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G come Germania: Il sesso a pagamento e i mille volti della prostituzione legale

di Gabriella Di Cagno

La Germania è oggi considerata il più grande mercato della prostituzione legale dell’Unione Europea e quindici anni fa ha legalizzato il sesso a pagamento. L’obiettivo era quello di tutelare le prostitute, sottraendole allo sfruttamento e alla illegalità, ma l’operazione ha conseguito anche il pragmatico risultato di ricavare da un così florido mercato (stimato in un giro d’affari di circa 15 miliardi di euro) una gran bella fetta di imposte, alla stregua di qualsiasi altro commercio. La disciplina giuridica che regola la prostituzione (Prostitutionsgesetz: Gesetz zur Regelung der Rechtsverhältnisse der Prostituierten – ProstG) è stata approvata nel dicembre 2001 dal Bundestag ed è entrata in vigore nel gennaio 2002, con un aggiornamento nell’ottobre 2016 (Prostitutiertenschutzgesetz, abbreviato in ProstSchG).

Come funziona il mercato tedesco della prostituzione legale

Altri Paesi europei, come la Francia, hanno preso una direzione opposta e contemporaneamente all’apertura tedesca hanno messo al bando il sesso a pagamento, considerandolo attività illegale e perseguibile.
Tuttavia, le forme di inquadramento giuridico, anche dal punto di vista della punibilità, sono diverse da Paese a Paese e si raggruppano grosso modo in alcuni modelli che vanno dal “proibizionista” tout-court alla legalizzazione e regolamentazione. Non è questa la sede per addentrarsi nelle norme, ma sintetizziamo il modello tedesco a fronte della realtà italiana, dove piuttosto che di modello si potrebbe parlare di una non regolamentazione. In Italia, come pure in altri Paesi, la disciplina giuridica consiste nel non punire la prostituzione, ma al tempo stesso nel non regolamentarla, preferendo punire le condotte collaterali alla prostituzione (favoreggiamento, induzione, reclutamento, sfruttamento, gestione di case chiuse, etc.). La legge italiana, in poche parole, autorizza lo Stato a non pronunciarsi sul tema.

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Dietro le norme giuridiche c’è un diverso approccio di mentalità e di norme morali, che fra Italia e Germania è evidentemente distante: nella morale italiana la sessualità è un tema ufficialmente tabù, salvo poi sfogare ipocritamente le proprie perversioni in segreto. Segreto di Pulcinella, visto che il dato numerico degli italiani (prevalentemente di sesso maschile) che si reca ogni anno all’estero per turismo sessuale raggiunge cifre record. Per non parlare della piaga delle schiave del sesso buttate nelle strade della penisola, alla mercé di criminali sfruttatori e di clienti potenzialmente violenti o pericolosi. Ufficialmente condannato dalla Chiesa romana e dal perbenismo, e pertanto destinato ad essere consumato furtivamente, come sfida trasgressiva: il sesso mercenario.

Nella repubblica federale tedesca i bordelli e la prostituzione sono legali, alla luce del sole, e nella città di Berlino alcuni quartieri sono storicamente votati alla totale libertà sessuale da 130 anni, come il quartiere a luci rosse dove nacque e visse Marlene Dietrich, Schöneberg. Sempre a Berlino si tiene la più importante fiera dell’eros in Europa, Venus, con decine di migliaia di visitatori all’anno.


La prostituzione di strada

Berlino è inoltre l’unico Land tedesco in cui la prostituzione è legale in quasi tutte le strade, mentre nel resto della Germania la prostituzione in strada è limitata ad alcune zone. Il tradizionale distretto a luci rosse della capitale è stata per molto la zona intorno a Stuttgarter Platz in Charlottenburg, anche se il distretto, negli ultimi anni, ha cercato di lasciarsi indietro questa fama che non tutti i residenti gradivano.

Nell’elegante e centrale quartiere di Mitte, tutte le prostitute indossano una sorta di raffinata divisa: un completo in latex bianco, con stivali dal tacco a spillo vertiginoso, che le rende identificabili in maniera inequivocabile. Così non hanno bisogno di adescare i clienti, i quali si rivolgono direttamente a loro a colpo sicuro.
L’altro polo ben noto della prostituzione di strada, di serie C, diciamo, per rendere l’idea dei prezzi ma anche del degrado in cui lavorano le prostitute, è la Kurfürstenstraße, luogo tristemente famoso dai tempi di Christiane F., autrice di “Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”.

