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Milano, D’Alimonte: “Centrosinistra ha vantaggio, ma partiti da soli non bastano più”

(Adnkronos) – Milano è una città che storicamente premia il centrosinistra, ma si tratta di un vantaggio che non va confuso con una certezza strutturale. A farlo notare è Roberto D’Alimonte, politologo e professore emerito alla Luiss, intervistato dall’Adnkronos in vista delle prossime elezioni amministrative che coinvolgeranno Milano. Secondo il professore, l’equazione urbana premia i progressisti (città grandi, più istruzione, aperture culturali) ma i rischi di scelte sbagliate sono sempre presenti. 

Professore, alle ultime tre tornate elettorali a Milano ha vinto il centrosinistra. Si tratta di una città ancora strutturalmente orientata verso questo schieramento o è uno schema che secondo lei può essere ribaltato alle prossime amministrative?
 

“Dipende da quali saranno i candidati e da quale sarà il perimetro delle coalizioni. Il centrosinistra nelle grandi città va meglio che nei piccoli centri. C’è un vantaggio, questo sì, ma non so se sia strutturale. Il centrosinistra ha un vantaggio, ma potrebbe perderlo facendo scelte sbagliate. Vediamo qual è l’offerta dei candidati, dopo averla vista possiamo ragionarci su. Finché non vedo i candidati….l’unico che conosco è Calabresi”. 

R

itiene che quello di Mario Calabresi sia un nome più moderato?  

“È un profilo adatto a una città come Milano, ma bisogna vedere se avrà la capacità di motivare un elettorato meno moderato, perché per vincere bisogna anche portare alle urne elettori non soltanto moderati ma anche quelli meno moderati. Io non so se Calabresi ha questa capacità”.  

Cosa potrebbe far tornare la gente alle urne?  

“Personalità attraenti, temi attraenti e questioni cruciali. Oggi ci sono tutta una serie di fattori che contano per portare la gente a votare. Partiti che automaticamente portano la gente a votare non esistono più”.  

Professore, conta di più il nome del candidato o la forza del partito?  

“Contano tutti e due. Una volta contava solo la forza del partito, oggi conta anche l’appeal del candidato. Soprattutto a sinistra. Per quanto i partiti oggi si siano molto indeboliti, il Pd, ad esempio, ha ancora una sua organizzazione territoriale e una capacità di mobilitazione. Però questa capacità di mobilitazione si esercita meglio se il candidato è anche un candidato attraente”. 

Vale lo stesso anche per il centrodestra?  

“Assolutamente sì. Nel mondo di oggi, dei social media, che hanno cambiato la politica, i candidati contano sempre di più”.  

Professore, come faranno i partiti a giungere a un accordo?
 

“A Milano c’è una situazione rovesciata rispetto alla situazione nazionale. Sul piano nazionale ci chiediamo com’è che si metteranno d’accordo nel centrosinistra la Schlein e Conte. Invece a Milano è il contrario. Mi pare che il centrodestra non sia messo bene a Milano. Nei grandi centri, anche al nord, sappiamo che il centrosinistra va bene. C’è una relazione assolutamente lineare tra la dimensione delle città, la dimensione dell’elettorato e il voto al centro sinistra. Più ampi sono i comuni, più aumenta la popolazione e più aumenta il voto al centro sinistra. Più diminuisce la popolazione e più aumenta il voto al centrodestra. Questa è una correlazione precisa. Il centrodestra va bene nei piccoli comuni, nelle campagne. La stessa cosa che avviene in America con i repubblicani. Invece anche nel nord, nelle città del nord, il centro sinistra va bene. Non va bene solo a Napoli o a Bari, ma anche nelle città del nord, proprio perché c’è un elettorato più informato, che tende a votare per di più a sinistra. C’è un vantaggio a Milano come c’è anche in altre città, anche nel Veneto che è una zona dove il centrosinistra fa peggio. Piccoli comuni, centrodestra; città, centrosinistra”. 

Secondo lei da cosa è data questa impostazione?  

“Una delle variabili più importanti è l’istruzione. Una popolazione più istruita è una popolazione più interessata alla politica. Mostra atteggiamenti meno chiusi, meno tradizionalisti e più aperti”. 

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