AperturaAttualitàRubricheVivere in Germania

Essere poveri a Berlino – manuale di sopravvivenza. #1: la spesa

di Emy Serabile

E così non hai un Euro. Accomodati, nemmeno io. Essere poveri a Berlino è una faccenda complicata, ma non solo (e nemmeno soprattutto) per la difficoltà di arrivare alla fine del mese. No, è complicato perché troverai sempre qualcuno che ha qualcosa da insegnarti. In qualche raro caso si tratta di tedeschi, specialmente quelli che lavorano in un qualsiasi ufficio pubblico con il quale ti dovrai interfacciare e che, avendo votato AfD, ti odiano perché hai chiesto un sussidio. Ma, a onor del vero, sono una minoranza risicatissima: io ne ho sentito parlare, ma non li ho mai incontrati. Quelli che, invece, escono dalle fottute pareti sono gli italiani, che ti spiegano che se proprio dovevi venire qui a fare la fame, allora tanto valeva startene a casa e che comunque in Germania, con tutti i sussidi che ci sono, è impossibile essere poveri. La buona notizia è che non devi dare retta a queste persone, perché chi non ti paga l’affitto non ha diritto a un’opinione sulla tua vita.

Questa sarà una rubrica di consigli seria: io non sono qui per giudicarti, ma per condividere tutti i “trucchi” che mi permettono, giorno per giorno, di rendere una vita con pochissimi soldi, in una società capitalista, leggermente più tollerabile. Questi consigli funzionano qualunque sia il motivo della tua situazione economica. Potresti essere nei guai perché hai perso il lavoro e quello prima era in nero, perché la tua situazione abitativa non è regolare e quindi non puoi accedere ai sussidi o, magari, perché hai uno stipendio normale, ma anche una certa quantità di debiti da saldare, che ti lasciano a fine mese con pochi spiccioli in tasca. Non importa quali siano le cause: tu hai pochi soldi, io ho qualche consiglio su come farteli bastare, specialmente se è la prima volta che ti capita di stringere la cinghia. Questa sarà la prima “puntata” di un viaggio per capitoli, ancora non so dirti quanti, ma ti prometto che ci saranno suggerimenti pratici, trucchi e idee in ognuno. Dal momento che è la prima puntata, occorre ancora una premessa.

A chi è rivolta questa rubrica

Questa rubrica si chiama “essere poveri a Berlino”, perché io sono povera a Berlino. Potrebbe chiamarsi anche “essere poveri in Germania” e ci sarebbero, senza dubbio, consigli che funzionano ugualmente, per chi più o meno ha un tetto sopra la testa, al netto delle differenze nel costo della vita fra le varie città. Non saprei dirti se valgano dal punto di vista dell’essere poveri in generale. In Italia, per esempio, si è poveri senza questa rogna infame dell’assicurazione sanitaria, ma in compenso l’iva è considerevolmente più alta. Le due cose si bilanciano? Non ne ho idea. Quindi, se sei povero a Pinerolo o povera a Reggio Calabria o pover* a Terni, io potrei non avere consigli utilissimi per te. Puoi comunque farti un giro e prendere quello che ti sembra valido: in questa casa, non giudichiamo nessuno.

essere poveri

Infine, questa rubrica è pensata sia per chi vive a Berlino (o in Germania) da molti anni che per chi è qui da poco e non conosce neppure le cose che, per noi della vecchia guardia, sono ovvie. A chi, come me, è qui da tantissimo tempo, chiedo pazienza, se ogni tanto spiegherò cose che sembrano banali: ricordatevi che, appena arrivati, anche voi eravate disorientati e tremolanti come un chihuahua a capodanno.

A chi non è rivolta questa rubrica (check your privilege)

Una cosa fondamentale da capire è che, quando si dice che “il tempo è denaro”, si deve sapere che vale anche il contrario: il denaro è tempo. Quando acquisti qualcosa, acquisti principalmente il tempo e le energie che sono stati profusi nella sua produzione e, in cambio di questo tempo, puoi dare il tuo denaro. Se il denaro non ti ricordi nemmeno che faccia abbia, in molti casi, puoi provare a ottenere lo stesso risultato o un risultato simile impiegando il tuo tempo e la tua energia. Tertium non datur. Se non hai i soldi per comprare un prodotto o un servizio e non hai il tempo e le energie per fare da te, non potrai avere quel prodotto o quel servizio. Oh, comunque è assurdo che non mi abbiano ancora fatta Ministra dell’Economia. Habeck, spostati.

Questo vuol dire anche, però, che questa rubrica è scritta dal punto di vista di una persona che ha due privilegi.

