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Germania, la comunità queer attacca il ministro Spahn: “Non ci rappresenta”

Il ministro federale della salute Jens Spahn (CDU) ha indirizzato una lettera al gruppo parlamentare della coalizione (cioè ai gruppi di CDU/CSU ed SPD al Bundestag), sottolineando le conquiste del suo ministero contro le discriminazioni della comunità queer. Il contenuto della lettera è stato reso noto venerdì, dall’agenzia di stampa AFP.

Spahn sottolinea in parlamento i suoi successi

In particolare Spahn ha rievocato il divieto delle cosiddette terapie di conversione, introdotto per legge nell’aprile del 2020. Il ministro della salute ha inoltre sottolineato che da settembre 2019 le persone a maggior rischio di contrarre l’HIV hanno diritto a consulenze, screening e farmaci per la prevenzione e ha elencato progetti volti a ridurre la stigmatizzazione delle persone intersex e transgender.


terapie di conversione

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Spahn vuole inoltre modificare la normativa che rende molto difficile donare il sangue quando i donatori sono uomini che fanno sesso con altri uomini. Secondo Spahn, verrà presto abbassata la soglia dei dodici mesi di astinenza sessuale prescritti in questi casi.

La comunità queer attacca Spahn: “Pubblicità ingannevole”

L’intervento di Spahn, tuttavia, ha ricevuto accese critiche dall’Associazione Lesbiche e Gay (LSVD), la più grande presente in Germania, con circa 3000 iscritti e 70 organizzazioni affiliate. L’Associazione ha sostanzialmente definito la lettera di Spahn come “pubblicità ingannevole”.


Alfonso pantisano

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L’attivista Alfonso Pantisano ha in particolare accusato il ministro di celebrare se stesso per “presunti successi” che invece non sarebbero nati da sue iniziative, ma sarebbero “il risultato di una massiccia pressione esercitata dalla società civile”.

Criticati anche quelli che il ministro definisce “successi”

Non sono mancate inoltre le critiche anche a quelli che Spahn definisce i “successi” del suo impegno, in primis il divieto delle terapie di conversione, volte a “curare” l’orientamento sessuale. Queste terapie sono infatti vietate sotto i 18 anni di età, un limite troppo basso per la LSVD, che vorrebbe lo spostamento della soglia almeno a 26 anni. Il motivo è che il coming out in famiglia di molte persone omosessuali arriva più tardi e ritardati sono quindi anche i tentativi di indirizzo verso le terapie di conversione.

Per quanto riguarda il divieto di donare il sangue per uomini gay sessualmente attivi, è stato criticata anche l’idea di Spahn di abbassare la soglia dei dodici mesi di astinenza sessuale attualmente prescritti.

La LSVD ritiene infatti che alle donne e agli uomini eterosessuali non venga chiesto nulla sulla frequenza con cui cambino partner sessuale e che l’idea di Spahn esprima dunque un approccio fortemente discriminatorio. “Il fatto che il ministro federale della salute, in quanto gay, celebri questo come un successo è un tradimento della comunità queer” ha commentato Pantisano.

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