Chi inquina l’acqua pagherà per depurarla: il progetto del ministro tedesco

Chi inquina, paghi. Così si può riassumere la posizione del Ministro dell’ambiente tedesco Carsten Schneider (SPD) alla fine della conferenza che il suo Ministero ha organizzato sul futuro delle risorse idriche in Germania. L’acqua è infatti una risorsa chiave per la sopravvivenza umana e, di conseguenza, per qualsiasi società e il suo consumo e inquinamento sono temi di primaria importanza per il governo.
La newsletter del Mitte!
Notizie, novità, eventi dalla Germania
I principali responsabili dell’inquinamento dell’acqua dovrebbero coprire i costi della depurazione: cosa dice la legge europea
In particolare, in questa occasione, la conferenza si è concentrata sull’impatto che alcune specifiche industrie e attività, come l’industria chimica, farmaceutica, la produzione di cosmetici e i data center hanno sulla disponibilità di acqua potabile e utilizzabile, per esempio, per il consumo domestico o l’irrigazione. Il Ministro Schneider non ha dubbi: i costi di depurazione dell’acqua devono essere sostenuti da chi l’ha inquinata e non dalla collettività.
A fornire un indicatore dell’impatto di certe industrie sulle risorse idriche sono le acque reflue: la loro analisi, infatti, rivela quantità sempre crescenti di farmaci e altre sostanze inquinanti, il che richiede costosissimi processi di trattamento e depurazione, che al momento sono a carico dello Stato, ovvero sono pagate dai cittadini.
La legge europea sulle acque reflue urbane, in vigore dal 2025 e destinata a essere recepita in Germania entro luglio del prossimo anno, prevede un quarto stadio di depurazione, oltre ai tre attuali che si compiono in Germania. Questo particolare processo ha lo scopo di rimuovere i microinquinanti che resistono alle fasi di trattamento precedenti. È previsto che l’80% del costo di questo lavoro ricada sulle aziende del settore farmaceutico e della cosmetica, ma in Germania non c’è ancora un disegno di legge per regolamentare questa divisione dei costi.
Inoltre, come era prevedibile, i produttori responsabili della diffusione delle sostanze inquinanti e microinquinanti non hanno alcuna intenzione di farsi carico delle spese per la depurazione e, proprio per questo, la Polonia ha presentato un ricorso presso la Corte di Giustizia Europea contro l’attribuzione della responsabilità dell’inquinamento dell’acqua alle aziende in questione.
Schneider, tuttavia, è ottimista: se l’UE non riuscisse a trovare una soluzione comune a questo problema, il Ministero potrebbe elaborarne una nazionale.
Anche i centri di calcolo dovranno pagare di più per l’acqua
Il Ministro ha posizioni simili anche sui grandi centri di calcolo, che notoriamente consumano enormi quantità d’acqua e che, al di là dell’inquinamento che comportano, dovrebbero, a suo parere, pagare prezzi più alti per l’accesso alle risorse idriche oppure dimostrare di investire in tecnologie più efficienti. La Germania non è ancora ai livelli degli Stati Uniti, nei quali intere comunità rischiano di perdere l’accesso all’acqua potabile, ma anche qui i periodi di scarsità delle risorse idriche sono sempre più frequenti ed è inaccettabile, sostiene Schneider, che i consumatori, quando l’acqua è poca, debbano contendersela con attività ad altissimo consumo come i centri di calcolo.
Schneider ha quindi firmato una dichiarazione congiunta sulla resilienza idrica, insieme alla commissaria europea per l’acqua Jessika Roswall.




