE/ANNA SZILAGYI

Niente coalizioni: il “muro” contro AfD resta in piedi?

Torna, quindi, il tema dibattuto di quanto a destra sia disposto a collocarsi il centro-destra tedesco, ovvero quanto solido sia il famoso “Brandmauer”, il “muro” che il leader nazionale dei cristiano-democratici Friedrich Merz ha promesso di erigere fra il suo partito e AfD, escludendo qualsiasi collaborazione a qualsiasi livello, dalle coalizioni alle strategie di voto comuni. Il muro in questione ha traballato in più occasioni, ma sembrerebbe essersi consolidato con la potente ondata di mobilitazione popolare contro l’estremismo di destra seguita al controverso “Incontro di Potsdam” (ne abbiamo parlato qui). In quell’occasione, esponenti di AfD e anche della CDU si sono riuniti per ascoltare le teorie di un esponente della destra identitaria a proposito della possibilità di espellere in massa le persone con background migratorio.

Le dichiarazioni di Voigt su possibili alleanze sono significative, poiché, secondo i sondaggi, AfD è il primo partito in Turingia, ma non ha i numeri per governare senza alleati. Nei sondaggi pubblicati dall’inizio dell’anno, AfD risulta infatti in testa con percentuali comprese tra il 29 e il 36%, seguito dalla CDU con cifre intorno al 20%. Die Linke, che attualmente governa con i Verdi e l’SPD ed è il partito del Ministro Presidente Bodo Ramelow, si è attestato al massimo al 18% negli ultimi sondaggi. L’SPD ha ottenuto tra il 6 e il 9 per cento, mentre i Verdi sarebbero circa al 5 per cento.

Voigt, nel corso del dibattito, ha ribadito la sua ferma opposizione a qualsiasi forma di estremismo e radicalismo, sottolineando l’impegno della CDU nella difesa dei valori democratici e nell’integrazione europea. Höcke, invece, ha delineato la sua visione di una Turingia più indipendente e di una Germania che riaffermi la propria identità nazionale, temi notoriamente cari al suo elettorato.

I momenti più tesi del duello televisivo

A far parlare di un “successo” di Voigt nel duello televisivo di Welt tv è soprattutto il fatto che Höcke abbia dato risposte considerate non soddisfacenti quando gli è stata chiesta la sua posizione sul nazismo e sul fascismo e quando è stato ricordato il fatto che è bandito dal visitare il sito dell’ex campo di concentramento di Buchenwald. A proposito del suo imminente processo, ha dichiarato di non sapere che lo slogan delle SA “Alles für Deutschland” fosse vietato. Secondo Höcke, tuttavia, questo dimostrerebbe che il diritto penale, in Germania “viene sempre più utilizzato per limitare la libertà di opinione” e che “il lavoro di opposizione viene reso impossibile”. Evidentemente, anche in una piattaforma di centro-destra, esprimere l’idea che, per il lavoro di opposizione, sia indispensabile poter citare liberamente e con convinzione gli slogan del braccio armato del nazismo è stato considerato un autogol.

Voigt ha colto la palla al balzo, invitando Höcke a smettere di dipingersi come una vittima e riservandogli un altro affondo parlando dell’importanza della cultura della memoria in Germania.

Höcke, per contro, ha utilizzato tutti i suoi cavalli di battaglia, puntando su temi fortemente emotivi che tendono a polarizzare l’opinione pubblica in senso populista, specialmente quando si giustappongono concetti come l’inflazione e la povertà degli anziani alle politiche migratorie, sottintendendo che si tratti di un gioco a somma zero, nel quale i tedeschi delle classi più svantaggiate soffrono economicamente come diretta conseguenza dell’accoglienza dei migranti. “I soldi ci sono” ha detto Höcke “solo che non vengono spesi per gli interessi tedeschi”.

La questione del panino

Al pubblico italiano potrà poi sembrare ridicolo il fatto che i due leader abbiano dibattuto sul nome corretto da dare a un piatto locale, ovvero a un panino con dentro carne di maiale cruda. Questa popolare pietanza si chiama Mettbrötchen in Turingia e Gehacktesbrötchen in Nord-Reno Westfalia. Per il pubblico tedesco si è trattato di un non-dibattito volto ad avvicinare Voigt all’elettorato della Turingia, che è anche il suo Land di origine, sottolineando implicitamente una distanza “culturale” di Höcke, che invece viene dal Nord Reno-Westfalia.

Voigt a Höcke: “È un veleno per il Paese”

Non si pensi, però, che l’apparente leggerezza di questo tema denoti uno scambio urbano fra i due nel corso del duello televisivo. Al contrario: nello studio televisivo non sono mancati gli insulti (o meglio, termini che contano come insulti secondo i compassati standard della tv tedesca, molto diversi da quelli dei dibattiti politici italiani). I due leader, infatti, non si sono risparmiati attacchi personali. Voigt definito Höcke “un veleno per il Paese”, Höcke ha ribattuto accusando Voigt di fare commenti populisti.

Duro anche il confronto sull’Europa. Voigt ha messo infatti in guardia dalle conseguenze delle idee sulle politiche europee di Höcke. Il politico della CDU ha accusato il leader locale di AfD di volere la morte dell’Unione Europea e ha commentato: “Sarebbe una catastrofe per la Germania, sarebbe la sua rovina”. L’UE non è perfetta, ha sostenuto Voigt, “ma è una casa che ci ha sempre protetto”.

Höcke, dal canto suo, non ha negato le accuse, chiedendo apertamente l’uscita dall’UE, alla quale attribuisce il peso di una insostenibile burocrazia e la colpa del caro-prezzi sull’energia e auspicando una “unione sciolta di Stati europei” che si concentri sul mercato comune e sulla protezione delle frontiere esterne.

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