Da Manovra a Lega, Freni: troppi panni sporchi si lavano in tv ma è vita fisiologica partito’
(Adnkronos) – Dalla manovra ai sindacati, dalle tensioni nella Lega al caso Vannacci fino alla mancata nomina alla guida della Consob: il sottosegretario all’Economia Federico Freni ospite a ‘Myrta Confidential’, il programma condotto da Myrta Merlino in onda stasera in prima serata su San Marino RTV (canale 550), affronta i temi ‘caldi’ del dibattito politico.
“Non è Giorgetti che ha cordoni della borsa annodati, il ministero dell’Economia non è il presidio di questo o di quel partito, ma quello dei conti del Paese. Il compromesso è l’unica arte possibile quando si governano i conti. Sono per natura e per scelta un costruttore di ponti, anche perché litigare è faticosissimo”, afferma commentando le polemiche sulla manovra. Il sottosegretario leghista minimizza sul clima teso all’interno del Carroccio. “Se un difetto lo posso trovare, è che troppi panni sporchi si lavano in televisione e sui giornali e non in casa, ma vi assicuro che è la vita fisiologica di un partito”, afferma.
Affondo poi sulle proteste dei sindacati anche alla luce del record del governo in termini di rinnovi contrattuali. “Sono alla sesta manovra, e non ne ho mai vista una in cui fossero tutti contenti e senza proteste. Ma sono convinto che ce ne siano alcune fatte perché bisogna farle, come ad esempio quella dei sindacati: siamo il governo che ha rinnovato più contratti di lavoro”, afferma. “Il loro lavoro – incalza il sottosegretario – è tutelare i lavoratori, alcuni lo interpretano come il cavallo di Troia per arrivare in politica e quindi scioperare per dire che stanno tutelando i lavoratori quando in realtà stanno pensando ad altro. Questa volta, francamente, le proteste dei sindacati non le capisco”.
Freni si esprime poi sul caso del leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci. “È imponderabile – dice – sapere quanto peserà Vannacci alle prossime elezioni se non sappiamo quando andremo a votare. Credo che il suo sia un trend. Questo è un paese che ama molto le novità, ma quando capisce che dietro alle novità c’è una sola, si ritrae in fretta. Non credo sia una sola ma che interpreti la pancia di una parte della popolazione e le istanze, molto semplificate, molto rozze, molto banalizzate: Vannacci è un grande semplificatore”. E rispondendo alla domanda se non sia una cosa che ha fatto anche la Lega, è netto. “No, assolutamente no. Parlare alla pancia è una cosa, dire falsità solleticando l’odio è un’altra, e la Lega non lo ha mai fatto in tutta la sua storia”, afferma Freni. “Si può semplificare, e anzi, io credo uno dei doveri della politica sia rendere accessibile un messaggio che tecnicamente sarebbe complesso. Però – sottolinea il sottosegretario – un conto è semplificare, altro è incitare all’odio, soprattutto di un certo tipo, in un momento storico in cui tutto serve tranne che l’odio. Mi riferisco agli immigrati, alle legittime diversità sessuali di ciascuno. Mi sembra una cosa antistorica, inutile e sciocca. Diceva mia nonna: ‘raglio d’asino non arriva in cielo’. I diritti civili sono e devono essere un patrimonio di tutti”. E prosegue: “è ora di smetterla, e parlo al mio centrodestra, di pensare che i diritti civili possano essere patrimonio solo della sinistra. Sono del Paese, di tutti noi. Sono una battaglia comune”.
L’esponente leghista si toglie un sassolino dalla scarpa sul caso della mancata nomina alla guida della Commissione di vigilanza sui mercati finanziari, la Consob. “Il veto è stato di Antonio Tajani, non di Forza Italia, che è una cosa diversa. Ce l’ha con me? Non lo so, sono problemi suoi. A me era stata prospettata l’ipotesi di fare il presidente della Consob perché mi sono preso carico di fare la riforma del mercato finanziario, è il settore che seguo da tanti anni, un settore che conosco e mi conosce”. E spiega: “Avevo accettato volentieri, sembravano essere tutti d’accordo, poi Antonio Tajani non è stato d’accordo…E chi sono io per mettere in discussione la volontà del vicepresidente del Consiglio? Se è una cosa personale? Dovete chiederlo a lui, non a me ma vi dirà certamente che è soltanto il problema che non andava un politico in Consob”.
Infine una battuta sulle targhe personalizzate introdotte dal governo nella manovra. “La mia è FKF1, che è la mia sigla. Alle elementari eravamo in tanti con le stesse iniziali e quando appendevamo le nostre cose si confondevano”, racconta, sottolineando che “la cosa interessante e che purtroppo si dice poco – aggiunge – è che i soldi delle targhe personalizzate andranno su un fondo specifico per rifare le strade dei comuni sotto i 15mila abitanti”.
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