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Settanta capolavori di Kandinsky in mostra a Palazzo Bonaparte di Roma

(Adnkronos) – “Il colore è la tastiera, gli occhi sono il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che suona, toccando un tasto o l’altro, per provocare vibrazioni nell’anima”. Questo era l’arte per Vassily Kandinsky, il famoso pittore russo nato nel 1866, considerato l’inventore e il padre dell’astrattismo. Le sue opere, ospitate fino al 14 febbraio a Palazzo Bonaparte a Roma, sono uno spartito pieno di linee e di colori dove le note saltano, ballano e giocano come le emozioni che ognuno conserva e riserva per momenti diversi. Ogni quadro è uno stato d’animo dove i colori narrano una melodia diversa, le righe non sono altro che percorsi dove le note si rincorrono, si alzano e rimbalzano con l’unico scopo di dare voce all’emozione che provocano nell’animo di chi le guarda. Ecco perché “il colore è un mezzo per esercitare un influsso diretto sull’Anima”, diceva l’artista che liberò il colore per farne un’emozione pura, trasformando colore, forma e segno in emozione dove il colore poteva avere il suono di una melodia. 

Kandisky torna a Roma dopo oltre 25 anni con settanta capolavori, provenienti da musei internazionali e dal Centre Pompidou di Parigi attualmente chiuso per restauri, che raccontano tutta la storia umana e artistica del fautore della più radiosa rivoluzione del Novecento: l’astrattismo. La mostra racconta l’intera storia umana e artistica di Kandinsky, ripercorre tutte le tappe della sua trasformazione, da avvocato in Giurisprudenza ed Economia politica all’università di Mosca a maestro dell’arte moderna, attraversando epoche storiche, paesi, grandi amori passionali. Prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou e curata da Angela Lampe, la mostra racconta il ruolo fondamentale che due donne ebbero sulla formazione di Kandinsky: Gabriele Munter, sua compagna per oltre un decennio, grande artista le cui opere saranno esposte per la prima volta in questa mostra, e Nina Kandinsky, sua devota moglie. Originale e significativa la sala immersiva, ideata appositamente per la mostra, dove è possibile perdersi tra i colori, le luci e le note che in un vortice si rincorrono per dare un senso all’affermazione dell’artista: “L’artista è la mano che suona, toccando un tasto o l’altro, per provocare vibrazioni nell’anima”. 

“Kandinsky con l’astrattismo ha aperto una strada da cui non si è potuto tornare indietro spiega Iole Siena – presidente di Arthemisia -. Ha avuto il coraggio di liberare la pittura dalla necessità di rappresentare la realtà, affidando a colori, forme e linee la capacità di parlare direttamente alle nostre emozioni. Per lui un colore poteva avere la forza di un suono, una linea poteva esprimere uno stato d’animo, un dipinto poteva diventare uno spazio interiore. La mostra attraverso l’intero percorso artistico ma racconta anche l’uomo, le relazioni, gli incontri e le esperienze che hanno accompagnato la sua ricerca”. 

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