Qui le donne che battono il marciapiede sono disperate e fuori regola. Spesso sono donne che non hanno un alloggio fisso, con problemi di droga o di dipendenza dal gioco. Alcune devono mantenere dei figli. Sono per lo più tedesche, bulgare e ungheresi, africane e alcune di etnia rom.
Le prostitute di strada sono teoricamente “lavoratrici autonome”, che pagano l’affitto della camera per lavorare: un prezzo fisso orario oppure una percentuale al titolare dell’alloggio sulla prestazione offerta.

Le lavoratrici però devono pagare le tasse. Infatti, l’affitto delle camere d’albergo, come pure i taxi e ogni spesa giustificata, è detraibile dalla loro dichiarazione dei redditi. Prima della legge del 2002 alle prostitute non veniva riconosciuto alcun diritto: nessuna assicurazione medica, né pensione o sussidio di disoccupazione.
Dal momento che quasi tutte le transazioni avvengono in contanti, per arginare l’evasione fiscale il pagamento dell’IVA in molti Länder non viene calcolato a prestazione, ma a forfait.

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I bordelli

L’alternativa al marciapiede è il bordello. In Germania ce ne sono migliaia e le tipologie sono differenti. Quelli già attivi prima della liberalizzazione erano aperti in forma di striptease-club.
Anche in questo campo, almeno numericamente, la palma va alla capitale: il celebre Artemis (che nel 2016 ha subito una serie di disavventure giudiziarie finite con la caduta delle accuse e una controversia legale che ha portato il Land di Berlino a essere condannato a pagare un risarcimento ai proprietari) è un cosiddetto locale Fkk (Freikörperkultur, letteralmente traducibile in cultura del corpo libero). Si tratta di un resort dov’è possibile girare solo in accappatoio, con sauna, piscina, cinema, cibo e drink analcolici compresi nel prezzo di ingresso, mentre la prestazione con le prostitute va concordata direttamente con loro.


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Il gestore di questi locali trattiene legalmente una percentuale sulle prestazioni, ma nel caso in cui trattenga più del 50 per cento si configura il reato di sfruttamento.

Nel 2009, vicino a Stoccarda ha aperto un bordello con la formula innovativa della flat-rate, che presuppone un diverso rapporto tra prostituta e gestori del bordello: “Il sesso con tutte le donne per il tempo che vuoi, tutte le volte che vuoi e come vuoi. Incluso il sesso di gruppo, che va sotto il nome di Gang Bang”. Questo club, come altri popolari bordelli di Berlino di Berlino, offre regolari “gang-bang party”.
Nel quartiere di Charlottenburg, invece, c’è un bordello in cui le modalità di pagamento sono diverse. Non si contratta: si entra con 100 euro alla cassa (alcune categorie hanno diritto a uno sconto) e si può andare con quante donne si vuole fino alla chiusura del locale.

Questa offerta di sesso a pagamento così disinvolta e legale ha generato l’indotto del turismo sessuale, altrettanto alla luce del sole: le agenzie di viaggio organizzano bus turistici e offrono tour che hanno come mèta i bordelli tedeschi, molti a prezzo forfettario.
Pacchetti all-inclusive, composti da aereo, hotel e ingressi in uno o più bordelli, sono in vendita nelle agenzie di viaggio online, perfino alla Fiera internazionale del turismo di Berlino.

Alcuni italiani lavorano in questo settore come organizzatori e accompagnatori turistici e accolgono le comitive di uomini arrivate a Berlino, a volte come viaggio di addio al celibato. Se vi capiterà di incontrare un’intera ed allegra comitiva di soli uomini in aereo, diretti a Berlino per festeggiare l’addio al celibato, siete autorizzati a sospettare che nel tour siano inclusi un paio di bordelli.

Oltre alle attività profit, intorno alla prostituzione sono sorte organizzazioni no-profit, a scopo umanitario. Ne citiamo solo due, tra le principali berlinesi:
OLGA, uno “sportello” su Kurfürstenstraße rivolto alle sex worker di zona con problemi sociali (ovvero tutte).
Neustart e.V., una associazione cristiana che offre aiuto alle prostitute, ai tossicodipendenti e ai pregiudicati. Nel luogo di incontro presso la U-Bahnhof Kurfürstenstraße, un caffè, le prostitute ricevono un piatto caldo, tè, caffè e torte per stemperare l’amarezza della loro condizione.

Ne esisteva anche una terza, chiamata Hydra, che è ancora presente sul sito del comune di Berlino, ma il cui link risulta ormai inattivo.

FONTI E LINK DI RIFERIMENTO

Prostitutionsgesetz: Gesetz zur Regelung der Rechtsverhältnisse der Prostituierten – ProstG), 2001

Prostituiertenschutzgesetz verabschiedet, Aktuelle Meldung Bundestag, 07.07.2016

Visita a uno dei bordelli all-you-can-fuck di Berlino, Vice, 16.07.2014

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