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Germania vieta ingresso a Varoufakis per Congresso sulla Palestina. Proteste contro il governo

In occasione del “Congresso sulla Palestina”, che è stato interrotto a Berlino venerdì, le autorità tedesche avevano vietato l’ingresso e l’attività politica in Germania a diversi degli oratori. Si è già parlato dello scrittore palestinese Salman Abu Sitta, ma in questi ultimi due giorni ha fatto notizia soprattutto il fatto che un divieto simile abbia colpito anche Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco. L’obiettivo dichiarato di questo provvedimento è stato quello di prevenire discorsi antisemiti e anti-Israeliani durante l’evento.

Varoufakis parla di “divieto di attività”, le autorità tedesche solo di “divieto di ingresso”

Varoufakis, in una dichiarazione su X, ha espresso sdegno per questa decisione, definendola un attacco ingiustificato alla libertà di espressione e un pericoloso precedente per la democrazia in Europa. “Il Ministero degli Interni tedesco mi ha imposto un ‘divieto di attività’, un divieto di ogni attività politica. Non solo il divieto di visitare la Germania, ma anche di partecipare via Zoom” ha twittato Varoufakis. Negli ambienti della sicurezza, tuttavia, si parla esplicitamente solo di un divieto di ingresso nel Paese.

L’ex ministro greco ha ricevuto anche diversi attestati di solidarietà, dopo che è stato reso noto il divieto impostogli.

Tra coloro che hanno criticato apertamente l’ostracizzazione di Varoufakis vi è il deputato Victor Perli di Die Linke, il quale ha definito “inaccettabile” il divieto di attività politica impostogli dal Ministero dell’Interno tedesco, affermando che il dibattito aperto e onesto è essenziale per la risoluzione di conflitti complessi come quello israelo-palestinese.


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Proteste contro la sospensione del congresso

Nel frattempo, l’avvocata Nadija Samour ha dichiarato, a nome degli organizzatori, che la polizia ha preso decisioni del tutto sproporzionate e bloccato ogni tentativo di mandare avanti il congresso. Secondo una portavoce della polizia, le autorità hanno ravvisato il pericolo “che tali discorsi antisemiti, di esaltazione della violenza e di negazione dell’Olocausto potessero essere ripetuti durante l’evento”. La decisione è stata quindi applicata non solo a venerdì, ma anche a sabato e domenica.

Sembra inoltre che gli organizzatori non fossero a conoscenza del divieto di attività e sono stati informati solo poco prima. Dal punto di vista degli organizzatori, l’azione della polizia è stata illegittima.

Sabato, in risposta all’interruzione del congresso da parte delle forze dell’ordine, si è svolta una manifestazione di protesta a Berlino, alla quale hanno partecipato circa 1900 persone, con slogan come “Israele bombarda – la Germania finanzia”. Nella stessa giornata si è svolta anche una manifestazione di solidarietà con Israele, che ha visto una partecipazione considerevolmente più ridotta.

Per gestire queste proteste, la polizia ha schierato circa 900 agenti, per cercare di evitare scontri fra i due gruppi.

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