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Irriducibile nonna antinazi: da trent’anni rimuove adesivi razzisti in tutta Berlino

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All’apparenza sembra una mite nonnina dai capelli bianchi e lo sguardo dolce. In realtà Irmela Mensah-Schramm, settant’anni e un passato da insegnante in una scuola per bambini diversamente abili, si è segnalata negli ultimi trent’anni per aver coperto con lo spray o staccato adesivi razzisti da cassette della posta, lampioni e segnali stradali. Ha iniziato a circa quarant’anni, dopo aver visitato un campo di sterminio, e non ha più smesso, spesso venendo fisicamente attaccata dai neonazisti e persino multata dalle autorità. L’anno scorso ha ricevuto il Göttinger Peace Prize e ha donato al Deutsches Historisches Museum di Berlino più di 100.000 stickers, raccolti in tre decadi di ininterrotta attività. La collezione è attualmente esposta come parte di una mostra chiamata “Anti-semitic and racist stickers from 1880 to the present“.
Il primo adesivo in assoluto staccato da Irmela mostrava la scritta “Freedom for Rudolf Hess”. Correva l’anno 1986 e il gerarca nazista a quel tempo scontava ancora l’ergastolo nel carcere di Spandau ed era un riferimento politico importante per molti neonazisti. Irmela sostiene di aver potuto leggere negli slogan razzisti che per anni ha cancellato meticolosamente da ogni angolo di Berlino, la storia della destra radicale all’interno del suo Paese. In passato, ad esempio, gli adesivi erano riconducibili soprattutto all’NPD, oggi sono invece diverse le formazioni di estrema destra che si contendono il monopolio della propaganda razzista. Mentre in passato gli adesivi avevano inoltre un carattere prevalentemente antisemita, più di recente è soprattutto contro i rifugiati che si rivolgono le invettive. L’anno scorso la Germania ha accolto un milione di migranti, piú di quanto abbiano fatto gli Stati Uniti in dieci anni, e questo ha purtroppo inasprito quegli atteggiamenti che giá in precedenza avevano una violenta connotazione xenofoba.
Gli slogan attuali sono spesso in inglese, proprio per renderli comprensibili alle persone contro cui si rivolgono, come ad “Foreigners out”, “Stop the asylum-seeker flood” o “Refugees not welcome”, anche se persistono comunque attacchi contro gli ebrei e a questo proposito l’indefessa Irmela ha riportato di aver recentemente rimosso un adesivo con su scritto “ebrei, tornatevene nei forni”. Un altro richiamava la vecchia estetica nazista e mostrava una donna con un costume traduzionale bavarese e un bambino in braccio e la scritta “donna, non lasciare che gli stranieri ti tocchino, mantieni il tuo sangue puro! Stai tenendo tra le braccia il futuro della tua razza”.
Irmela ha dichiarato di trovare tutto questo odio davvero deprimente ed emotivamente sfibrante, ma di non avere alcuna intenzione di fermarsi. Al contrario, vuole organizzare mostre in cui esporre i suoi adesivi, organizzare workshop nelle scuole e, ovviamente, continuare a cancellare l’odio dal volto della cittá.

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