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Checkpoint Charlie: 60 anni fa qui si scontrarono americani e sovietici

di Lorenzo Barsotti (www.lorenzobarsotti.it)

Oggi il Checkpoint Charlie è un’attrazione turistica ma un tempo, quello sulla Friedrichstraße, era il più famoso e frequentato punto di attraversamento della frontiera di Berlino. Per meglio dire, l’epicentro della Guerra Fredda.

Nel 2021 ricorrono sessant’anni da quando, nell’ottobre 1961, si consumò uno dei momenti più drammatici successivi alla costruzione del Muro di Berlino, avvenuta circa due mesi prima. Mai, prima di questa data, Sovietici e Americani si erano puntati le armi addosso.


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I diverbi sull’accordo

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale un accordo fra le quattro potenze vincitrici, Unione Sovietica, Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e Francia, stabiliva il diritto di libero movimento degli Alleati all’interno dei settori in cui venne suddivisa Berlino. Nonostante questo, nei pochi punti di attraversamento la tensione era comunque alta.

Nell’ottobre 1961 i diverbi sul transito al Checkpoint Charlie persistevano perché, mentre gli Alleati volevano tenere aperto il varco di confine, i Sovietici ne resero complicato il passaggio, al punto di impedirlo se sforniti dei documenti necessari.

Berlino, Novembre 2019: Checkpoint Charlie – Foto e copyright di Lorenzo Barsotti (www.lorenzobarsotti.it)

L’antefatto

La questione era l’accesso dei funzionari americani nel settore orientale che venne a inasprirsi quando, il 22 ottobre 1961, il diplomatico statunitense di più alto grado a Berlino Ovest, Allan Lightner, tentò di attraversare il Checkpoint Charlie per recarsi al teatro di Berlino Est. Le guardie di frontiera della Germania Orientale chiesero di vedere il suo passaporto, ma lui rifiutò perché solo i funzionari sovietici avevano l’autorità di ispezionare i suoi documenti.

Gli Americani ne fecero una questione di principio e così Allan Lightner riuscì ad attraversare il varco di frontiera solo quando, una volta tornato indietro, si presentò di nuovo al Checkpoint Charlie scortato da un gruppo di soldati statunitensi armati e da jeep militari. Questo, da parte degli Americani, non fu soltanto un modo per mettere alla prova la reazione della Germania Est, ma anche la scintilla che a Berlino fece scoppiare la crisi diplomatica tra Est e Ovest.

Berlino, Novembre 2019: Checkpoint Charlie – Foto e copyright di Lorenzo Barsotti (www.lorenzobarsotti.it)

La prova di forza del Generale Lucius Clay al Checkpoint Charlie

“Una delle prime cose che ho imparato trattando con i sovietici, è che loro capiscono una sola cosa: la potenza. Non si deve mai negoziare o trattare con i sovietici senza essere in una posizione di forza”. È stato sulla base di questo principio da lui affermato, constatando inoltre che i funzionari orientali continuavano a negare l’ingresso agli americani a Berlino Est, che il Generale Lucius Clay, il 25 ottobre 1961 impartì l’ordine di schierare i propri carri armati, M48 Patton, intorno al Checkpoint Charlie.

Un’azione per dimostrare che gli americani, in abiti civili o in uniforme, non volevano essere privati ​​del diritto a viaggi incontrollati per tutta la città di Berlino. Clay, inoltre, era determinato a far sì che i sovietici riconoscessero di avere la responsabilità di Berlino Est. La contromossa non si fece attendere. Dalla Germania Est infatti risposero con i carri armati sovietici T-55, che si posizionarono a loro volta vicino al confine orientale. La tensione strinse Berlino, delineando un quadro in cui i due contingenti si fronteggiarono ad armi spianate, in un blocco che a quel punto rischiò di incendiare la Guerra Fredda.