Privilegio numero uno: non ho disabilità fisiche né soffro di disturbi debilitanti di altro genere, quindi posso, nella maggior parte dei casi, decidere dove dirigere le mie energie.

Privilegio numero due: non devo prendermi cura di figli minori né persone non autosufficienti, quindi il mio tempo può esser organizzato, al netto del lavoro, con una certa flessibilità.

Se non godi di questi due privilegi, potresti trovare impraticabili molti dei miei consigli, perché seguirli richiede tempo. Ed è per questo che una società giusta dovrebbe occuparsi di creare una rete di welfare efficiente anche per chi non può sostituire il denaro col tempo. La Germania fa molto, in questo senso, ma non fa tutto (qui trovi qualche informazione su come chiedere il sussidio che spetta ai genitori. Se le cose si fanno difficili, rivolgiti a un patronato italiano: riceverai tutta l’assistenza di cui hai bisogno!)

Se appartieni a una di queste due categorie, ti auguro di avere sempre una rete di supporto che ti tenga a galla. E, in ogni caso, io i consigli ce li metto, se qualcosa ti è utile, tanto meglio.

Veniamo al sodo.

essere poveri canva pro

Essere poveri a Berlino, capitolo #1: La spesa

Quando dico che qua siamo poveri, intendo dire che non possiamo semplicemente entrare in un supermercato e comprare quello che ci va di mangiare. Tocca pensarci bene e fare un piano d’azione, perché il cibo costa e, soprattutto, perché non ci possiamo permettere di sprecarlo, di lasciarlo andare a male o, peggio, di buttarlo.

Se non conosci bene Berlino e la Germania, partiamo dalle basi: la spesa si fa al discount.

Ripeti con me: Edeka non è un discount. Edeka è una gioielleria. I discount sono Lidl, Aldi, Netto, Penny. Questo non vuol dire, però, che non si debba mai mettere piede da Edeka o da REWE o da Kaufland. La prima regola di chi non ha soldi è costruirsi una mappa mentale dei supermercati della propria zona e un listino mentale dei prodotti che si comprano più spesso, dal momento che capita che singoli prodotti siano, per motivi inspiegabili, più economici in supermercati come Edeka che non nei discount. I prezzi variano a livello locale e tu non ti puoi permettere di essere snob: prenditi il tempo per fare una periodica via crucis di tutti i punti vendita della zona, per vedere cosa cambia di settimana in settimana.

Due cose importanti da sapere sulle singole catene.

1) REWE ha fatto una scelta politica, quando l’inflazione è esplosa un paio di anni fa, comunicando che non avrebbe alzato i prezzi, dove possibile, scegliendo invece di tagliare i propri margini di profitto. Questo non lo porta necessariamente sotto ai livelli di prezzo di un discount, ma spesso lo rende almeno competitivo per prodotti di base come latte e pane.

2) Se segui un’alimentazione vegana, fai sempre un giro da Lidl: fra le loro politiche c’è quella di tenere le alternative vegane della loro marca (Vemondo) più o meno allo stesso prezzo di quelle a base di carne o latticini. La scelta non è vastissima, ma se avessi potuto permetterti una scelta vastissima non avresti già letto oltre 1000 parole di questo articolo.

Sappi che, per campare decentemente con pochi soldi, ti tocca imparare a cucinare

È vero che, tecnicamente, il glicogeno che ti serve per andare avanti nella giornata lo puoi tirare su con un hamburger da 3.99 di McDonalds, ma dove sta scritto che essere poveri debba portare all’occlusione prematura delle arterie? Oltretutto, imparando a conoscere il cibo, con 3 Euro e 99 puoi far mangiare più che decentemente una famiglia di tre persone. O mangiarci decentemente tu per un paio di giorni. Davvero li vuoi sprecare per un panino con dentro il cetriolino che sa di sapone? Di come comprare con cognizione di causa, cosa comprare e come prepararlo, parleremo nel prossimo capitolo. Per oggi, ci concentriamo solo sul “dove”.

I mercati all’aperto

Ci sono poi i mercati rionali e quelli, te lo dico, non te li puoi permettere. Nella stragrande maggioranza dei casi, i prezzi sono quelli di un supermercato bio. E per carità, è giustissimo che chi coltiva solo in modo biologico e in piccole quantità rivenda a un prezzo tale da non perderci, ma con quello che costa una rapa in quei mercati, io ci mangio una settimana a due portate a pasto.

