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© Wayan Vota / CC BY-NC-SA 2.0

di Giulia Stolfa*

Fate un esperimento. Date un tablet in mano a un bambino di 4 anni e guardate come si comporta.

Poi fate la stessa cosa con un libro e state a vedere cosa combina. Lo “sfoglierà” come un touch screen, magari cercando di ingrandire testi e immagini con pollice e indice?

Tra dispositivi elettronici e bimbi la scintilla scatta all’istante: tablet, smartphone e stampanti 3D nel tempo di uno sguardo hanno rivoluzionato la gestualità e l’interazione con gli oggetti che scandiscono i ritmi delle nostre giornate. Una rivoluzione non solo in termini tecnologici, ma anche di pensiero, che ha a che fare con la capacità di dare forma fisica a progetti e idee in un modo che solo fino a qualche anno fa sembrava pura fantascienza.

In questo panorama i nuovi talenti della tastiera si formano presto, si muovono rapidamente ed evolvono ancora più in fretta.

E c’è chi, come CoderDojo, movimento mondiale senza scopo di lucro approdato anche a Berlino, offre una possibilità di apprendimento davvero unica. Che gira intorno a maker in erba e pensiero laterale, in un approccio che punta sulla creatività vissuta come gioco.

Ce ne parla Tiffany Conroy, Lead Champion di CoderDojo a Berlino.

“Quando James Whelton, uno dei fondatori, parlò del progetto nel corso di una conferenza pensai subito che fosse una buona idea. Stavo già pensando a un modo per rendere accessibile la programmazione ai ragazzi, e CoderDojo mi sembrò subito in sintonia con i miei valori e con quello che stavo cercando. È un programma aperto, caratterizzato da un’atmosfera accogliente e incoraggiante. È l’occasione in cui qualcuno che ha già esperienza mostra ai più giovani che possono avere il controllo della tecnologia che li circonda e che questa “sfida” può essere divertente almeno quanto un gioco o un puzzle da risolvere”.

Ma non si tratta solo di stringhe e codici. Lo dice anche il nome: “Coder” dall’inglese, è chi programma, ma “Dojo” deriva dal giapponese e indica il posto dove si praticano le più diverse arti marziali. Un luogo quindi dove ci si avvicina alla tecnologia, ma ci si allena anche ad un modo di vivere. Una palestra di idee dove si impara l’arte del problem solving e si sviluppa la capacità di lavorare in team.
Una ricetta che funziona: nato in Irlanda nel 2011, CoderDojo si sta espandendo oggi a livello globale.

Da che età si può partecipare?

“Dai 5 ai 17 anni, ma per gli under 12 è richiesta la presenza di un adulto”, spiega la Conroy. “Portate solo la vostra voglia di imparare, e un portatile, se l’avete; in caso contrario avvisate in anticipo e troveremo una soluzione”.

C’è spazio un po’ per tutti. “A qualsiasi età si può prendere parte al progetto come mentori, figure volontarie per noi fondamentali. I requisiti sono voglia di insegnare e di condividere ciò che si sa. Ovviamente è indispensabile anche una buona conoscenza dei concetti di programmazione”.

Qualche dettaglio in più?

“Nel nostro dojo parliamo inglese e tedesco. Di solito organizziamo un appuntamento al mese”. Volete saperne di più? “Visitate il nostro sito internet“.

Il modo migliore per restare aggiornati sui prossimi eventi è iscriversi alla mailing list. Mandate una email a coderdojoberlin @ tif . ca ”.

Nessuna sede fissa a Berlino, ma un progetto in progress e itinerante.

“Siamo sempre alla ricerca di nuovi spazi. Chi vuole mettere a disposizione una location con free WLAN e spazio per ospitare circa 50 persone con i loro portatili può contattarci”.

Cosa si impara, dal punto di vista tecnico?

“I ragazzi sono liberi di lavorare su ciò che vogliono. Per i più giovani raccomandiamo di solito di usare Scratch perché offre la possibilità di esplorare concetti di programmazione senza prima la necessità di imparare un linguaggio tecnico. Ma imparare a programmare ti offre molto di più. Ti mostra come approcciare un nuovo modo di pensare, esprimere e affrontare i problemi”. Il futuro si scrive, o meglio, si programma, oggi.

Peter Josselyn
Tiffany Conroy / © Peter Josselyn

Chi è Tiffany Conroy

Tiffany Conroy è nata in Canada, e vive a Berlino da 6 anni. Lavora come project manager e programmatrice a SoundCloud ed è Lead Champion of CoderDojo Berlin. Organizza incontri e conferenze.
 
 

Giulia Stolfa

GIULIA STOLFA foto bioNata a Milano nel 1979, conosce profondamente Berlino, città che ama e dove torna appena può.
Giornalista e scrittrice, ha collaborato con numerose testate nazionali scrivendo di viaggi, arte e tecnologia, beauty e wellness. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, Cypraea (Alpine Studio Editore). Ha partecipato alla raccolta di racconti “Milano Forte e Piano 3” (Happy Hour edizioni) e  “MYBOOK Tell Your Story #1” by NAVA.