Berlino, Novembre 2019: Checkpoint Charlie – Foto e copyright di Lorenzo Barsotti (www.lorenzobarsotti.it)

La testimonianza del 27 ottobre 1961

Il giornalista americano Daniel Schorr, corrispondente da Berlino Ovest, il 27 ottobre 1961 fu testimone della sempre più crescente pericolosità di quello stallo. “Mi trovavo lì, al Checkpoint Charlie, e osservavo i carri armati sovietici e quelli americani a meno di un centinaio di metri, schierati gli uni contro gli altri. Pensai che quella scena poteva essere l’inizio di una terza guerra mondiale”. Quel giorno infatti trenta carri armati per parte si fronteggiarono sulla Friedrichstraße per sedici ore.

Erano tutti carichi e pronti a fare fuoco. La tensione era altissima e c’era molta paura che un colpo potesse essere esploso accidentalmente, senza sapere quali conseguenze ci sarebbero state. Da una parte gli americani non avevano l’ordine di sparare, dall’altra i sovietici avrebbero risposto con la forza solo se l’Ovest avesse attaccato per primo. In tale situazione però nessuna delle due parti varcò la linea di confine o aprì il fuoco. Fu comunque la reale immagine della Guerra Fredda: la minaccia della guerra senza la guerra.

Berlino, Novembre 2019: Checkpoint Charlie – Foto e copyright di Lorenzo Barsotti (www.lorenzobarsotti.it)

La fine del braccio di ferro

Dopo tre giorni e tre notti, la fase critica al Checkpoint Charlie fu risolta con discrezione dietro le quinte quando, il 28 ottobre 1961, il presidente John Kennedy contattò il leader sovietico Nikita Krusciov e lo convinse a ritirare i suoi carri armati. Poco dopo, anche quelli americani liberarono la zona.

Da entrambe le parti fu riconosciuto che quella di Berlino non era certo una ragione abbastanza buona per scatenare una guerra. Infatti nessuno dei due leader aveva l’intenzione di farlo. La soluzione permise a tutti di salvare la faccia e di far rientrare definitivamente la crisi di Berlino.

Berlino, Novembre 2019: Checkpoint Charlie – Foto e copyright di Lorenzo Barsotti (www.lorenzobarsotti.it)

Le conseguenze della contesa per le due parti

Le conseguenze dell’estenuante contesa ci furono per entrambe le parti. Per gli statunitensi, il Generale Clay aveva raggiunto il suo obiettivo: la presenza dei carri armati sovietici a Berlino Est dimostrava che la responsabilità e la competenza del settore orientale della città era in mano all’Unione Sovietica e si negava così la sovranità della Repubblica Democratica Tedesca.

Per i tedeschi orientali invece, grazie anche all’intervento di Krusciov, che lo scavalcò nella decisione di ritirare i carri armati, il Segretario Generale del Partito Socialista Unificato di Germania, Walter Ulbricht, era riuscito nello scopo di far decidere agli Americani di non recarsi più nel settore Est.

Berlino, Novembre 2019: Checkpoint Charlie – Foto e copyright di Lorenzo Barsotti (www.lorenzobarsotti.it)

Checkpoint Charlie: l’iniziativa della Stiftung Berliner Mauer

La Stiftung Berliner Mauer, ovvero la Fondazione del Muro di Berlino, nel 60° anniversario della costruzione del Muro ha presentato un’app di realtà aumentata con la quale è possibile rivivere lo scontro tra i carri armati al Checkpoint Charlie nel 1961.

Cold War Berlin” è scaricabile da Google Play Store per Android e dall’App Store per iOS. Due le lingue disponibili: tedesco e inglese. Con questa applicazione si può portare la storia direttamente a casa, perché tra le funzioni che offre ci sono modelli 3D del famoso incrocio tra la Friedrichstraße e la Zimmerstraße con due prospettive: ad altezza d’uomo e a volo di uccello. Inoltre, sono disponibili animazioni 3D dei carri armati, foto, filmati e trasmissioni radio originali. È particolarmente adatta per l’uso in classe tra gli studenti, i quali possono lavorare in piccoli gruppi sulle singole scene della storia dello scontro tra carri armati al Checkpoint Charlie. Ulteriori informazioni sul sito ufficiale.

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