Quir – a Palermo Love Story: la Sicilia arcobaleno arriva in Germania
Che cosa vuol dire crescere e vivere al sud Italia se si è omosessuali, o comunque non eterosessuali, se si è transgender, o comunque non cisgender? Si può scegliere di andare a vivere la propria vita queer a Palermo, avendo la possibilità di viverla altrove? Che cosa sono gli spazi di libertà? Che cosa succede a quei corpi e a quelle vite queer che siamo abituati a vedere sempre sgargianti, quando gli anni passano, quando le energie diminuiscono? Quali sono gli spazi per l’ascolto, per la comunità, per l’amore? Le risposte, che finiscono per essere altre domande, arrivano da un negozio di pelletteria artigianale nel centro di Palermo: Quir. Nella piccola bottega, gestita da una coppia che si porta dietro con orgoglio oltre quarant’anni d’amore, si incrociano le storie e la Storia della comunità LGBTQIA+ siciliana, che ha la sua grammatica speciale, anche quando si incrocia con il mondo, con orizzonti più ampi e perfino con le glorie di Hollywood.
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“Quir – A Palermo Love Story”, il documentario di Nicola Bellucci, esce in tutta la Germania giovedì 22 ottobre 2026, distribuito da missingFILMs. Per l’occasione il regista e il protagonista Massimo Milani attraversano il Paese con un breve tour, che prevede due tappe a Berlino.
Dove vedere “Quir” in Germania
Quattro le serate in programma, tra Amburgo, Hannover e Berlino. Bellucci e Milani saranno presenti in sala e racconteranno al pubblico come è nato il film e quali storie si nascondono dietro Quir. Tutte le proiezioni saranno in italiano, con sottotitoli tedeschi.
Amburgo
Giovedì 22 ottobre 2026, ore 19:30, Kino Abaton.
Hannover
Venerdì 23 ottobre 2026, ore 15:00, Kommunales Kino im Künstlerhaus.
Berlino
Venerdì 23 ottobre 2026, ore 20:00, Xenon Kino (Kolonnenstr. 5 – 6D -10827 Berlin-Schöneberg)
Sabato 24 ottobre 2026, ore 18:00, IL Kino (Nansenstraße 22, 12047 Berlin-Kreuzkölln)

“Quir – a Palermo Love Story” – una storia d’amore e di resistenza
Il film prende il nome, come già detto, dal negozio che Massimo Milani e Gino Campanella hanno gestito per anni in una traversa del quartiere storico di Ballarò, a Palermo. Le borse sono insolite, qualcuno le trova perfino fuori posto: non è il centro di Palermo, sostiene un vicino, il luogo giusto per vendere questi piccoli oggetti d’arte che recano simboli di resistenza queer, anzi, “Quir”, con “tacco e martello”, invece della più nota falce. Il negozio è anche un luogo d’incontro, uno spazio dove raccontarsi e un rifugio per chi cerca ascolto, consiglio e compagnia, oltre a un posto in cui essere semplicemente sé stessi.
Ci sono Milani e Campanella, che hanno passato insieme oltre quattro decenni, fino alla morte di Campanella, avvenuta nel 2025. Il loro è stato il primo “matrimonio” omosessuale pubblico in Italia, quando ancora non esistevano neppure le unioni civili: era un gesto coraggioso, in un movimento che, in Sicilia, prendeva le mosse dal dramma del delitto di Giarre. Perché il personale è politico, l’amore è politico, il sesso è politico, ma la lotta politica può e deve essere anche gioiosa espressione di sé. Attorno alla bottega di Massimo e Gino si è formata una rete vivace, che riunisce persone di origini, identità e generazioni diverse.

Vivian, Ernesto, Charly: le voci del film
Bellucci esplora questo microcosmo con delicatezza e con curiosità rispettosa e uno sguardo carico di tenerezza. Accanto a Massimo e Gino compaiono altre figure, tra cui Vivian, che lotta con gli stereotipi della società e quelli autoimposti sull’identità di genere, Ernesto, che sceglie un amore più alto al di sopra della carriera e del glamour e lo vive con dedizione fino all’ultimo, e Charly, che vive nel ricordo di una gloria internazionale sfiorata tanti anni fa. Le loro vicende toccano l’amore e la perdita, l’emarginazione sociale e il desiderio di riconoscimento. C’è spazio anche per l’amicizia, per l’umorismo e per la capacità di affrontare situazioni difficili con dignità e leggerezza. Ci sono quegli spazi in cui chi arriva con una necessità viene accolto: chi ha bisogno di parlare e di ricordare trova spazio, chi ha bisogno di lustrini e di risate, può perdersi nelle meraviglie del trucco e degli abiti di scena, chi vuole prendere di petto la politica, troverà man forte.
Il regista guarda ai suoi protagonisti da vicino, con empatia e sensibilità per le singole personalità. Ne esce un ritratto a più strati, tra malinconia, ironia e umanità, di una comunità che comprende molto più della propria storia politica e che ci ricorda come i movimenti debbano partire sempre e prima di tutto dalle persone.

Palermo queer
La città stessa diventa protagonista, con quella capacità che spesso hanno certi luoghi del sud di accogliere i cambiamenti della società prima e meglio delle grandi metropoli, anche se certe tradizioni e certi stereotipi faticano a cedere il passo. I protagonisti si muovono quindi in una città ricca di storia e di contrasti, dove le idee tradizionali di famiglia, genere e sessualità si misurano con progetti di vita nuovi e identità che si rifiutano di farsi incasellare. Il film mette a confronto l’esperienza degli anni ’50, ’60 e ’70, che ha condotto di persona molte battaglie per la visibilità e la parità, e lo sguardo dei giovani queer, che si affacciano alla vita in un mondo spesso ostile, ma comunque molto diverso da quello di chi li ha preceduti.