Maybachufer

Unica, possibile, parziale eccezione è il mercato bisettimanale di Maybachufer. Mica perché non sia mediamente caro quanto Tiffany, ma piuttosto perché è anarchico. Qui potresti (e sottolineo POTRESTI) trovare occasionalmente offerte interessanti, su prodotti, soprattutto agricoli, che sono a un passo dal non essere più vendibili e che, di solito, sono confezionati in quantità considerevoli. Se, per qualsiasi motivo, ti trovi nella condizione di poter cucinare quel giorno stesso un chilo di zucchine che domani saranno da buttare, allora potresti fare un ottimo affare e pagarle anche quattro o cinque volte meno che al supermercato. L’esempio sono le zucchine, ma potrebbe essere qualsiasi cosa di deperibile. Funziona se devi fare la spesa per più persone, ma raramente ha senso se devi preparare pasti solo per te.

Le app da avere sul telefono

Essere poveri a Berlino vuol dire avere una sola religione: quella delle offerte speciali. Cosa mangerai per le prossime settimane lo determini guardando le offerte speciali: se è commestibile, non ti fa esageratamente schifo e lo puoi congelare, lo comprerai. In questo senso, ci sono delle app che possono essere ottime alleate nella tua quotidiana ricerca di offerte.

Una delle più semplici da usare è Prospekt Angebote, che è fondamentalmente l’equivalente di tutti i pieghevoli pubblicitari che i supermercati ti lasciano nella cassetta della posta e che gli stolti buttano senza leggerli. Ti serve per avere un colpo d’occhio sulle offerte e gli sconti della settimana nelle varie catene, così da poter programmare con una certa cura il tuo giro di acquisti, con una lista precisa (perché, lo sappiamo, solo i ricchi vanno al supermercato senza una lista della spesa, anche solo mentale). Anche Weekli ha funzioni simili ed è organizzata leggermente meglio, perché permette di selezionare le offerte in base al giorno della settimana e non necessariamente partendo dalla catena di supermercati.

Ci sono poi le app delle singole catene di supermercati e vale sempre la pena di scaricare tutte quelle che puoi usare nel tuo quartiere. Personalmente, trovo che la più comoda e meglio progettata sia quella di REWE, che non è un semplice prospetto, ma permette effettivamente di risparmiare qualcosa di più rispetto a chi non la utilizza. Nell’app troverai sconti speciali, attivabili solo dall’interno della app stessa. Questo vuol dire che, una volta alla cassa, dovrai attivare l’offerta sul telefono e passarlo davanti all’apposito lettore, per poter usufruire dello sconto. Mi raccomando, fallo prima che la persona alla cassa abbia iniziato a far scorrere gli articoli, altrimenti rischi la decapitazione sul posto da parte di Frau REWE (che è una versione meno inquietante di Frau Netto. If you know, you know).

Infine, un’app che vale la pena di scaricare (non mi pagano per dirlo, non lo sanno nemmeno) è “Too Good To Go”. Lo scopo di questa app è combattere lo spreco alimentare, coinvolgendo ristoratori e gastronomi locali perché offrano, a prezzi molto scontati, i prodotti che rischiano di risultare invenduti a fine giornata e che non saranno più vendibili il giorno dopo.

I prezzi medi per “pacchetto” si aggirano fra i 3 e i 6 Euro e ci si trova un po’ di tutto, dai panini alla rosticceria, dai croissant al sushi. Raramente, va detto, troverai prodotti di prima necessità o pasti completi, ma potresti trovare qui gli “sfizi” che normalmente non puoi permetterti, per esempio un pacco da sei ciambelle con il quale rallegrare un fine pasto in famiglia o una scorta di pane e pretzel da congelare per farli durare una settimana. Molti ristoranti adottano la politica della “busta a sorpresa”, ovvero ti permettono di prenotare una busta da ritirare, ma non ti dicono esattamente cosa ci sarà dentro. Con ogni offerta, è indicato l’orario nel quale puoi andare a ritirarla.

E lo so, ci si sente un po’ strani a entrare in un negozio dove altri stanno comprando a prezzo pieno, per farsi dare a prezzo ridotto quelli che saranno gli avanzi della giornata. Ma, al di là del fatto di averne bisogno, non sarebbe comunque peggio se quel cibo finisse nella spazzatura? Anche senza un budget decente, dopo tutto, si possono fare scelte sostenibili.

Per oggi la chiudiamo qui, anche se ci sarebbe molto altro da dire sugli acquisti al supermercato. Nella prossima puntata torneremo ad affrontare l’argomento, perché parleremo di cucina, di come far durare per settimane una spesa da pochi euro e di come cucinare in modo da non sprecare niente. Nel frattempo ricordati: essere poveri non è una colpa, essere ricchi non è un merito, ma essere stronzi è comunque una scelta.

P.S. Se questo articolo ti è piaciuto, segui Il Mitte su Facebook!

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio